Strega in Rosa nasce nel 2024 dalle radici di un
portale di ricerca, prima chiamato “Lo Scrigno di Luce” che ho creato e nutrito
sin dall’ ottobre del 2018 allo scopo di rimuovere – attraverso lo studio delle
fonti antiche – la “coperta” che è stata gettata su fiabe, racconti, leggende, tradizioni e folclore che, all'origine dei tempi, narravano di gesta talvolta
completamente diverse da quelle che le mitologie classiche “rivelate” e
universalmente accettate del patriarcato indoeuropeo prima, e il
cristianesimo dopo, hanno demonizzato, in alcuni casi edulcorato o
addirittura negato, stravolgendole completamente nella loro più intima essenza.
La verità più autentica sulle Dee, donne, streghe, fate,
sirene e in definitiva su tutti gli archetipi femminili a cavallo tra la
storia, la mitologia e la fiaba, si trova in un passato arcaico e oscuro, dove
le vere storie sono state inabissate in un oceano talvolta senza nome e dove tali donne possedevano caratteristiche totalmente diverse da quelle che sono state
attribuite loro dalle religioni, dalle culture e dalle tendenze più in voga.
Lo scopo
Il presente portale nasce dal desiderio intimo e sincero di riscoprire
le vere origini storiche e protostoriche delle figure femminili divine e sacre che hanno animato l'età antica e che sono
giunte fino a noi spesso frammentate, sovrapposte, fuse tra loro o dedicate a
contesti diversi da quelli originari, mescolate ad attributi patriarcali più o
meno recenti o depauperate, sottratte della loro natura primigenia, che è ciò
che resta della eco di una tradizione magica(1) e animista millenaria,
antica come la terra stessa, iniziata dalle nostre antenate nella Era della
Roccia Madre(2), alle quali tutto dobbiamo, pure se sembrano essere ancora
dimenticate dai più, troppo focalizzati sulle divinità dicotomiche e
prevalentemente intrise di attributi considerati specialmente maschili imposte con la colonizzazione indoeuropea, cominciata tra il 4500 -
2500 a.C. (12).
Secondo gli studi principali che se ne occupano, tra cui quelli della celebre Marija Gimbutas, potrebbe
essere stata la scoperta e l'introduzione dei materiali con cui costruire le
armi, a dare una vera svolta ai sentieri della storia storia dei popoli europei e a
fare di coloro che in principio erano al servizio della Madre e della Terra, una
civiltà asservita a nuovi Dei, ammaliati dalle armi e ideali di conquista e possesso.
Camminare nella verità antica
Chiaro è che da quel momento le realtà hanno continuato a
modificarsi repentinamente e in modo non sempre prevedibile: ciò che dieci anni
fa si credeva vero, attualmente viene messo in discussione dalle più recenti scoperte. Il
ritrovamento di un singolo utensile e la sua datazione possono alla luce di ciò
incrementare il modificarsi di un intero sistema di credenze archeologiche ed
antropologiche.
Nella zona piemontese in cui vivo, ad esempio, solo pochi
anni fa un intero servizio di statuette risalenti al neolitico – scavo visitabile qui – hanno avvallato come certa quella che prima poteva essere
soltanto una ipotesi del fatto che su queste terre, proprio sotto i nostri
piedi, vi fu un culto della Grande Madre, ma anche delle Madri (3) sopravvissute oltre la logora veste delle Madonne cristiane, che risalgono a culti protogermanici, protoceltici e talvolta provenienti da luoghi lontano come la Mesopotamia.
Il presente sito web, così i testi e le ricerche al suo interno,
sono protetti da Diritto d’autore e non possono essere in alcun modo
riprodotti senza il permesso scritto dell'autrice e
senza citare la fonte. Qualora alcune parti dei testi fossero ispirate o
riportassero integralmente citazioni di altri autori, viene sempre evidenziato
e le fonti, sia bibliografiche che sitografiche, vengono minuziosamente
indicate in calce. Questa Casa di Studio ha bene a fuoco la virtù di diffondere
una verità più possibile obiettiva e opulenta mantenendo sempre la sua integrità: ogni
ricerca o saggio qui proposti seguono piste di ricerca dettate
da fonti certe e riconosciute, facendo attenzione a non confonderle da quelle che sono le intuizioni legate all’anima sottile e personale.
