Testi più recenti

Segesta e Tigullio. Leggenda ligure sulla origine di Sestri Levante

Reportage, di Claudia Rosaspina Simone

La Leggenda

A principio erano le stelle – creature antiche di massima luce – da cui sgorgarono i mondi per come li conosciamo, insieme i mari e le terre, ma l’equilibrio tra essi non era quello attuale… Nel sereno caos delle origini, le montagne fluttuavano lievi sopra il mare come nuvole, gli oceani si muovevano con grande fragore e i pesci, volavano tra i rami degli alberi come uccelli, liberi nell’aria blu. Fiumi di sabbia dorata si allungavano, braccia gentili verso la luna, che riversava il suo sguardo d’argento sulle acque, gli animali selvatici potevano vivere sott’acqua, ogni sorta di vita era in grado di respirare laggiù e camminare sui fondali marini, che erano così profondi, eppure tanto vicini al cielo. Nella vastità celeste volavano enormi polpi, murene e altre incredibili specie marine.
Ma una potenza prima dormiente, quella del grande dio dell’uomo – un tempo conosciuto con tanti nomi, fra gli altri Giove o Zeus – si affacciò dalle nubi e tuonò sul mondo, con la volontà di imporre ordine alle cose: da quel momento, gli esseri che calpestavano la terra, non avrebbero più potuto entrare nel mare e nemmeno più librarsi nel cielo, gli esseri dell’aria, invece, avrebbero vagato per sempre nel vento senza mai toccare il suolo o nuotare nell’acqua. Chi abitava tra il mare e le isole, avrebbe dovuto abbandonare la terra e sarebbe rimasto rinchiuso sotto le onde del mare, dal quale non sarebbe mai più potuto uscire, pena la morte. 

Così sia, per sempre — disse il potente padre degli dei. 

Anziché ordinare il caos cui probabilmente mirava, quel dio ordinò una follia: gli esseri più indifesi ne pagarono le conseguenze. Tutti i piccoli animali che abitavano le acque vennero inghiottiti dalla furia dei predatori affamati e gli esseri umani, cacciati dal mare contro la loro volontà, trovarono riparo in grotte che si erano formate coi movimenti delle montagne appena emerse dall’acqua. I pesci, che fino ad allora avevano volato liberi, piombarono giù dai rami, perdendo il loro volo e venendo inghiottiti dall’oceano. Pur essendo creature d’aria, dovettero imparare a nuotare per sopravvivere, anelando per tutta l'esistenza la perduta abilità del volo.
Allora gli oceani si calmarono, cessò il vento furioso e il re dei mari, venne incaricato di controllare che nessuno violasse le leggi di quel mondo emerso. Il tuo fulmine e il mio tridente saranno implacabili, fratello Giove — disse Nettuno. Da lì in avanti, in molti provarono a ribellarsi alla dura legge delle frontiere, ma la vita veniva loro spezzata. Un povero falco venne trafitto dal tridente del dio dei mari, mentre si tuffava disperato tra le onde, alla ricerca della sua casa e dell’amata balena che un tempo volava con lui, ora costretta all’esilio marino. Lupi e altri vennero abbattuti dalle saette di Giove, sulla cima delle alpi innevate, per aver tentato il salto verso la luna che da quel triste giorno si svuotò d’ogni forma di vita, scivolando nella malinconia. Donne, uomini e bambini che tentarono la fuga verso gli amati scogli, alla ricerca dei loro parenti acquatici, vennero fulminati dal guardiano inflessibile della frontiera fra cielo e mare. Ma da qualche parte, alcune creature, riuscirono ad aggirare la stoltezza di quegli dei, imparando l’arte del mascheramento e della trasformazione: per sopravvivere, mutavano in qualcosa “d’altro da sé”. Le murene si nascosero tra gli arbusti, trasformandosi in serpenti terrestri, molti lupi si tramutarono in pescecani, pur di vivere in un ambiente – quello marino – che ricordasse loro quello lunare e milioni di razze decollarono divenendo splendide aquile e molti altri tipi di uccelli, attratti dalla irrinunciabile tensione al volo. Allorché Segesta, sirena di rara bellezza dalla chioma lucente come il sole, ondosa e fluente, si tramutò per andare in contro al suo destino. La sua pelle di luna, i suoi occhi verdi come tenera erba, le labbra rosse come frutti estivi la distinguevano da tutte le altre, e poi i suoi fianchi teneri e rigogliosi e la pinna robusta e possente, sinuosa di curve, le conferiva regalità, d’un colore azzurro-verde cangiante. La maggior parte delle creature marine temevano la morte, per questo non tentavano nemmeno di riemergere, mentre Segesta rischiava la vita ogni giorno, pur di rispondere al richiamo di quegli elementi che le appartenevano: la sabbia calda, il sole brillante e il vento sussurrante. 

“Perché mai dovrei scegliere tra due mondi?” – si ripeteva la sirena. “Sono nata per essere una sirena di mare, di terra e d’aria, per vivere pienamente la bellezza del mondo, riscaldata dal sole e dall’Amore” – pensava, nella piena consapevolezza della sua volontà.

Ah, l’amore! Come avrebbe voluto incontrarne uno, Segesta, uno che accarezzasse come il mare e al contempo suonasse serenamente come vento tra le fronde degli alberi. 

