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Masca e Fuliggine. Una riflessione Etimologica e Personale

Il lemma piemontese Masca, nel glossario piemontese Màsca, corrispondente maschile, “strega, stregone”; latino tardo-medievale  masca, maschera; slavo maska, anche sinonimo di larva (propriamente nel senso di fantasma, spettro), compare ab origine nell’Editto di Rotari, promulgato nel 643 d.C. per designare la Strega e resta tutt’oggi di dubbia etimologia; in ogni modo, è comprendendo il significato della parola “maschera” – la cui storia etimologica si intreccia con quella di masca – che è forse possibile intuire l’essenza liminare di Masca.
Sebbene i tentativi di ricostruire questo arazzo etimologico non abbiano condotto a certezze assolute, ci sono due ipotesi principali illustrate da Treccani che, tutto sommato, sembrano definire una realtà affine e non sono necessariamente incompatibili tra loro: la prima segue la derivazione da una forma preindoeuropea masca, ossia “fuliggine, fantasma nero”, la mia preferita e anche la più logica rispetto al mio personale percorso di studi, poiché a mio avviso pone in relazione la “moderna” strega con entità che assurgevano a geni protettivi del focolare risalenti all’Europa (e all'Italia) neolitica, da cui la stessa Befana (figura oggi edulcorata e relegata a spauracchio dei bambini) ha ereditato il suo volto imbrattato di cenere del camino, come rievocano spesso i fratelli Manciocco. La seconda suggerisce, invece, un legame con masca, “strega”, voce regionale perlopiù di area ligure e piemontese, ma forse con affinità con il dialetto pugliese che purtuttavia adesso lascio in disparte, alla quale appartengono anche i derivati mascaria, ossia “incantesimo, stregoneria, magia”, e mascassa, che sta per “stregona, stregaccia”.
Masca, a sua volta, deriverebbe dal latino tardo masca(m), sostantivo femminile che possedeva già il medesimo significato. Nel già citato Editto di Rotari si legge la formula Si quis eam strigam, quod est Masca, clamaverit, Se qualcuno l’avrà chiamata strega, vale a dire Masca”, e il termine ricorre anche in Gervasio di Tilbury, che accosta le mascae alle lamiae e alle striae galliche: Lamias, quas vulgo Mascas, aut in Gallica lingua strias, Physici dicunt nocturnas esse imagines, quae ex grossitie humorem animas dormientium perturbant, et pondus faciunt, ovvero I naturalisti dicono che le lamie, che comunemente sono chiamate Masche, oppure strie nella lingua gallica, siano immagini notturne che, a causa della densità degli umori, turbano le anime dei dormienti e producono una sensazione di peso.
Secondo la ricostruzione proposta dal Dizionario etimologico italiano di Battisti e Alessio, il latino tardo masca(m) sarebbe con tutta probabilità un relitto del sostrato pregallico, alternante con basca. A questa ricostruzione vengono accostati il francese rabâcher e l’antico francese rabaschier, ossia “far fracasso”, detto in particolare dei rumori degli spettri, insieme al deverbale rabast, che significa “strepito”: non sorprende che proprio figure antiche “volanti”, come la già citata antenata della più nota Befana della tradizione italica, che affonda la sua presenza nel Neolitico, siano connesse a marce e voli notturni che appaiono nei momenti liminali dell’anno, scoperchiando tetti e mettendo a soqquadro le case, nelle tradizioni dell’area germanofona alpina e centroeuropea. L'associazione della Masca o Strega al disordine, al rumore o al caos, lo vediamo anche nel termine “Tregenda”, che è assunto in alcune ricostruzioni della Caccia alle Streghe come sinonimo di Sabba, danza o ritrovo delle streghe, in particolare in libri di leggende e storie di streghe ossolane. Deriva dal latino “transienda”, ovvero passaggio, via di transito, da transire, “passare attraverso”, che è effettivamente ciò che fa una strega, nondimeno colei che cammina fra più mondi e realtà separate da veli sottili che solo lei conosce.
Con il tempo, nei dialetti settentrionali e nei paesi più coinvolti nella caccia alle streghe, ha assunto il significato oscuro di “convegno notturno di diavoli”, di spiriti dannati, di streghe, che, secondo leggende popolari di origine nordica, si riunivano di notte per compiere le loro “malefiche” operazioni. Sono comuni le espressioni che la attribuiscono a un’atmosfera, un’aria, “un ambiente da tregenda” allucinante, che incute terrore, oppure “una notte da tregenda”, con la connotazione di cupa, tempestosa, tragica. Raro è anche il significato che la identifica in un pandemonio, in una gran confusione, o in una esagerata quantità di gente... In ogni modo, tornando agli accostamenti coi termini francesi, quest’ultimo gruppo sarebbe ricondotto a un verbo bascare, “che parla” con il greco báskein, glossato da Esichio con légein e kakologeîn. Alla medesima sfera semantica della magia appartengono inoltre termini quali báskanos, “chi strega”, baskánion, “amuleto”, e baskanía, “fascino”.
Lo stesso grammatico antico di Alessandria menziona un tipo di gufo detto “sirena” (1) e, secondo la lettura comparativa che propongo nei miei numerosi approfondimenti, la Sirena appare una creatura affine, se non addirittura una figura preesistente rispetto alla Strega, anch’essa legata agli uccelli notturni e ad altre realtà che chiamerei “di suono o rumore” oppure “di crepuscolo”. In effetti anche l’etimologia di Sirena rimane tuttavia discussa: secondo una delle ipotesi tradizionalmente considerate, niente meno quella che tengo a citare in questo contesto, il greco Seirḗn sarebbe avvicinabile a seirá, “corda”, “fune” o “laccio”. Accogliendo questa interpretazione, che non va trasformata in verità ma si confina alla sensibilità di alcuni autori, la Sirena sarebbe dunque “colei che avvince”, “lega” e, per così dire, “strega” colui o colei che la incontra.
