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Sunt lacrimae rerum. Ma nessuno piange le Streghe di Cairo Montenotte.

Reportage  di Claudia Rosa Simone

“Sono sparite!” – le Streghe di Cairo Montenotte. Nessuno, forse, le piange più, né deve averle mai piante. Neppure la terra, mutata dal tempo, sembra ricordare il loro nome.

(...) “Almeno Guglielmo Piazza e Giangiacomo Mora, gl’infelici protagonisti del processo di Milano, ebbero dei postumi difensori in Pietro Verri ed Alessandro Manzoni, che ne rivendicarono l’innocenza e ne riabilitarono la memoria. Ma queste povere Lucia e Maria Largherio, chi mai si è interessato della loro sorte? Chi ha mai pensato a proclamarle vittime d’un mostruoso errore giudiziario, e a tributare alla loro memoria una parola di commiserazione e di compianto? 
Sint lacrimae rerum! –  Ha detto il poeta (1), e quanto più si studia la storia dell’ umanità, tanto più si trova argomento a deplorare che, in tutti i tempi e sotto tutte le latitudini, nella mente dei popoli anche i più colti e civili, le alte idealità del Buono e del Vero vadano troppo spesso soggette ad eclissi parziali per opera, soprattutto, delle passioni e della superstizione” (2).

A dire il vero, a citarle non sono in pochi e anche se, come sempre, arrivare al cuore di una vicenda di stregoneria è uno scomodo viaggio tra false informazioni, articoli frammentari e altre difficoltà “del mestiere”, qualcuno che ne narri le gesta autorevolmente si trova sempre, ma quando non si trova, bisogna avere il coraggio di vestire sé stesse di quella autorevolezza.

***

Introduzione a Cairo Montenotte. Radici storiche, toponomastiche e territorio.

Ci troviamo in Liguria, nella cornice boscosa di una Valle del savonese che confina con Cuneo, dove “le Langhe, partendo da Alba, vanno a morire sulle rive della Bormida” (3), il fiume Burnia in dialetto valbormidese – che nasce da Rocca Barbena (1.142 m s.l.m.), (un'altra affascinante località savonese a cui non manca la sua strega!), sfocia poco fuori Alessandria gettandosi nel Tanaro (4) e attraversa sia il Piemonte che la Liguria, nonché il territorio comunale di Cairo da Nord a Sud, occupandone quasi la totalità della superficie. Etimologicamente, Bormida, origina dalla proto-forma ligure pre-romana *bormo, dal significato di acqua calda o che gorgoglia, la cui forma *borm- supporrebbe una connessione coi linguaggi perduti degli abitanti preistorici dell'area, coloro che insediarono il Nord Italia prima dell'arrivo dei popoli indoeuropei (5). 

Cairo Montenotte, che un tempo fu “Regina delle Langhe”(6), “nacque” ufficialmente il 21 dicembre 1235, fino al 1863 si chiamava solo Càiro, in ligure, poi le venne aggiunto il titolo di Montenotte” (Montneucc) per via della battaglia napoleonica che si svolse nell'omonima frazione locale (7). Il nome, sembra affondare le sue origini nel latino medievale cairum, derivato dall’antica radice ligure car (8), legata al significato di pietra o rocca, quasi a evocare l’antico legame del luogo con il mistero della terra e della roccia...
Si tratta del secondo comune per ampiezza della provincia di Savona. Il suo territorio, possiede una orografia molto complicata e presenta interessanti sistemi carsici ipogei, il ché è testimoniato dalla particolari conformazioni delle grotte locali – luoghi su cui la superstizione popolare, ma a mio parere anche la reminiscenza di antiche pratiche pagane, hanno creato le ennesime leggende di sabba e danze di streghe. A Ferrania - Monte Cornato, frazione di Cairo, c'è in effetti un sito particolare, detto “Tana de Strie”...