“Delicato come l’onda, carezzevole come il vento, avvolgente come il sole, così io credo l’amore sia” – sussurrava Segesta, mentre i capelli le fluttuavano in rivoli d'oro a tratti corallini, sul pelo dell’acqua dove la grande stella dipingeva i suoi brillii al tramonto. 

Segesta allora sospirò, e la sua traccia viaggiò nell’aria, trasportata dalla brezza della sera, sulla terra ferma, fino ai boschi alti e come quando il profumo del mare raggiunge all’improvviso, lassù, nella frescura del fogliame, il tritone Tigullio fu stregato dal soave sospiro di Segesta, canto silenzioso, e si drizzò in piedi. Per alcuni era un giovane fauno, magari tramutato durante la follia lanciata dal dio, chi può dirlo. A ogni modo, rapido, discese dalla montagna, giù verso la costa, protetto dalla fitta boscaglia, inseguendo il tenero richiamo della sirena. Sullo scoglio, a pochi metri dalla riva gli apparve l’incantevole fanciulla del mare. Fu lì che Tigullio sentì sgorgare un canto dentro il petto. Sulla riva, rivolto verso lo scoglio di Segesta, cantò con voce sgraziata, ma piena di sentimento puro e sincero e domandò alla graziosa creatura quale fosse il suo nome. Segesta, stupita, rispose intonandolo armoniosamente: 

— Segesta son’ io, la figlia del mare. 

A quel punto, il cuore di Tigullio voleva soltanto una cosa, afferrare la mano di Segesta e portarla a sé. Il giovane si sporse sul mare, aggrappato al ramo di una quercia nel tentativo di raggiungerla e pregandola di andare con lui, ma la sua forza non bastava e dovette riguadagnare la riva più volte, nel tentativo di ottenere la sua mano; allora accorsero le sorelle sirene dalle grotte marine, le quali la innalzarono tutte insieme sul mare, spingendo Segesta verso Tigullio. La sirena allora, invece di sporgere le braccia sporse la coda maestosa. Il giovane, con grande sforzo, riuscì finalmente ad afferrare la pinna della sua adorata, ma con tutto quel fracasso, però, il mare incominciò a ribollire e fu il peggio. Nettuno emerse dalle profondità e iroso nel vedere quel tritone toccare una delle sue figlie, sferrò il tridente contro Tigullio, nel tentativo di liberare sua figlia dalla presa, ma quella magia letale non colpì solo il giovane, che forse un tempo era stato separato dal mare e, dopotutto, era anch'egli uno dei suoi figli, ma anche la povera Segesta e le altre sirene: fu una vera tragedia che trafisse l’animo di Nettuno stesso. Tutti quei corpi, privi di vita, vennero congelati dall’estremo gesto. Tigullio, col braccio proteso nell’atto di afferrare Segesta, la sirena e le sue sorelle nello sforzo di sfuggire il tridente. Allora Giove tuonò dal cielo, irreprensibile

—Volevate la terra? Ebbene, la terra avrete, ma per sempre! Rimarrete sepolti, così che nessuno avrà di voi più notizia. 

E scagliò il suo lampo intrappolando nella roccia tutte le sirene, la bella Segesta e il tritone Tigullio. Alcuni sestresi raccontano che da quel momento Nettuno, colpito dalla sua stessa furia che causò la perdita della figlia prediletta e delle sue sorelle, permise ai tritoni di nuotare in superficie insieme alle sirene... Da allora, la costa è così fatta: i corpi delle sirene, sono il promontorio che affaccia sul mare, il braccio di Tigullio allungato su Segesta è divenuto l’istmo che congiunge la grande roccia alla terraferma, mentre la pinna sinuosa della sirena ci regala la Baia delle Favole e la Baia del Silenzio.


Nota introduttiva allo studio della Leggenda

La leggenda locale è tratta da Revoyera, Mirko, Segesta e Tigullio, Leggenda ligure sull'origine di Sestri Levante, collana Favole a Zonzo, progetto grafico di Moranelli, Angelica Elisa, Ed. Amazon Italia Logistica S.r.l., Torrazza Piemonte (TO), Italy (1), e rinarrata da Claudia Rosaspina Simone, autrice del presente sito web, al fine di rendere la bella versione fantasiosa dell'autore, il più simile possibile ai racconti locali maggiormente accreditati e riconosciuti dal sentire popolare. Nella storia “originale” (2), niente meno quella più diffusa tra i sestresi, Tigullio è un tritone che vive nelle acque profonde del mare, con il divieto di Nettuno di raggiungere Segesta in superficie . Revoyera, è stato frattanto non solo il primo a comporre un libro su Segesta e Tigullio, ma l'unico a introdurre il protagonista maschile della leggenda come fauno, forse – e, questo, è il motivo per cui anche io ho scelto di unire il tratto distintivo del giovane abitante dell'entroterra boscoso al mito più conosciuto del tritone – per rimarcare l'unione di Segesta (l'insediamento a mare ricordato da Plinio, presumibilmente esteso sulla costa) e la Tigullia (l'abitato più interno della mitica isola o penisola di Sestri Levante), così come un tempo doveva essere, nella ricerca di ciò che più potrebbe aver somigliato alla realtà geografica che ha scaturito la nascita e il protrarsi nel tempo della leggenda.


