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La Fanciulla Circonfusa di Luce e Il Rito del Momentaneo Ritorno alla Vita. I Miracoli della Madonna del Boden

Reportage – di Claudia Rosaspina Simone




“Nella toponomastica walser di Ornavasso sono elencati 611 toponimi, 22 di questi hanno come desinenza buda, boda, bo den. Sono tutte figlie di Boden (in tedesco “piano”) che, nel mio paese, dà il nome ad una Madonna tra le più venerate sulle Alpi occidentali. Un boda è quasi come un sogno su aspre e severe montagne”. Crosa Lenz, Paolo. “Boden: il piano in montagna”. Lepòntica, no. 46, Associazione Culturale Il Rosa, 2025, p. 3.

La Madonna del Boden di Ornavasso. Introduzione alla “Geografia del Sogno”

Sui monti di Ornavasso, tra folti boschi di castagno sulla piana del Toce, nella Bassa Ossola, il Santuario della Madonna del Boden custodisce una tradizione mariana nata attorno a un’antica cappelletta, a una giovane pastorella e, soprattutto, a una luce insolita apparsa nella notte...
Il racconto appartiene alla memoria religiosa del luogo ed è difficile da accertare storicamente, ma è innegabile l’esistenza e il crescendo del culto creatosi in merito, nonché la trasmissione della tradizione giunta fino ai giorni nostri e ancora profondamente viva tra i vallesani.
Il nome che delinea l'attuale santuario ha avuto origine dal luogo nel quale la Madonna era venerata: nel dialetto Walser locale, Boden significa pianoro (1), infatti il luogo di culto sorge su una area pianeggiante collocata a circa 475 metri d’altitudine, un piccolo sogno silenzioso – per riprendere l'immagine creata da Lenz – che si scorge in cima a una salita di montagna, tra una località e l'altra, dove prendere fiato e rifocillarsi.
Nella parola, così profondamente evocativa di uno stato emotivo di pace, rivivono altresì tracce germaniche lasciate dalla comunità insediatasi a Ornavasso nel Medioevo: in tedesco, Boden, medio alto tedesco bodem, antico alto tedesco bodam, affine al latino fundus, indica anzitutto il suolo o terreno e, a seconda del contesto, anche il fondo o la base di qualcosa (2).
I Walser, contrazione di Walliser, cioè “vallesano”, erano le genti alemanniche provenienti dal Vallese svizzero che, a partire dal Medioevo, fondarono diversi insediamenti nell’arco alpino (3) e che ad oggi rivivono nei nomi delle località di cui rievocano le storie. A Ornavasso, in dialetto Walser e in tedesco Urnafasch, i germanofoni si sovrapposero altresì a una comunità già esistente; la popolazione tedesca di origine vallesana a Ornavasso è in effetti attestata almeno dal XIV secolo ed oggi si riassume non più nella lingua parlata (estinta nell'Ottocento) ma vivamente nella toponomastica locale (4).


La Leggenda della Pastorella del Boden

Secondo la tradizione locale, la sera del 7 settembre 1528, niente meno la vigilia della Natività della Vergine, una giovane pastorella di Ornavasso detta Maria Della Torre si trovava sui monti sopra il paese, nella zona dove oggi sorge il santuario, a custodire il bestiame. Sopraffatta dal sonno, la piccola si addormentò ma, quando si svegliò a notte fonda, si accorse addolorata che tutti i suoi animali erano spariti. Sola nel bosco e impaurita dall'oscurità schiacciante, cominciò a cercarli piangendo e invocando spontaneamente l’aiuto della Madonna. A un certo punto fece un passo falso e scivolò giù veloce da una rupe ma, mentre Maria precipitava, una vivida luce si diffuse intorno a lei. La fanciulla non solo si salvò, raggiungendo il fondo del precipizio miracolosamente illesa, ma, grazie a quel chiarore, riuscì a intravedere illuminata, più avanti a sé, una piccola cappelletta, quella del Boden, dove ad attenderla v'era il bestiame che credeva perduto.
Pare che la cappelletta in quel luogo fosse dopotutto già presente, dato che il santuario vero e proprio venne eretto per celebrare quello che, i valligiani, considerarono da subito un miracolo.