Eppure la natura, qui, nonostante la remota magia che l'abita, dicono sia cambiata: l’agricoltura è diventata sempre più marginale; spopolamento, malattie, hanno favorito il passaggio dal castagneto da frutto al bosco ceduo, l’impianto di noccioleti ha fallito, ma il bosco ha lentamente ripreso spazio e respiro, e salendo di quota restano le faggete, forse con lo sguardo ancora acceso, rivolto a Cairo, forse no.
I suoi boschi facevano parte del Valdus Marchionis, una vasta estensione boschiva verso Dego, contigua al nemus di Savona (3). Una continuità verde che ancora oggi conserva qualcosa dell’antica profondità dei paesaggi liguri interni.
Passarono dai marchesi del Vasto ai Del Carretto, poi alla canonica di Ferrania e al Comune di Cairo, fino agli Scarampi e ai Durazzo-De Mari e furono utilizzati dalle industrie di Ferrania fino agli anni Sessanta. Reperti venuti alla luce in recenti scavi ancora in fase di studio confermerebbero che il territorio fosse frequentato sin dal Neolitico, fino ad arrivare a testimonianze di epoca romana; niente meno ci sono prove di insediamento bizantino-longobardo, segno di una continuità di presenza umana sorprendentemente antica.
Resti di tronchi, muri a secco, essiccatoi da castagne, fornaci e abitazioni rurali lasciano aperta la pagina di un libro, ancora da studiare. Un paesaggio di tracce che, più che chiudersi, sembra invitare a nuove letture.
Le tracce più note e vicine, in ogni modo, risalgono al tardo Medioevo: il castello dei Carretto, di cui restano i ruderi della residenza quattrocentesca della famiglia Scarampi, conserva le più antiche strutture della zona del XIII secolo. Cairo rimase altresì a lungo divisa tra diversi domini, fino al passaggio definitivo ai Savoia nel XVIII secolo. Tra fine Settecento e Ottocento cambiò più volte amministrazione (Repubblica Ligure, periodo napoleonico, poi Regno di Sardegna). Nel tempo furono aggregati vari comuni e frazioni, formando l’attuale Cairo Montenotte, la quale solo nel 1956 ottenne il titolo di città.

La Valle Bormida nel XVII secolo. La Guerra dei Trent'anni e la Caccia alle Streghe.

Ma per comprendere il contesto dove uno dei casi di stregoneria meno noti ha divampato, ci serviamo del tessuto politico e sociale dei primi decenni del XVII secolo, dove in Europa imperversava il devastante conflitto tra cattolici e protestanti chiamato Guerra dei Trent’anni (1618 – 1648), che colpì anche la Valle Bormida, la quale era, per forza di cose, era itinerario preferito dagli eserciti imperiali che si macchiarono di saccheggi e violenze continue, tanto da rovesciare le campagne in uno stato fatiscente, provocando inevitabilmente le carestie. 
Fu lì che la peste, portata dai soldati tedeschi, trovò terreno fertile: gli stessi Alemanni imponevano fra Dego e Spigno pagamenti salatissimi, quasi spopolando molte zone: “il malcontento popolare causato dalla guerra e dalla fame e il terrore per il dilagare inarrestabile del morbo trovarono presto uno sfogo nella caccia alle streghe. In una società piccola e chiusa come quella valligiana i sospetti caddero su chi veniva considerato marginale, estraneo (e dunque ostile) alla comunità, quasi sempre donne di umilissima condizione il cui modo di vivere aveva per le più varie ragioni determinato sospetti e risentimenti da parte dei maggiorenti (sempre maschi) dei borghi” (9).

Lucia e Maria. Frammenti di Streghe dal 1631.

Lo storico e cronista savonese Agostino Verzellino, racconta di un processo criminale avvenuto nel 1631 a Cairo (Cairo Montenotte) contro due donne accusate di stregoneria. Secondo l’accusa, copia di una trascrizione dell'originale di Bartholomaeus Galaverinus, Pretore di Cairo, riportata nel 1899 dallo studioso e archivista ligure Vittorio Poggi, le due avrebbero diffuso la peste spargendo nei paesi una misteriosa “polvere di contagione”.

“I particolari di questa notizia sono talmente inverosimili ed esorbitanti che vien voglia di credere che la buona fede del Verzellino sia stata ingannata, e che i particolari da lui riferiti abbiano a ritenersi plasmati dall’immaginazione popolare e raccolti dalla bocca delle donnicciuole, anziché desunti da atti processuali” (2).