Segesta Tigulliorum. Le origini di Sestri Levante tra mito e geografia antica

La leggenda di Segesta e Tigullio è una tradizione popolare ligure, non databile a un tempo preciso e nemmeno attribuita a un autore specifico né storicamente documentata; si è sviluppata con tutta probabilità per tramandare in chiave mitologica l’origine della particolare conformazione geografica di Sestri Levante che, se osservata da un punto panoramico, ricorda effettivamente la coda di una sirena con le due pinne che si sviluppano nelle due baie della cosiddetta “Città dei due Mari”. Era la “Insula Segestri” (3)  – così è ricordata nei documenti di epoca medievale del XII secolo – un tempo chiamata “Segesta Tigulliorum” (3).
In effetti, siamo costellati da leggende simili, tramandate nel tempo che, attraverso le peripezie di divinità e creature marine, narrano la nascita e la conformazione di certe particolari terre, compresi i più bei borghi di mare, ma nel caso di Sestri Levante, ci sono “radici” storicamente riconosciute che, al di là delle favole di artisti e poeti che lì sono nati o hanno viaggiato, sembrano supporre che una landa sconosciuta e misteriosa, esistesse davvero... I cenni riguardanti insediamenti umani sul territorio di Sestri Levante sono altresì reperibili fin dall’antichità classica: ricorrere ad essi, è utile per ricostruire verità parzialmente perdute. Tutto farebbe pensare che Segesta – dunque l’area del promontorio sul mare che si sarebbe formata dai corpi delle sirene sorelle – fosse un insediamento a mare del popolo dei “Tigulli”, una tribù ligure preromana stanziata tra il promontorio di Portofino e Sestri Levante, mentre l'area denominata “Tigullia” – ossia il corpo del tritone, allungato per afferrare Segesta – potrebbe essere stata situata più verso l’interno, ragione per cui ho voluto mantenere intatto, nella leggenda che ho scritto basandomi sulle principali reperite in rete, il motivo del tritone/fauno che abitava l’entroterra introdotto per la prima volta dal cantastorie e autore teatrale Mirko Revoyera, nel suo libro – a quanto ne so, l'unica testimonianza scritta su Segesta e Tigullio  dedicato al racconto, anche se la leggenda tradizionale e, per così dire, più accreditata dalla credenza locale, vuole che Tigullio fosse un tritone (1). Tigullio era probabilmente rappresentata dall'insediamento di Tregoso, oggi Riva Trigoso (3), un villaggio che sorgeva a circa due miglia più a monte di Segesta, caratterizzato da notevoli resti romani. La Tigulia è “più dentro Sestri(4) scrisse Plinio, come risulta da una traduzione del 1561, nel testo originale latino della Naturalis Historia; “Tigulia intus, et Segesta Tigulliorum” (5), il ché sembrerebbe indicare chiaramente la posizione dei due luoghi, dato che intus, attribuito alla Tigullia, in latino significa dentro, mentre una fra le ipotesi legate alle origini della parola Tigulliorum, in questo caso indicativa della posizione di Segesta, la farebbe risalire a radici celtiche rivelatorie di una ubicazione sulla sommità del Golfo. 