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Raggiunta la cappelletta, Maria ringraziò la Vergine ma, dovendo attraversare nuovamente il bosco immerso nella notte ed essendone spaventata, invocò la sua guida anche per il ritorno...
Nel frattempo, le donne del paese si agitavano per la scomparsa della giovane ma, quando finalmente la videro scendere verso la valle, lo stupore della visione le paralizzò, dato che Maria e il suo gregge apparvero avvolti in un chiarore straordinario. 
Le fonti istituzionali parlano altresì di una “insolita luce”, niente meno si incontra l'espressione “circonfusa di luce”, della quale mi sono immediatamente innamorata. Circonfuso deriva dal latino circonfúsus, p. pass. di “circonfondere, versare, scorrere intorno, sparso attorno” (5).
Anche l’iconografia moderna del santuario ha conservato i tratti del nucleo narrativo tradizionale; nel trittico dipinto nel coro ad opera di Ernesto Bergagna sono rappresentati i tre momenti della leggenda in successione: Maria Della Torre addormentata, la ragazza presso la cappelletta avvolta dalla luce misteriosa con il gregge raccolto intorno e, infine, la sua discesa verso valle e il ricongiungimento con la famiglia.


Dalla Prima Luce al Santuario

Naturalmente, la notizia del prodigio si diffuse tra gli abitanti di Ornavasso e la devozione verso il luogo divampò. Secondo la ricostruzione che si evince dalle fonti locali, si decise di edificare, come ampliamento della cappella preesistente, una piccola chiesa in onore della Natività di Maria, celebrata l’otto settembre e quindi particolarmente vicina alla data considerata “del miracolo”. Dal 1530 la chiesa venne officiata e l’otto settembre dello stesso anno vi fu celebrata per la prima volta la solennità.
Il piccolo luogo devozionale conobbe nei secoli successivi ampliamenti e trasformazioni, fino a divenire il Santuario della Beata Vergine del Boden, conosciuto anche come Santuario della Madonna dei Miracoli, ma è nella tradizione del 1528 che la devozione si fonda, immutata nel tempo come la luce di Maria.


Una Epifania di Settembre

Il sito ufficiale del Santuario presenta l’avvenimento sotto il titolo “7 settembre 1528 Miracolo dell’apparizione”, mentre la versione pubblicata dalla Parrocchia racconta che Maria invocò la Madonna, precipitò dalla rupe e venne sostenuta da una luce vivissima, escludendo il dettaglio dell'epifania antropomorfa della Vergine.
Al di là di questa incongruenza, è nel miracolo della luce che si riassume l'intera vicenda, che non necessita di accertamenti storici per essere vera agli occhi di coloro che, segretamente, camminano i sentieri dell'invisibile guidati da una luce altra. D'altra parte è possibile che qualche leggenda attorno a una apparizione luminosa affondi le radici nel tempo precristiano che interessa la zona, sappiamo che ci furono insediamenti celto-liguri e una necropoli datata tra il I secolo a.C. e il I d.C. ma, al momento, questa resta una ipotesi personale. Tra le contraddizioni, c'è che la scheda introduttiva pubblicata dal Comune di Ornavasso riporta come data del miracolo il 7 settembre 1522, differentemente il racconto presente nel sito web colloca l’avvenimento al 7 settembre del 1528, similmente al sito ufficiale del Santuario e la pagina delle Parrocchie di Ornavasso e Migiandone che indicano altresì il 1528, il che fa pensare effettivamente al 1528 come data, per così dire, ufficiale del miracolo. 
Una trattazione specificamente legata al Boden, è pervenuta in ogni modo verso la metà dell'Ottocento, ad opera di Gaetano Borghini, viceparroco locale, ma, non avendo ancora toccato con mano l'edizione, astengo la mia ricerca dal citarla, fermo restando che il cuore della tradizione è già preciso così com'è. D'altra parte la Parrocchia riconosce la difficoltà nel provarne la fondatezza storica e il Comune stesso specifica che la propria fonte di riferimento è Ornavasso. Luoghi e Memorie (1587–1987) di Gaetano Borghini. Se non altro, nel 2007, anche Paolo Crosa Lenz ha pubblicato un libro dedicato al santuario, intitolato Il Santuario del Boden sui monti di Ornavasso.


