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Le Due Streghe del Mare, Leggenda Olandese

Un pescatore olandese aveva come sue uniche parenti due zie con le quali conviveva: le due donne gli volevano in verità molto bene e gli usavano ogni più affettuosa premura. Il loro unico rammarico era che il nipote si ostinasse a voler fare il pescatore e ad affrontare i tanti rischi che comporta la vita sul mare. E ogni volta che doveva partire con la barca, erano interminabili piagnistei e raccomandazioni: che stesse attento, che si coprisse bene per non pigliar polmoniti, che non si allontanasse troppo dalla riva, che non si fidasse della bonaccia, che ritornasse presto a casa...
— Bada — gli aveva detto una volta la zia più vecchia — bada che in mare ci sono le streghe: sono esse che scatenano la tempesta e che fanno naufragare le navi. Le manigolde pigliano spesso la forma di onde, per non esser scoperte e accostarsi meglio alle barche.
Il pescatore aveva riso assai di questo avvertimento ed era corso via a imbarcarsi, perché la notte era bella e stava per sorgere la luna. Non bisognava perder tempo se si voleva fare una buona pesca di merluzzi. Quando fu in alto mare pero, gli tornarono a mente le parole della zia. Pensava: perché dopotutto non potrebbero esistere davvero le streghe del mare, che ne sappiamo noi? Non avvengono continuamente nella nostra vita fatti che non possiamo spiegare e che si direbbero dovuti all'intervento di qualche forza sovrumana? Non potrebbe essere questa la ragione?
Quella notte, per esempio, si sentiva addosso una strana irrequietudine, come il presentimento di una catastrofe, gli pareva che ogni cosa, attorno a lui, avesse un aspetto insolito e misterioso. Il chiaro di luna aveva un colore inverosimile, rossastro, che si diffondeva nell'aria come un fluido malsano e stupefacente. Lo sventagliare della vela contro l'albero non faceva il solito caratteristico rumore di schiaffi, ma un rumore speciale, un seguito di schianti e di scoppi, che parevano uguali, misurati, come segnali di un alfabeto sconosciuto. E persino l'ansito del mare e il batter delle onde contro la chiglia avevano alcunché di anormale. Forse era l'insolito orgasmo da cui era pervaso che gli dava queste bizzarre impressioni. Il giovanotto era evidentemente eccitato quella notte: spalancava gli occhi e notava particolare di quanto avveniva intorno a lui; tendeva gli orecchi per avvertire ogni rumore, anche i fiochi anche meno percettibili, quelli a cui normalmente non avrebbe badato.
Gli parve d'un tratto di udire tra gli altri suoni, uno ben distinto da essi, un sussurro come di persone lontane che parlottassero tra loro. Ma chi poteva trovarsi a quell'ora in alto mare a parlottare, se tutto attorno non c'era una barca? Eppure le voci giungevano adesso anche più chiare, l'orecchio del giovane, assuefacendosi arrivò persino a raccogliere qualche parola.
— Qui c'è un battello da pesca, sorella — diceva una voce femminile, che dal timbro gli pareva persino una voce nota (ma dove, ma quando poteva averla udita?).
E un'altra voce, più acuta, anch'essa non del tutto sconosciuta, rispondeva — Affondiamolo dunque, svelta!
— Di chi sarà? — domandava la prima.
— E che c'importa? I pescatori sono tutti nostri nemici: bisogna sterminarli tutti.
— È vero, è vero —.
— E pensare — riprendeva la strega dalla voce più sottile ed acuta — e pensare che quell'imbecille di pescatore potrebbe salvarsi facilmente dal naufragio, se gli riuscisse di colpire con la fiocina una delle due onde dentro le quali ci siamo nascoste!
Non c'era dubbio: si trattava proprio delle streghe di mare. Il marinaio spiò attentamente il mare intorno alla barca; due onde, un po' gonfie delle altre, correvano dietro alla barca e stavano per raggiungerla. Senza perder un attimo di tempo, il giovinotto afferrò
la fiocina, la scagliò con mano che non tremava e la guidò col suo occhio sicuro. Un grido straziante: l'onda era stata colpita e la strega che vi si nascondeva sotto con essa.
Quando il pescatore tornò al suo villaggio, trovò la vecchia zia morente e l'altra, la più
giovane, appena lo vide, scappò via con un urlo di orrore.
Erano le sue zie, le due streghe del mare!


Note

Grazie al florilegio di nozioni nato nel corso degli ultimi anni dai miei studi, ho potuto constatare quanto il filo invisibile che lega la figura della strega a quella della sirena (e della fata) è sempre più evidente. Sottile è la differenza fra loro, considerate le similitudini in attributi, corredi e anche (non ultima per importanza) la “coincidenza” etimologica inerente una particolare attitudine del suono e della voce (fra la strega e la sirena, ossia la strega del mare) che fa di loro un unicum.


Riflessioni

La leggenda protende per una morale difficile a cogliersi ma non insondabile: le streghe (in questo caso del mare) rispondono di una natura inaggirabile a essere chi sono, autenticamente. Le raccomandazioni fatte al nipote volevano proteggerlo da ciò che loro inevitabilmente avrebbero rischiato di causargli: non a tutti è dato concepire e cavalcare l'onda fragorosa che è la forza di una strega o di una creatura legata alle acque e agli abissi. Fermo restando che le sirene non sono sempre e solo state affondatrici di navi e mangiatrici di uomini (sebbene non manchino aspetti di qualche folklore dove sono antropofaghe) ma, come le donne-streghe, hanno subito la gogna del patriarcato che, via via, ancor prima dell'avvento delle religioni giudaico cristiane, già con la filosofia odissiaca depauperò i loro primitivi tratti provenienti da dee dell'amore e del sesso sacro della vecchia Asia.
A concludere, spesso chi è affianco non è chi crediamo che sia, viceversa, nell'onda che minaccia e talvolta uccide, si potrebbe celare chi non ci aspetteremmo.


Bibliografia

Leggenda olandese tratta da Enciclopedia della Fiaba a cura di Fernando Palazzi, Casa Editrice Giuseppe Principato (Milano-Messina 1953), Fiabe e leggende dell'Europa Occidentale, pp. 509-510

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