Etimologia a confronto

Tigullio

Il nome “Tigullio” trae origine con certezza dalla tribù ligure dei Tigulli insediati tra il promontorio di Portofino e l’area di Sestri Levante. L’etimologia del termine che delinea questa popolazione ligure preromana, ricordata da Plinio il Vecchio (4, 5), da Pomponio Mela (6) e da Tolomeo (7) come stanziata fra Portofino e l’Entella non è certa: per Giovanni Devoto (8)  e Giovan Battista Pellegrini (9), la parola risale a un fondo prelatino ligure arcaico o preindoeuropeo, a ogni modo non riconducibile con certezza. Altri studiosi, hanno invece avanzato ipotesi celtiche: il toponimo in questione è il femminile di Tigullius, con significato di “appartenente ai Tigulli”; secondo Giulia Petracco Sicardi (10), l’etnonimo potrebbe essersi formato dalla base tig(u)-  combinata con il suffisso onomastico celtico -ullo- e il suffisso secondario -io, e il termine celtico tigerno- ovvero “signore”, da (s)teg-, “casa” o (s)tig- con il significato di “punta” nel senso di “testa” o “sommità (11) da cui l’idea dei Tigullii come “popolo dell’estremità”; una variante che non abbraccia la derivazione celtica (12), interpreta tuttavia tigu-l-yā, presumibilmente dal celtico tigu-  con valore di “finale, ultimo” (a conferma sarebbe l'antico irlandese tiug- dal medesimo significato), interpretazione che denoterebbe l’area abitata dai Tigulli come “ultima città del golfo”, niente meno il Golfo del Tigullio. Attualmente, non è stato ancora possibile stabilire una collocazione precisa di questa “terra emersa” – espressione che, nel racconto qui adattato di mio pugno, ho introdotto basandomi sul fatto che, secondo le ricerche fatte sul territorio, un tempo il mare sommergeva parte dell’istmo e della piana sestrese – e l’epoca della formazione degli insediamenti rimane oscura, dato che Segesta Tigulliorum è menzionata unicamente da Plinio nel pieno dell’età romana, mentre Tigullia è ricordata, oltre che da Plinio, da Pomponio Mela in un territorio compreso fra Luni (colonia romana fondata nel 177 a.C., un tempo parte del territorio della Lunigiana) e Genova  “deinde Luna Ligurum et Tigulia et Genua”(6); Tolomeo collocò altresì “Tigullia”, ovvero Segesta, “Sigestro” o Sestri (7) tra la foce del fiume Entella e Portovenere. Una suggestione più popolare, di formazione con tutta probabilità posteriore e quindi non accreditata dagli studi etimologici, collega Tigullii al latino tegula, “tegola”, suggerendo un legame con l’uso di materiali per coperture, ma non ci sono prove a riguardo (8). 
Attualmente, non è ancora possibile stabilire una collocazione precisa di questa “terra emersa” – espressione che, nel racconto qui adattato di mio pugno, ho introdotto basandomi sul fatto che, secondo le ricerche fatte sul territorio, un tempo il mare sommergeva parte dell’istmo e della piana sestrese (3) – e l’epoca della formazione degli insediamenti rimane oscura, dato che Segesta Tigulliorum è menzionata unicamente da Plinio nel pieno dell’età romana, mentre Tigullia è ricordata, oltre che da Plinio, da Pomponio Mela in un territorio compreso fra Luni (colonia romana fondata nel 177 a.C., un tempo parte del territorio della Lunigiana) e Genova  “deinde Luna Ligurum et Tigulia et Genua(8); Tolomeo collocò altresì “Tigullia”, ovvero Segesta, “Sigestro” o Sestri tra la foce del fiume Entella e Portovenere (9).
Ad oggi, la cittadina, che si affaccia sul già citato Golfo del Tigullio – che comprende la zona costiera della Liguria orientale, parte della Città metropolitana di Genova, che include località come Portofino, Santa Margherita Ligure, Rapallo, Zoagli, Chiavari, Lavagna e Sestri Levante – deve il soprannome di “Città dei Due Mari” alla particolare conformazione geografica evocata dalla leggenda: l’antico centro storico sorge infatti sull' isolotto collegato alla terraferma dall' istmo cui si riferisce la leggenda, il quale si prospetta tra due baie, quella delle Favole e quella del Silenzio: lì, è dove il mito vive ancora, niente meno dove ho soggiornato ad agosto, presso lo storico Hotel Due Mari, per vivere la leggenda sulla pelle e  lasciarmi penetrare dal sospiro marino della dolce Segesta e le sue sorelle...


Segesta e le dee per mare, cielo e terra

Gli studi toponomastici moderni collegano Segesta a radici indoeuropee e celtiche: dal tema seges-, “vittoria” – indoeuropeo seĝh- “esser saldo, tenere” e la forma femminile del suffisso aggettivale -to- (10) – o dal celtico sego-, dal medesimo significato di “vittoria” o “forza” (11). Esiste tuttavia una suggestione nata dal suono delle parole: in latino, seges, segetis significa “messi, raccolto, campi coltivati” (14) e anche se non c’è nessun documento che colleghi Segesta a questa, per così dire, “radice agricola”, forse in essa è celata la promessa della fertilità della terra e dell’abbondanza ligure. D’altra parte, la preesistenza di culti locali legati alle acque e ai raccolti è decisiva, considerata la memoria delle dee di raccolto e abbondanza che si conserva ad esempio nella Madonna del Carmine – per i sestresi la gran madre delle vigne e dei frutteti che ogni 16 luglio viene trasportata fino alla riva del mare e celebrata con il gesto del triplice inchino dell'arca di Nostra Signora” (3) e nella Madonna del Buon Viaggio, di cui nella storica via XXV Aprile di Sestri Levante è ospitata una architrave – che può essere ammirata nel mio Quaderno di Rotta di una Strega Moderna – dove la Madre figura in trono di grappoli succosi e navi di marinai la accerchiano in solenne preghiera, festeggiata nel giorno di Ferragosto, in concomitanza dell'Assunta, il cui culto è riscontrabile nella frazione sestrese di Riva Trigoso a partire dal 1868 (3). Alle due sono tradizionalmente e iconograficamente attribuiti motivi vegetali e marini, tanto è vero che Riva è una località “dal forte carattere marinaro” (3) e gli scambi con l'Oriente potrebbero aver dato vita a un sincretismo con antichissime dee guida dei marinari, Madri Stelle perfettamente in linea con Iside Sopedet nella quale coesistono etimologicamente e nel simbolismo antico sia le messi che la stella guida (14). A prova del sincretismo, a Sestri Levante, in prossimità dell'Hotel Due Mari che sorge proprio al centro delle due baie, c'è un affresco dedicato alla Stella Maris e, nel centro storico, c'è una piccola edicola contenente la Madonna col Bambino che con tutta probabilità rappresenta il locale culto della “Madonna del Soccorso” (3)  generalmente rappresentata con corone di stelle o come Madonna Nera, evocando le stesse deità oltre il volto della Madonna della Stella alla quale è fortemente affine  che riporta la scritta “O Salvezza indicasti e Vie in Terra e in Mare...”. La fotografia è visibile tra le sezioni dell'Album fotografico del mio Quaderno di Rotta di una Strega Moderna, consultabile qui.


