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Introduzione al Tempo delle Mele

L'Equinozio d'Autunno si avvicina.
Siamo nel tempo del raccolto, la discesa lentamente è incominciata. Iniziano a sollevarsi le nebbie, la bruma sottile vela le cime delle montagne e si respirano a pieni polmoni lontani profumi di braci accese.

Il Melo di Avalon e La Vera Storia della Mela e il Serpente di Eva, Madre di tutti i viventi

Il mio cuore è un uccello che canta
il cui nido sta su un virgulto bagnato
Il mio cuore è simile a un melo 
i cui spessi rami sono piegati dai grossi frutti”.
Christina Rossetti, Cfr: Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, p.27

Il legame del melo con l'immortalità è antico e assai diffuso in Europa. 
Secondo l'Oxford English Dictionary l'etimologia di mela, ovvero di apple sarebbe ignota, ma attraversa tutta l'Europa dai Balcani all'Irlanda e pare che la narrazione della famosa mela colta da Eva secondo la Genesi della Bibbia abbia subito una distorsione iconotropica: Eva è la Madre di tutti i viventi, apparsa come Triade, che scaccia Adamo dai suoi fertili domini presso il fiume per punirlo di aver usurpato alcune delle sue prerogative sulla terra. 
Tale mito è presente anche nell'episodio in cui Trittolemo (favorito della dea arcaica dell'orzo Demetra) viene espulso da Eleusi e mandato nell'Attica con un sacco di sementi per insegnare al mondo l'agricoltura, su un carro trainato dai serpenti, che Demetra (la Dea Bianca del grano, Dana o Iside) depose anche a guardia del fiume Stige
La vera maledizione del serpente, resa errata nella Genesi, vuole che il serpente fosse nemico di Adamo poiché stava a guardia della Dea che l'uomo tentava di ingraziarsi. 
Adamo ne schiacciò la testa e questa è forse anche l'origine della iconografia di San Michele che schiaccia il serpente del femminile, così come San Giorgio e San Giulio.
Il serpente gli punse allora il tallone, in un ciclo che si sarebbe ripetuto ogni anno. 
Persino la storia della nascita di Eva dalla costola di Adamo è una frottola, che ha radici in una raffigurazione della dea Anatha di Ugarit che osserva mentre Aleyn (alias Baal), spinge un coltello sotto la quinta costola del gemello Mot
Questa uccisione è stata interpretata come la rimozione da parte di Jahvèh di una sesta costola, che poi sarebbe diventata la famigerata Eva. 
(Tratto da La vera storia della Mela e il Serpente di Eva, R. Graves, La Dea Bianca, p.298)

Secondo quanto raccolto da Luciana Percovich, la Avalon del mito celtico, ovvero la Isola delle mele potrebbe avere un lontano sostrato mediterraneo, sia per analogie linguistiche che culturali. 
Avalon, o Avillion – “insula promorum” – viene da “aval” che significa mela in bretone. Nota per la sua produzione di mele nell’Eneide, e che richiama a sua volta la forma “Apellon” con cui sono state identificate talvolta Creta e la Sicilia.  Il suo nome si trovava addirittura come toponimo della Campania, “Abella” (peraltro, una della matrie della “genia canora” delle sirene, anch’esse collocate sin dai miti delle origini asiatiche da cui provengono, presso famigerate isole celesti femminili, alla stregua delle sorelle Pleiadi dove Esiodo le fa risiedere).
Le Sirene secondo Robert Graves furono anche (in virtù delle dee asiatiche di sessualità e amore dalle quali discendono) un collegio di Nove sacerdotesse lunari orgiastiche, similmente a Morgana che in Vita Merlini di Geoffrey di Monmouth (XII sec.) era una di nove sorelle.
Nelle Edizioni della Terra di Mezzo, rispetto alle leggende celtiche, si fa riferimento anche al fatto che Avalon veniva chiamata dai celti “Isola dei Pomi”, la parola “Pomegranate”, infatti, si riferisce alla pianta di melograno, dal nome scientifico di “punica granatum”. 
Oltre alla zucca, e alla mela (frutti di raccolto), ricordiamo anche l’importanza che per i celti rivestiva il suo frutto, la melagrana, etimologicamente “malum granatum” ovvero “mela con grani/semi”. 
In effetti, questi tre frutti: la zucca, la mela e la melagrana, sono diventati  nel neopaganesimo simbolo della ricorrenza equinoziale d'autunno. 
Nel mito primitivo di Demetra e Persefone – che possiamo anche ricordare nella sua accezione di “Kore”, la fanciulla e figlia di Demetra, che simboleggia insieme a Brigid sia la custodia della fiamma che il primo vagito della primavera – compare il frutto del melograno ed è pur vero che, come visto, il mito greco ha radici in quello egizio, precisamente nella Dea Iside, invero il mito della melagrana non è originario della Grecia, vi giunge dall'Oriente, ed era tipicamente associato a divinità anatoliche come la Kibele (da cui è giunta anche la Freya degli Aesti), o mesopotamiche, ove Ishtar è una delle dee di dietrologia che io chiamo “sirenica”, quindi delle madri uccello della antica Europa che potete approfondire nella ricerca intitolata Le Sirene, Miti e Rivelazioni Alchemiche dalle Origini. 
A conclusione, ognuna di queste isole, che ricorrono nella mitologia europea, galleggia, altre sono sommerse e spuntano in superficie solo di notte – da sotto, “unter”, come la nebbia e come le Dodici Notti d'Inverno (le Unternächte) sono una isola temporale – oppure riemergono ogni sette anni, altre ancora sono dimore celesti alla estremità del Nord, forse presso le Pleiadi dove si sono rifugiate anche le mitiche sirene che altro non sono, secondo i nostri studi, che forme delle dee uccello o le dee lucertola o ancora serpenti dell’Europa Antica. 
Qualcuno ha ipotizzato che le isole dei miti irlandesi fossero riconducibili alla Atlantide di Platone, altri hanno dato loro collocazione geografia, nel caso della mitologia artica e baltofinnica l’attuale Lapponia o l’antico Kainuu dove risiederebbe la mitica Strega Louhi con la sua Isola di Pohjola (di nebbia e magia oscura) ove è nascosto il famigerato Sampo, altri hanno realmente invaso o scoperto isole che, presumibilmente, erano abitate da esseri sovrannaturali come i serpenti (senza andare lontano, la mia amata Isola di Orta San Giulio porta proprio il mito del patriarcato che scaccia i serpenti, od ancora l’Isola di San Brendano a Ovest del continente Africano, una delle isole mitiche che ha riscosso una collocazione reale).
Se non ci è dato conoscere i dettagli – e per fortuna, dato che, se un luogo di armonia e giovinezza esistesse veramente, è un bene che l’uomo non giunga a rovinare anche quello – possiamo altresì ipotizzare che, da qualche parte, quel reame, popolato da fate, dei, semidei od anime di defunti, a seconda del caso, esista
Ed è (se esiste) quasi certamente celato da una invalicabile nebbia…
Una nebbia che, nel Tempo delle Mele, nondimeno in prossimità dell'imminente Equinozio d'Autunno, incomincia a sollevarsi e a cogliere di sorpresa, magari aprendo un sottile varco segreto, per coloro che ancora sono in grado di vedere e sentire il sussurro della Magia.

Note

Il testo è tratto da Uno studio sincretistico su Halloween: origini, fiabe e rotte mitiche per l'Aldilà e Misteri dal mondo Artico, Norreno, Celtico, Greco fino all'Egitto - Ricerca di Claudia Rosaspina Simone

Crediti fotografia: Pinterest, artista ignoto/a

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