L’antica immagine della Madonna dei Miracoli

Come visto, la devozione alla Madonna del Boden precede il miracolo del 1528. All’inizio del Cinquecento, infatti, nella cappella originaria che sorgeva sul pianoro, si venerava un’immagine della Vergine dipinta sul muro. Deterioratosi il dipinto per via del passare degli anni, nella cappella venne collocata una piccola statuetta della Madonna Incoronata, alta non più di trenta centimetri; in seguito, con il crescere della devozione, fu rinnovato anche l’affresco che dovrebbe essere quello che tuttora è presentato come l'effigie tradizionale della Madonna del Boden che raffigura Maria coronata e seduta in trono, con Gesù Bambino sul grembo che benedice con la mano sinistra e regge nella destra un globo crociato. Il dipinto, annoverato a livello popolare fra le “Madonne della Seggiola”, si trova sull'altare e viene fatto risalire al 1530 e, forse, l’icona non è mai stata spostata dalla primitiva collocazione nell'edicola originaria pur avendo subito molti restauri.
Frattanto, un tempo conservata nel santuario, oggi custodita in due ampie sale adiacenti alla casa del custode, è una importante raccolta di tavolette ex-voto che testimoniano secoli di devozione popolare. Nello specifico, molti riguardano miracoli attorno alle grandi alluvioni del 1839 e del 1868, ma anche salvezze da pericoli nel fiume, per temporali, fulmini e altre calamità naturali da cui, la Madonna del Boden, avrebbe protetto coloro che l'avessero invocata. Ma la curiosità più importante riguarda una particolare funzione che alla Madonna del Boden era attribuita, ossia il miracolo del momentaneo ritorno alla vita dei bimbi nati morti: “Correva l’anno 1759 e il segretario episcopale registrava che “In quel luogo i bimbi che nascevano privi di vita erano portati al santuario della Madonna del Boden per tornare temporaneamente alla vita al fine di ottenere il battesimo” (6).


La Fontana Miracolosa

Nel piazzale del santuario si trova una fontana alimentata da acqua sorgiva, ancora oggi strettamente associata al luogo e ai pellegrini che vi si recano da ogni dove per riempire borracce e bottigliette. Il Distretto Turistico dei Laghi la indica espressamente come fontana di “acqua sorgiva”, alla quale chi raggiunge il santuario può dissetarsi. Qui la devozione popolare ha attribuito qualità benefiche e finanche miracolose. Fra le curiosità, v'è il fatto che la fontana dipende dalla disponibilità idrica del luogo, infatti proprio nell’agosto di quest'anno 2026, è stata annunciata la chiusura temporanea a causa della carenza d’acqua che ha interessato la zona.

Settembre è dunque un tempo di festeggiamenti per la Madonna dei Miracoli: nel 2028, fra l'altro, ricorreranno i cinquecento anni dal miracolo e le celebrazioni si inseriranno nel triennio 2028–2030, che condurrà anche al cinquecentenario della costruzione del primo nucleo del Santuario.


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Album fotografico
di Claudia Rosaspina Simone

Tra le fotografie, sono presenti la fontana dell'acqua miracolosa, l'affresco della Madonna del Boden, la statuina che ha rimpiazzato l'originale (che sembra essere stata trafugata) e la fotografia di quella precedente, niente meno alcuni dettagli affrescati del miracolo di Maria Della Torre e l'ascensione di Maria al cielo. Inoltre, sono stati raccolti i luoghi che potrebbero aver interessato la vicenda, ovvero la discesa tra i boschi verso valle dove attualmente è installata una Via Crucis.






