La Insula Segestri e gli Antichi Culti Sororali

Andando a ritroso, l'antica Sestri Levante era costituita da un isolotto, caratterizzato da un promontorio che nel versante sud era a strapiombo sul mare. In età moderna – ciò è probabilmente la causa della rivelazione di numerose suggestioni e leggende popolari legate al territorio – l'area si unì alla terraferma con la naturale formazione di un sottile istmo dovuto dalle costanti alluvioni dei torrenti provenienti dalle valli, il Gromolo e il Petronio che generarono ingenti depositi di detriti dovuti alla azione del mare. Attualmente, l'istmo è con tutta probabilità molto più spesso di allora: in passato il mare si inoltrava nella piana sestrese e dove oggi sorge la città, con i suoi lussuosi alberghi e vicoli che affacciano su panorami mozzafiato, in principio era l'acqua... Ci troviamo davanti alla “ennesima” isola mitica dove non manca la reminiscenza di culti femminili sororali: fra le altre memorie, tra cui il più antico insediamento religioso della zona dedicato a San Michele Arcangelo, ubicato con tutta probabilità sul Monte Castello, nell'interno della panoramica Punta Manara e devastato dalla furia longobarda, vi furono le Turchine”, ordine fondato a Genova da Maria Vittoria de Fornari Strata (1562 – 1617) al fine di venerare ed osservare  “il verbo incarnato” (15) il cui nome, ispirato al loro scapolare o mantello azzurro, rievoca un contatto con le Fate e coi regni celesti sia di mare che d'aria. Alla fine del XVIII secolo, con la secolarizzazione dei beni ecclesiastici e il fiorire della Repubblica Ligure, le Turchine dovettero abbandonare i loro conventi per non ritornare più (3). Forse, tracce di loro hanno rivissuto, un ventennio dopo, con la venuta a Sestri Levante delle “Maestre Pie della Presentazione di Maria al tempio o dell’Isola” (16), come sono popolarmente conosciute, sostituendo la presenza delle Turchine nel medesimo convento femminile. L’edificio, sito sulla sommità del promontorio della “Penisola” (nei pressi dell’antica porta orientale dell’Isola), risale al 1658, è stato soppresso alla fine del XVIII secolo per ordine napoleonico e, nel 1829, divenne sede delle Pie. 
In particolare, si ipotizza che proprio la zona alta della Penisola fosse un luogo di culto ligure-romano, poi cristianizzato con la chiesa di San Nicolò del XI sec. (3), perciò è molto probabile che le Turchine abbiano abitato un complesso edificato su un’area che aveva avuto in precedenza funzioni sacre anche pagane… La veste delle Turchine era ipoteticamente legata al blu del mare e del cielo, risvegliando la possibilità di un legame con antiche dee celesti, di mare e stelle, d'altra parte, il parallelo pagano più vicino alle Maestre Pie della Presentazione di Maria al Tempio o dell'Isola, potrebbe essere quello delle Vestali e, in generale, non è escluso che possedesse un legame con le sorellanze iniziate al Tempio di preesistenza antichissima, di cui spesso ho fatto cenno sia nel contesto orientale che occidentale nelle ricerche legate a Iside Stella Maris e Astarte e alle Sirene che sono riconducibili ad antichissime dee mediorientali, nel breve saggio intitolato Le Sirene, Miti e Rivelazioni Alchemiche dalle Origini od anche nella ricerca intitolata La Madre di Agosto, della Neve e del Gelo dalle Dolomiti all'Appennino
Il  tempo ha d'altra parte rafforzato il legame dei sestresi con la terra, lasciando alla memoria di poche e pochi l'antica isola e i suoi misteri sommersi, acquatici e celesti, se non per il ricordo di resti di ancore e anelli e ciò che riguarda il mare dal punto di vista commerciale. La Insula Segestri, oggi come allora, suggerisce che un tempo lì vi furono cultuate le Madri, le Stelle, i raccolti, le Sirene... 


La Baia delle Favole e il misterioso legame con la Sirenetta di Andersen

Non essendoci riferimenti letterari né fonti storicamente riconosciute, la leggenda della sirena Segesta e del tritone Tigullio, così come la conosciamo oggi, è con tutta probabilità un prodotto della sensibilità romantica moderna e non è dato sapere quando si sia originata nel concreto, né se sia fiorita autonomamente o influenzata da racconti venuti da lontano – sia nel tempo che nello spazio – consapevoli che i romani, ossia coloro che hanno lasciato traccia della antica Segesta Tigulliorum, hanno assorbito quasi tutti i loro dei e miti dai greci, i quali a loro volta hanno attinto dall'Oriente degli Egizi e altri, dove il culto di dee affini alle Sirene si perde nella notte dei tempi della Antica Europa… Una particolare suggestione, però – basata su un passaggio storicamente riconosciuto che potrebbe aver influito sul fiorire di racconti e favole legate a Sestri Levante e alle sirene – riguarda il celebre poeta danese Hans Christian Andersen il quale, nel 1833, soggiornò a Sestri Levante, sulla quale scrisse in Mit Livs Eventyr”, ossia “Il Racconto (Favola) della Mia Vita” (17) testuali parole: 