Come spesso accadeva – lo abbiamo visto nella maggioranza dei processi finora analizzati in questo portale – molte delle assurdità raccontate non venivano da veri documenti del processo, ma dalle voci del popolo e dalle fantasie popolari, tramandate di bocca in bocca. Spesso, come avvenuto nella bassa Valle Po, in Valle Antigorio e nel novarese fra le altre, erano la pubblica voce e fama a sancire il destino di quelle povere donne, molto più che i processi, i quali erano quasi sempre palcoscenico di dialoghi “apparecchiati” dagli inquisitori affinché si svolgessero con il medesimo copione di domande e risposte e conducessero a morte certa, o all'imposizione di salassi economici che la povere gente accusata di stregoneria non poteva certo permettersi di sostenere. 
A differenza di altrove, però, la vicenda di Cairo non è affatto documentata: la verità giace nell'oblio e si possiede un unico documento che fa luce sui fatti, sebbene alcune ricerche dimostrerebbero che il processo alle streghe, a Cairo, avvenne veramente. Nondimeno, il caso si svolse con la stessa ingiustizia e mancanza di buon senso che nello stesso periodo si vedeva a Milano nel processo agli Untori, reso famoso da Manzoni nei Promessi Sposi e nella Storia della Colonna Infame.
Per dimostrare ciò, si riporta un riassunto autentico dell’interrogatorio fatto dal Pretore di Cairo alle due donne accusate, gentilmente fornito dallo storico savonese dell'Ottocento Vittorio Poggi il quale si da il caso possedesse una copia, presumibilmente scritta dal pretore di Cairo, unico frammento documentato sulla triste storia di Lucia e Maria che, seppure considerata surreale e controversa, era sorprendentemente speculare a quelli che sarebbero stati, invece, degli autentici processi documentati alle vicine streghe di Spigno Monferrato...

1631, 27 augusti, in processibus criminalibus diclarum mulierum, in tribu nali Cayri (nei processi criminali delle suddette donne, nel tribunale di Cairo): 

Lucia, filia lacobi Largherij dicti Thomanazzo (figlia di Giacomo Largheri, detto Thomanazzo) “Cayri, quae ipsamet confessa est habere nomea Capilaneae similium aliarum personarum. Interrogata prout infra, dicit ut sequitur” (A Cairo, la quale ha confessato lei stessa di avere la fama di capilinea di altre persone simili. Interrogata come sotto, dice quanto segue):

“Finito il ballo nel Rianazzo*, il Demonio diede ordine alle squadre, squadra per squadra, chi in una parte e chi in un’altra, che andassimo ad attaccare e seminare della detta polvere di contagione”.

Interrogata, dove toccò a lei di andare per questo effetto, e quelle che erano in sua compagnia, ossia, nella sua squadra. Respondit:

“Che toccò a lei la Torre del Cairo”.

Interrogata, che dica la verità se mai l’ha posta in altro luogo. Respondit:

“Alla Madonna di Savona, anco fuori della muraglia del- l’Ospedale Vecchio, e nella Valle di San Bernardo; e mentre ci inviavamo verso la Città di Savona, il Diavolo voltò faccia, dicendoci: ritorniamo indietro, perché non possiamo passare più avanti, né ci giova niente, perché la Madonna Santissima così vuole”.

5 Septembris. Maria filia Manfrini Largherij (Maria figlia di Manfrino Largheri), uxor Bartholomaei Boerij (moglie di Bartolomeo Boeri), nominata a dicta Lucia et aliis (nominata da suddetta Lucia e da altri), interrogata in specie (interrogata in particolare), quod dicat se lei e suoi compagni andarono mai portar la contagione alla Madonna di Savona e nelle ville di San Bernardo, e quando. Respondit:

“è vero che andassimo, mia zia Zabellina e tutta la compagnia insieme a lei, a portar la contagione alla Madonna, e si pose la polvere di contagione sopra la terra, ossia astrego dell’Ospedale Vecchio ed a San Bernardo, e non si passò più avanti, siccome avemmo ordine, perché l’istesso Demonio disse non potere più passare avanti, perché la Madonna non voleva, per essere la Città di Savona sua divota” (2).

***

“La condanna, se veramente vi fu, fu un tragico errore giudiziario”. Probabilmente non ci fu né un vero processo né una condanna delle presunte streghe di Cairo. Le ricerche storiche non hanno trovato documenti negli archivi di Savona, Cairo o Alba e l’unica fonte è una breve relazione del funzionario locale. È possibile che si sia trattato solo di un episodio nato dalla paura della peste e dalla ricerca di un colpevole, oppure di un racconto legato alla devozione per il Santuario della Madonna di Savona” (10). 