Sul piano comparativo può essere accostata a questo insieme anche la “Lamia” della tradizione basca – Lamiak al plurale –, associata alla Sirena anche nell’Atlante delle Sirene di Agnese Grieco che discute l'etimologia sopra condivisa. Nel folclore basco la lamia è una creatura legata soprattutto alle acque, ai fiumi e alle sorgenti; possiede un pettine d’oro, elemento che nella lettura qui proposta può essere ricondotto simbolicamente all’azione dello snodare, del filare e dunque all’archetipo della filatrice. Presenta inoltre piedi o zampe d’uccello, caratteristica che permette un ulteriore confronto iconografico con le Sirene greche, originariamente rappresentate come esseri in parte femminili e in parte aviformi. Come una ninfa, la lamia dimora presso le acque e in luoghi naturali appartati, che nella tradizione contribuisce simbolicamente ad animare, custodire e preservare.
Il confronto può dunque suggerire, ma esclusivamente a livello interpretativo, un’affinità fra la masca e ognuna di queste preesistenti entità liminari: in essa vivono tutte quelle figure femminili a cavallo tra mondo umano e regno soprannaturale, connesse alla notte, all’incantamento, agli uccelli o alle acque e alla capacità di avvincere, niente meno alla voce. Tale accostamento non costituisce purtroppo la prova di una derivazione storica diretta della masca da queste figure, ma, focalizzando lo sguardo sulle profondità, ci si accorge che è del tutto lecito riconoscere un sembiante ricorrente che, dall’antichità a oggi, non sono riusciti a spegnere. Nella Masca, così nella Strega, c’è molto più di quanto si pensi…
A tal proposito, si ribadisce il collegamento con l’argomentazione proposta dai fratelli Manciocco in “L’Incanto e L’Arcano, Per una Antropologia della Befana”, dove emerge la chiara preesistenza sia in Europa che altrove, di una figura dotata di una eccezionale ubiquità, che si presenta mascherata e fuligginosa conosciuta come Grande Antenata, custode di origine neolitica del focolare e in generale del fuoco – sia celeste che casalingo – che all’atto pratico ha finito per nascondersi quando non eclissarsi del tutto nelle varie figure del Natale e dell’Epifania, fino, chiaramente, a essere trasposta nella nostra amata Strega. Uno dei “caratteri” più antichi della suddetta, era quello di non voler essere vista, così come trapela da alcune tradizioni sia italiane che più in generale europee sulla Befana. Si pensi a coloro che, in Grecia, si incappucciavano per essere iniziati a certi misteri, o all’obbligo del sonno e quindi del non-vedere in certe notti particolari, dove caratteristici personaggi del folclore camminerebbero tra noi infiltrandosi dal camino; un motivo che si perde nella notte dei tempi e che permea persino fiabe come quella di Cenerentola, dove La Fata Madrina è a tout court l'espressione più concreta di questo antico sembiante, incredibilmente legata al mascheramento della sua protetta (Cenerentola) e al potere occulto della cenere del caminetto.
Certi racconti orali, riguardo alcune entità un tempo ritenute vere quanto lo siamo io che scrivo e chi legge, sono forse stati distorti e pervertiti dall'ignoranza della gente coinvolta, fino a raggiungere l'apoteosi della follia narrativa che ha permeato, fra gli altri, i processi a Masche, Masconi e Streghe, dove le donne accusate, torturate per mesi fino alla sfinimento che inevitabilmente portava a una obbligata confessione, finivano per rivelare a chi le interrogava una “metarealtà stregonesca” (2) identica a quella che questi, convinto della sua veridicità seppure non scientificamente sondabile, avrebbe indotto a dire, per ottenere la condanna anelata e concludere il suo lavoro.
In ogni modo è all'antico, per così dire, che sia vittime che carnefici attinsero, facendo riemergere, nonostante i deliri, consapevolmente o meno, elementi che non si può negare fossero attinenti a un concreto passato pagano perduto tra le nebbie...




***


Note:

1. Cit. in Graves, Robert. La Dea Bianca. Adelphi, 1992, p. 482.
2. Espressione utilizzata da Merlo, Grado Giovanni in Streghe. Bologna: Il Mulino, 2006.


Bibliografia e Sitografia di Ricerca

Dal Pozzo, Giuseppe. Glossario etimologico piemontese. F. Casanova, 1888, p. 132.
Graves, Robert. La Dea Bianca. Adelphi, 1992.
Grieco, Agnese. Atlante delle Sirene: Viaggio sentimentale tra le creature che ci incantano da millenni. Il Saggiatore, 2017.
Manciocco, Claudia, and Luigi Manciocco. L’incanto e l’arcano: Per una antropologia della Befana. Armando Editore, 2006.
Merlo, Grado Giovanni. Streghe. Il Mulino, 2006.
Romani, Luigi. “Maschera, masca”. Treccani, Lingua italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2008.
“Tregenda”. Vocabolario Treccani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana.


Nota dell'autrice:

La breve riflessione non pretende completezza e, forse, continuerà e si modificherà a seconda delle letture ed intuizioni future, niente meno verrà inserita in un contesto sempre più ampio.


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