“Che sera incantevolmente fiabesca a Sestri di Levante! L’osteria si trovava vicino al mare, che si agitava in grandi onde, il cielo splendeva di nuvole rosso fuoco, le montagne si alternavano in colori intensi. Gli alberi stessi sembravano grandi cesti di frutta, stracolmi di potenti e pesanti grappoli d’uva, che la vite sollevava lassù”;

“Hvilken feeagtig Skjønheds-Aften i Sestri di Levante. Vertshuset ligger tæt ved Havet, der rullede i store Dønninger Himlen straalede med ildrøde Skyer, Bjergene vexlede i stærke Farver. Træerne selv dannede her ligesom store Frugtkurve, overfyldte med mægtige, tunge Druer, som Viinranken løftede derop”. Andersen, Hans Christian. Mit Livs Eventyr. C. A. Reitzel, 1855. Arkiv for Dansk Litteratur, p. 154

Ciò contribuì a proiettare sulla città un'aura favolosa e letteraria, tantoché, è verosimile credere che sia stata la testimonianza del poeta, a influenzare la leggenda con tratti che ricordano la tanto amata Sirenetta e le sue sorelle – pubblicata per la prima volta nel 1837 – e non il contrario, come alcuni leggende liguri della rete vogliono far credere. È pur vero che Andersen soggiornò a Sestri prima, di pubblicare il famoso racconto… ma anche prima di scriverlo? Uno scrittore e i suoi segreti: non li rivelerei nemmeno se li conoscessi.
A ogni modo, la narrazione su Segesta e Tigullio pare risalga a tempi recenti, e il nome “Baia delle Favole” – che in molti avrebbero istintivamente attribuito ad Andersen – non fu realmente coniato dallo scrittore come vuole la leggenda metropolitana, bensì fu scelto nel 1960 dal conduttore Enzo Tortora durante la trasmissione televisiva “Campanile Sera”, mentre fu il poeta Giovanni Descalzo a “battezzare” la Baia del Silenzio (18). Da allora la città lo ha adottato in onore del legame simbolico con il fiabista danese, al quale ogni due anni è dedicato il famoso Festival Andersen
che si svolge proprio a Sestri Levante, ogni due anni, all'insegna della letteratura e della fiaba per i più piccoli, celebrata sotto al sole e alla luna dei Due mitici Mari.


Tracce di una Segesta siciliana tra storia e mito 

Anche se la versione moderna sestrese del mito, che vede Segesta trasformata in sirena e Tigullio in tritone, non ha riscontri documentati né in età classica né medievale, ho cercato – e trovato – a tutti i costi un sincretismo, oltre alla già citata possibilità di una contaminazione con la Sirenetta del famoso scrittore danese, con le vicende della più antica fanciulla troiana “Egesta” (19).
Andiamo con ordine: Virgilio narra che il troiano “Aceste”, figlio della giovane Egesta e del fluviale dio Crimiso (19, Eneide, Libro V vv. 57 – 58 p. 196 cfr. 22), accolse Enea e i suoi compagni sulle coste siciliane, offrendo loro ristoro e doni, alleviando la fatica dei viaggiatori con calore e generosità (19, Eneide, Libro I, vv. 310–314, p. 14; vv. 896–898, p. 37; vv. 910–911, p. 38; vv. 927–928 p. 38, cfr. 19; Libro V, vv. 41–45, p. 196; vv. 1008–1010, p. 234; v. 1074, p. 237; v. 1095, p. 238, cfr. 20). Virgilio sottolinea, frattanto, la discendenza divina del figlio di Egesta, ricordando che Aceste è “del dardanio seme e di stirpe celeste un ramo anch’egli” (19, Eneide, Libro V, vv. 1008–1010, p. 234).
Diodoro Siculo nel Libro IV della sua Bibliotheca Historica descrive altresì le calde acque termali di “Egestaea” in Sicilia, da cui le ninfe fanno scaturire le calde acque benefiche 
(21, cfr. 22), legando il luogo alla presenza acquatica divina ed elementale e al mito stesso delle fanciulle acquatiche: 

“Al suo arrivo in Sicilia, Eracle desiderò percorrere l’intera isola e così partì da Pelorias in direzione di Eryx. Mentre percorreva la costa dell’isola, raccontano i miti, le Ninfe fecero sgorgare sorgenti calde, affinché potesse ristorarsi dopo la fatica sostenuta nel viaggio. Vi sono due di queste sorgenti, chiamate rispettivamente Himeraea ed Egestaea, ciascuna delle quali prende il nome dal luogo in cui si trovano i bagni”. Diodorus Siculus Bibliotheca Historica, Libro IV, capitoli 19-39 (4.23.1). Tradotto da C.H. Oldfather, Harvard University Press, 1935

Dionisio di Alicarnasso, d'altra parte, conferma che la città siciliana di Egesta – poi detta Segesta dai Romani – nacque come insediamento troiano guidato proprio da Aceste, fondatore della città (23). Infine, Strabone menziona Segesta come “città strategica nelle guerre contro i Daci” (24), confermandone al più la rilevanza geografica. Che Segesta abbia viaggiato dalla antica Sicilia di stirpe greca, in forma di Ninfa delle acque, per fondersi al mito della Sirena della penisola sestrese, portata dunque dai romani? Chi può dirlo... Senz’altro è da preesistenze mitiche che certe leggende, spesso, vengono alla luce e nulla è quasi mai esclusiva di un luogo solo, nel tempo e nello spazio: alcuni incanti, soprattutto quelli che hanno plasmato le geografie dei siti misterici più antichi, è possibile che condividano radici comuni. Dalla Sicilia, al Levante ligure, dunque: se è vero, come mi insegnò Norak Odal tanto tempo fa, che ogni onda ritorna al suo mare, allora ogni sirena ritrova sempre i suoi scogli, restituendosi alla natura duplice che le appartiene, tra mare e stelle che guidano la rotta, a prescindere a dove conduca.