Eppure la tradizione tramanda che il Tribunale, presieduto dal Capitano di Giustizia, con l'assistenza del Visconte preposto al governo del feudo di Cairo, sentenziò che le povere Lucia e Maria dovessero ardere sul rogo (11). Un rogo si consumò, effettivamente, quello del frate domenicano Gerolamo Savonarola, “arso sul rogo come le donne cairesi” (ibidem): in ricordo di questi eventi, la piazza fra Palazzo Scarampi e l'Oratorio di San Sebastiano fu dedicata a quell'uomo (ibidem) e, forse, anche alle due “untrici di cui qualcuno, a Cairo, non ha del tutto perso memoria, anche se “le reminiscenze degli abitanti sono scarsissime” (12) e oggi c’è chi vede in questo episodio una precoce operazione di marketing per “lanciare” quale baluardo della salute pubblica il Santuario di Nostra Signora di Misericordia (situato lungo la strada che collega Savona con la Val Bormida, in direzione di Cairo Montenotte) all’epoca sì e no centenario e perciò ancora in fase di affermazione (13).

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La rivincita dell'arte sull'indifferenza. La statua di Mario Capelli Steccolini in memoria delle Streghe di Cairo Montenotte.

Mario Capelli detto Steccolini, autore ligure di libri di storia locale tra cui Inquisizione, torture e Napoleone: scia di sangue da Dego a Cairo, a Finale Ligure (2014), è un artista e scultore di Cairo Montenotte, di mio interesse per aver dato voce, con la sua arte, alle dimenticate Streghe di Cairo, Lucia e Maria, che l'artista – pur se la sorte delle due fu incerta e non documentata – ha scolpito nell'atto di bruciare sul rogo che, se non altro, è specchio di una feroce caccia alle streghe che per secoli ha seminato terrore e morte, sia in Liguria che in Piemonte. L’apogeo della persecuzione contro le streghe nell'Europa occidentale è stato infatti raggiunto nel periodo tra il 1580 e il 1650, ovvero nell’epoca della controriforma, dove si colloca perfettamente la vicenda di Cairo Montenotte (1631), ma la durata della Caccia alle Streghe, lo ricordo, va collocata pressoché tra il 1300 e il 1700, con un picco tra il 1560 e il 1630 e, del resto, non si è mai conclusa veramente, registrando casi, tra cui uno nella Val Mastallone, in Valsesia, persino a Ottocento inoltrato (14)...
A rivelare della statua dello Steccolini, autore di molte altre sculture classiche come “La Comparsa Velata e “Cairo Regina Templare” e cantore della storia e del territorio, peraltro premiato con il riconoscimento Città di Savona 2016”  a Genova (15), è stato l'articolo di Federica Pelosi, intitolato 
Streghe nel Savonese, dossier dei cacciatori di sepolture anomale (16), che nel 2015 rivelava l'ubicazione della statua dedicata alle Streghe, rispettivamente in Piazza della Vittoria, nel centro di Cairo Montenotte. Attualmente, con mio sommo dispiacere, la statua non è più lì esposta, ma da destinarsi probabilmente a nuove mostre: naturalmente, mi sono messa in contatto con lo Steccolini, e ho ricevuto un gentile invito a cui non saprò rinunciare...

Scrive l'autore nel 2014, nella didascalia di una fotografia che lo ritrae, sul suo profilo Facebook, al cospetto di quella e altre due delle statue raffiguranti donne bellissime e misteriose nate dal suo scalpello: “Toccavo tre figlie con destini diversi, (insieme) per l'ultima volta”.

***

Album fotografico
di Rosaspina


Cairo Montenotte (SV). Piazza della Vittoria, precedente luogo di esposizione della statua “Il Rogo delle Streghe di Cairo” (2009) di Mario Capelli detto Steccolini.

Fotografia di Mario Capelli detto Steccolini

La stessa Piazza, nel 2009, quando la statua del rogo era esposta.


Il fiume Bormida Spigno, probabilmente il Rianazzo citato nella deposizione in quanto luogo di ritrovo delle streghe di Cairo.



La Piazza Savonarola, presunta area del rogo di Lucia e Maria, streghe di Cairo Montenotte (1631). Forse a memoria dei roghi lì avvenuti, sorge la pizzeria “L'Eretico”.

Il Rogo delle Streghe di Cairo Montenotte
Arte e fotografie di Mario Capelli detto Steccolini.



Le indagini, continuano... 