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Note:

1. Comune di Ornavasso. “Santuario della Madonna del Boden (XVI)”. Comune di Ornavasso. Comune di Ornavasso.
2.“Boden”. Duden, Cornelsen Verlag GmbH, 2026, duden.de/rechtschreibung/Boden.
3. Dal Negro, Silvia. “Walser, comunità”. Enciclopedia dell’Italiano, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2011. Treccani – “Walser, comunità”.
4. Errera, Carlo. “Ornavasso”. Enciclopedia Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1935. Treccani – “Ornavasso”.
5. Pianigiani, Ottorino. Vocabolario etimologico della lingua italiana. Classic Reprint Series, Forgotten Books, 2018, p. 290.
6. Casalini, Fabio. “Il santuario della Madonna del Boden a Ornavasso”. Viaggiatori Ignoranti, Il santuario della Madonna del Boden a Ornavasso. Cfr. Casalini, Fabio, e Francesco Teruggi. Mai vivi mai morti. Giuliano Ladolfi Editore, 2015.


Bibliografia e Sitografia

Borghini, Gaetano. Cenni storici dei santuarii della Madonna dei Miracoli del Boden e di Santa Maria della Guardia nei monti sovra il borgo di Ornavasso. Novara, Tipografia di Pasquale Rusconi, 1846.
Casalini, Fabio. “Il santuario della Madonna del Boden a Ornavasso”. Viaggiatori Ignoranti, 8 agosto 2016. Il santuario della Madonna del Boden a Ornavasso.
Casalini, Fabio, e Francesco Teruggi. Mai vivi mai morti. Giuliano Ladolfi Editore, 2015.
Comune di Ornavasso. “Santuario della Madonna del Boden (XVI)”. Comune di OrnavassoComune di Ornavasso.
Crosa Lenz, Paolo. “Boden: il piano in montagna”. Lepòntica, no. 46, Associazione Culturale Il Rosa, 2025.
Crosa Lenz, Paolo. Il Santuario del Boden sui monti di Ornavasso. Parrocchia di S. Nicola, 2007.
Dal Negro, Silvia. “Walser, comunità”. Enciclopedia dell’Italiano. Istituto della Enciclopedia Italiana, 2011. Treccani: “Walser, comunità”.
Distretto Turistico dei Laghi, Monti e Valli dell’Ossola. In bici tra i fiori: itinerario 00.
Errera, Carlo. “Ornavasso”. Enciclopedia Italiana. Istituto della Enciclopedia Italiana, 1935. Treccani: “Ornavasso”.
I Racconti del Viandante. “Leni e la piccola piuma – L’Ottagono di Ornavasso e il santuario del Boden”. I Racconti del Viandante, 22 luglio 2017. Articolo.
Parrocchie di Ornavasso e Migiandone. “Santuario ‘Madonna del Boden”. Parrocchie di Ornavasso e Migiandone. Santuario “Madonna del Boden”.
Pianigiani, Ottorino. Vocabolario etimologico della lingua italiana. Classic Reprint Series, Forgotten Books, 2018.
Santuario della Madonna del Boden. “Affreschi”. Santuario della Madonna del Boden – Ornavasso. Affreschi del Santuario.
Santuario della Madonna del Boden. “Fontana del santuario chiusa per carenza idrica”. Santuario della Madonna del Boden, 13 agosto 2026. Articolo.
Santuario della Madonna del Boden. Santuario della Madonna del Boden – Ornavasso. Sito ufficiale del Santuario.
Treccani. “Walser”. Enciclopedia online. Istituto della Enciclopedia Italiana. Treccani: “Walser”.

Diritti

Testo e fotografie di Claudia Rosaspina Simone. Tutti i diritti riservati.

Crediti illustrazione: Martta Wendelin.

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