Alcune curiosità

Il Pescatorello” di Sestri Levante e La Sirenetta di Copenaghen 
(Fotografia 6)

Sugli scogli della spiaggia di Portobello, presso la Baia del Silenzio ed ai piedi dell'Hotel Due Mari (25) dove ho soggiornato per svolgere questa ricerca-reportage, c'è una scultura in bronzo realizzata dall'artista di origini tedesche Leonardo Lustig (26). L'opera, ispirata ai modelli classici, che rappresenta un giovane pescatore accosciato sulla riva, intento a calare la sua rete in mare, si chiama “Il Pescatorello” (27) d è evocativa delle entità sottili di Sestri Levante, tanto è vero che la sua figura è considerata dai critici alter ego della famosa “Sirenetta” di Copenaghen dello scultore Edward Eriksen (28, 29), anch'essa di piccole dimensioni, simbolo inequivocabile della città danese come il Pescatorello lo è del Levante ligure.
Il bronzo è stato donato alla città dal rispettivo proprietario, Gianfranco Traverso che ne ha curato l’installazione del 23 settembre 2013 (30), vestendo la Baia del Silenzio di una nuova magia, tanto è vero che “la sirena” è diventata un simbolo tanto amato.


Segesta Sirena dei Due Mari

Un'altra curiosità, riguarda “Segesta Sirena dei due Mari”, un cortometraggio del 2024 scritto e diretto da Sophie Lamour e prodotto da Genova Dreams Aps con il patrocinio di ENAC e Comune di Sestri Levante (31). Racconta la leggenda ligure della sirena Segesta attraverso la voce di un pescatore, unendo mito, ambiente marino e memoria popolare. Il film, che partecipa a festival internazionali, trasmette un messaggio di tutela del mare, dove i pescatori, ancor oggi, si rivolgono a Segesta, protettrice delle acque locali, per ricevere supporto e benedizione: un legame di rispetto e interdipendenza costruttiva tra natura, abisso e attualità che forse è ancora possibile ricostruire, unendo le forze, e facendo appello ognuna e ognuno al proprio mezzo di comunicazione a disposizione. Nel mio caso, è la parola.

*****


Album fotografico 
Sestri Levante. L'istmo che separa le due baie
Fotografie dal web 