***

Nota

* Si precisa che solo nella trascrizione originale del documento riportato da Vittorio Poggi (2) il toponimo “Rianazzo” compare nelle parole di Lucia Largherio, accusata di aver diffuso il contagio della peste, come luogo di ritrovo delle streghe; negli articoli di storia locale e in alcune pubblicazioni successive la località è invece indicata come “Pianazzo”.
Il termine Rianazzo potrebbe derivare da rio, dal latino rivus (“ruscello, corso d’acqua”), con suffisso accrescitivo o toponimico -azzo. Non si può escludere che la forma Pianazzo sia il risultato di una lettura paleograficamente imprecisa, dovuta alla possibile confusione tra le lettere r e p, abbastanza frequente nelle grafie corsive dei documenti d’età moderna.
Un riferimento a un corso d’acqua non sarebbe del resto inverosimile nel contesto geografico locale e anche basandosi sulla lettura degli interrogatori a presunte streghe avvenuti altrove, nel vicino Piemonte, Cairo Montenotte è infatti completamente attraversata dal fiume Bormida di Spigno. Inoltre Aldo Rossi (8) ricorda una leggenda locale che farebbe pensare a un antico legame della tradizione cairese con reminiscenze di acque sacre e diluvi divini, attribuiti alle lacrime di Santa Maria Maddalena: la Madonna, dopotutto, 
“è una Strega che non guasta”, direbbe Giovanni Borrello (7). In questo quadro può essere ricordata, anche se situata in un diverso bacino idrografico, la sorgente magnesiaca detta Acquabona, nella vicina valle del Letimbro, presso Savona, il cui nome stesso lascerebbe supporre la reputazione benefica attribuita alle sue acque.


Bibliografia e sitografia.

(1) Virgil, Aeneid, 1.462: sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt (“ci sono lacrime per le vicende umane e le cose mortali toccano l’animo”).
(2) Poggi, Vittorio. “Processo di streghe (1631)”. Bullettino della Società Storica Savonese, anno II, nn. 1–2, Savona, Tipografia D. Bertolotto e C., 1899, pp. 12–14. Trascrizione della copia originale di Bartholomaeus Galaverinus, Praetor Cayri.
(3) Cassanello, Nicolò, Furio Ciciliot, Angelo Salmoiraghi, e Massimo Sangalli. “Toponimi del Comune di Cairo Montenotte”. Progetto Toponomastica Storica, Società Savonese di Storia Patria, 2014.
(4) La valle Bormida e il suo fiumeFAI – Fondo Ambiente Italiano.
(5) Perono Cacciafoco, Francesco. “Pre-Indo-European Relics: The *borm- Root in the European Pre-Latin Context”. Acta Linguistica: Journal for Theoretical Linguistics, vol. 9, no. 2, 2015, pp. 57–69.
(6) “Cairo Montenotte”. Provincia di Savona.
(7) Regio decreto 8 aprile 1863, n. 1234. “Col quale sono autorizzati vari Comuni delle Provincie di Genova, Firenze e Novara ad assumere una nuova denominazione”. Normattiva. Regio decreto 10 giugno 1880, n. 5487. “Che sopprime i comuni di Rocchetta, Cairo e Carretto e li aggrega al comune di Cairo Montenotte”. Normattiva.
(8) Enzo Bernardini, Borghi nel verde. Viaggio nell'entroterra della Riviera Ligure delle Palme, Blu Edizioni, 2003.
(9) Amico, Giorgio. “Un processo per stregoneria nella Val Bormida del Seicento”. Vento largo, 26 Giu. 2012.
(10) Oliveri, Leonello. “Processi alle streghe in Val Bormida.” Val Bormida: Storia, Uomini, Eventi, 14 Gen. 2024.
(11) Borrello, Giovanni. La stregoneria in Liguria: storia, leggenda, folklore. 2020, pp. 194–195. “Le Untrici di Cairo Montenotte”.
(12) Rossi, Aldo. Liguria magica: storie di draghi, diavoli, streghe, fantasmi e altre antiche leggende. Genova, Fratelli Frilli Editori, Biblioteca dell’Insolito, 2007, p. 62.
(13) “Streghe! Savona e le sue fattucchiere”. Ciceroni a Savona, 30 Ott. 2017.
(14)  Simone, Claudia Rosa. “Streghe, Dee, Befane, Donne e Valchirie: alle origini della stregoneria e la Vecchia Religione nell’Europa antica e occidentale”. Strega in Rosa, 20 Ott. 2018
(15) Visconti, Eleonora. “Lo Steccolini, cantore della storia e del territorio premiato a Genova”. Articolo di stampa locale, s.d.
(16) Pelosi, Federica. “Streghe nel Savonese, dossier dei cacciatori di sepolture anomale”. Il Secolo XIX, 8 dic. 2015.

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