La Baia delle Favole
Fotografie di Claudia Rosaspina Simone




La Baia del Silenzio
Fotografie di Claudia Rosaspina Simone



Note, Bibliografia e Sitografia

(1) Revoyera, Mirko, Segesta e Tigullio, Leggenda ligure sull'origine di Sestri Levante, collana Favole a Zonzo, progetto grafico di Moranelli, Angelica Elisa, Ed. Amazon Italia Logistica S.r.l., Torrazza Piemonte (TO), Italy
(2) Genova Today – Origine nome Sestri Levante e leggenda della sirena Segesta, cfr. Daily Nautica – Segesta e Tigullio: la leggenda di Sestri Levante, cfr. Pleroma Antroposofia – La Sirena Segesta e il Tritone Tigullio, di Giorgio Tarditi Spagnoli (2018), cfr. Sestri Levante e i Castelli tra Storia e Leggenda  Grand Hotel dei Castelli Sito Ufficiale, N.B. In questa ultima versione della leggenda menzionata – una come tante della rete, senza radice letteraria riconosciuta, come già detto – Segesta ha capelli “lucenti come il sole”, espressione che ho voluto trattenere anche nella mia versione, e non espressamente ramati come nella maggior parte dei racconti; Tigullio rapirebbe Segesta e per questo verrebbe punito e pietrificato. Con tutta probabilità è la versione più impura, per così dire, considerato che il “ratto” è un elemento tipico delle mito-logie patriarcali (greca e romana al seguito) spesso smentito da miti preesistenti di libertà e potere femminile. Un esempio è consultabile qui: Il Vero Mito di Demetra e Persefone  Ricerca di Claudia Rosaspina Simone per Strega in Rosa
(3) Baratta, Francesco & Lavaggi, Andrea, Da Segesta Tigulliorum a Sestri Levante, storia arte fede, Ed. Internòs, Genova 2009, pp. 11 - 49
(4) Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, libro III, cap. V p. 68  tradotta per M. Lodovico Domenichi, Ed. Gabriel Giolito de' Ferrari, 1561, National Central Library of Rome. Cfr. La Patria, Geografia dell'Italia, compilata dal professore Gustavo Strafforello, VI, province di Genova e Porto Maurizio, Torino, Unione Tipografico - Editrice, 1892. Cfr. Dictionary of Greek and Roman Geography, illustrated by numerous engravings on wood. William Smith, LLD. London. Walton and Maberly, Upper Gower Street and Ivy Lane, Paternoster Row; John Murray, Albemarle Street, 1854
(5) Pliny the Elder. Natural History. Vol. 2, translated by H. Rackham, Loeb Classical Library, Harvard University Press, 1938. Book III, ch. 48
(6) Pomponius Mela, De Chorographia, II, par. 72, p. 44, ed. A. Riese, Lipsiae, Teubner, 1878
(7) Ptolemy, Claudius. La Geografia di Claudio Tolomeo Alessandrino. Translated by Girolamo Ruscelli, with commentaries by Giuseppe Rosaccio, In Venetia: Appresso gli heredi di Melchior Sessa, 1599; Libro III, p. 37, Tavola sesta d'Europa
(8) Devoto, Giacomo. Origini indoeuropee. Firenze: Sansoni, 1962
(9) Pellegrini, Giovan Battista. Saggi di linguistica Boringhieri: storia, struttura, società,1975.
(10) Petracco Sicardi, Giulia, and Rita Caprini. Toponomastica storica della Liguria. Sagep, 1981 
(11) Delamarre, Xavier. Dictionnaire de la langue gauloise: Une approche linguistique du vieux-celtique continental. Éditions Errance, 2008
(12) Alexander FalileyevDictionary of Continental Celtic Place-Names: A Celtic Companion to the Barrington Atlas of the Greek and Roman World. Aberystwyth: CMCS Publications, 2010
(13) Dizionario Latino Olivetti a cura di Enrico Olivetti  Olivetti Media Communication
(14) Iside Stella Maris e Astarte, La Madonna della Stella e le Origini delle dee celesti dei miracoli  Reportage di Claudia Rosaspina Simone
(15) Ordine della Santissima Annunziata  Wikipedia
(16) Congregazione Suore della Presentazione di Santissima Maria al Tempio  Storia della Congrgazione
(17) Andersen, Hans Christian. Mit Livs Eventyr. C. A. Reitzel, 1855. Arkiv for Dansk Litteratur, p. 154
(18) La Voce di Genova – Sestri Levante e l'origine dei nomi delle due baie
(19) Virgilio Marone, Publio. Eneide. Tradotto da Annibale Caro, G. Barbèra, Firenze1892
(20) Virgil. The Aeneid. Translated by H. Rushton Fairclough, revised edition, Loeb Classical Library, (New York, 1916; 1922), Libro V pp. 449 – 450
(21) Diodorus Siculus Bibliotheca Historica, Libro IV, capitoli 19-39 (4.23.1). Tradotto da C.H. Oldfather, Harvard University Press, 1935
(22) Terme Segestane – Wikipedia
(23) Dionysius of Halicarnassus, Roman antiquities, translated by Earnest Cary and Edward Spelman (d. 1767), from the Loeb Classical Library, ed. 1937, Libro I, cap. 52, pp. 172 – 173
(24) Strabone. Geōgraphḗ. Libro IV, Capitolo VI. Geografia, vol. 2, p. 446
(25) Due Mari Hotel Sestri Levante  Sito Ufficiale
(26) Zignaigo, Claudio “Il pescatorello” della Baia del Silenzio di Leonardo Lustig. Artigullia. Tratto da Artigullia Blog
(27) Sestri Levante come Copenaghen: alla Baia del Silenzio arriva il Pescatorello. Genova24
(28) Anche Sestri Levante ha la sua Sirenetta. Il Secolo XIX
(29) GenovaToday, “La statua è l’alter ego, al maschile, della Sirenetta di Eriksen a Copenhagen”.
(30) Il pescatorello nella Baia di Portobello, una nuova attrazione a Sestri, Radio Aldebaran, cronaca di Sestri
(31) Segesta Sirena dei Due Mari  Ottiche Parallele Magazine

La mia esperienza di viaggio, riportata su Quaderno di Rotta di Una Strega Moderna, è disponibile qui: Due Mari, due Mondi, due Me. Luna di Miele e Memorie Sireniche a Sestri Levante.

Diritti

Testo e fotografie di Claudia Rosaspina Simone. 
Tutti i diritti riservati. Qualsiasi riproduzione del testo senza citare la fonte è severamente vietata.

Illustrazione di Hart to Heart su DeviantArt

Commenti

L'Oracolo della Sibilla

Diario dei visitatori

Numero Visite

Preferiti da voi

Vie di Ricerca

Streghe, Dee, Befane, Donne e Valchirie: alle origini della Stregoneria e la Vecchia Religione nell'Europa Antica e Occidentale

Luglio. Luna del Meriggio

Diritti

Strega in Rosa – Ricerche d’Autrice dal 2018. Sito web di proprietà di Claudia Rose Simone. © 2018 – oggi. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione, anche parziale, dei contenuti presenti su questo sito senza il previo consenso scritto dell’autrice.

Crediti

Header: ph. 1 www.cocinavital.mx - ph. 2 bathhousesoap.com - ph.3 Unknown - ph.4 Unknown - ph.5 Pinterest @sabonchicago - ph. 6 Unknown - ph. 7 Unknown Sidebar: all unknowns