Sebbene spesso mi sia resa conto che più si scava nelle
fonti, più accurata è la somiglianza dell'esperienza interiore dell'occulto con
ciò che si scopre essere stato “vero” nel passato, attraverso lo studio e la ricerca, sono solita
non attribuire “verità” laddove non c'è certezza, viceversa, la verità certa
viene sempre sottolineata e riportata integralmente, citandone i rispettivi
percorsi.
Strega in Rosa è anche un luogo magico e segreto, che
svela alcuni dei maggiori misteri che si celano dietro alle discipline
esoteriche, filosofiche e alchemiche della Europa pagana primitiva, pre-cristiana e magico/animista. Spesso si fa riferimento a tradizioni antiche provenienti da
tutto il mondo: mi ritengo una cercatrice spirituale (e una strega) eclettica, pertanto,
volgo la mia attenzione ogni qual volta intravedo il filo d'oro che lega a sé trame spesso molto lontane fra loro a livello spazio-temporale, ma intrecciate
nella loro natura intima e segreta.
Molte delle conoscenze raccolte e approfondite con la metodologia di ricerca che ritengo più affidabile, ossia la etimologia e gli studi di mitologia comparata, derivano da esperienze sul campo, altre riguardano invece
i miei studi, accademici e no.
Il sito è completamente ascientifico e non ha la
pretesa di essere portatore della verità, bensì mira a condividere alcuni
frammenti che senz'altro compongono parte di una verità più grande, che non
smetto mai di conoscere nel cammino dentro e fuori me stessa.
La ricerca del vero: ciò che è e ciò che si vorrebbe che fosse
“La ricerca non è un processo istantaneo, va costruita
pezzo dopo pezzo. “Veloce” non è sinonimo di “bene”. Se lavori in fretta non
troverai mai niente, ci sarà sempre qualcosa che ti sfugge”.
Tratto da Antiche Voci da Salem, Adriana Mather, Casa
Editrice Giunti, p. 194
Fare ricerca è un atto coraggioso poiché spesso si incorre
in ciò che non si vorrebbe, ovvero non sempre le fonti, per quanto scavate
nell'antico, danno le risposte che una cercatrice vorrebbe vedere o sentirsi
dire. Ignorarle però vorrebbe dire mentire a se stesse e alle altre e gli
altri.
Talvolta bisogna semplicemente arrendersi al fatto che un
particolare elemento storico-culturale fosse esattamente nel modo in cui era e
come non piace ritrovare le Dee invischiate ad attributi falsi che portano la
firma del patriarcato, dovremmo evitare noi stesse di fare l'errore di insabbiare ciò che era solo per il piacere o l'illusione che le cose fossero
andate diversamente o fossero come più piace, attribuendo certe figure a contesti fantasiosi che nella realtà non esistevano.
Sul mio percorso incontro spesso persone ostili a questo
approccio, con la presunzione di conoscere “la verità”, soltanto perché
conoscono di essa lo strato superficiale, ossia quel sistema di credenze,
spesso suggerite proprio dai programmi di studio di scuole e università,
dettato dalla mitologia più in voga, adatta alle menti spente e automatiche del
nostro tempo: è pieno di gente, là fuori, che svolge molti dottorati che io
chiamo “della superficie”.
Sembra che per molte e molti sia difficile immaginare che
prima dei greci e dei romani possa esserci stato dell'altro, molto altro da cui
le culture classiche hanno attinto, spesso spacciando per proprio ciò che
proprio non era. Di questo ne danno prova le più recenti scoperte sia in ambito
archeologico che antropologico che sempre più giungono alla conclusione che
dovunque ci fosse un sito di culto legato alle divinità greche o romane, un
culto antecedente (in molti casi preistorico e di origine asiatica) ne è culla, il nucleo
principale su cui le civiltà indoeuropee hanno costruito i loro templi e le
loro religioni, chiamandole con nuovi nomi.
Grazie alle più recenti scoperte, i nostalgici delle culture
patriarcali non hanno più modo di contraddire questo filo-logico, dato che è
sempre più chiaro e dimostrato a tutti che molto di ciò che si credeva di
sapere sull'interpretazione umana del sacro e del divino e delle sue radici nel
mondo, è più antico e complesso di quanto si possa immaginare.
Più si resta radicati a una sola conoscenza, in quella
linea retta tracciata dalla cultura classica che nelle scuole viene spacciata
non per essere “una” mitologia, ma per “la” mitologia, la cultura, la sola
e unica verità, più si sarà ciechi di fronte all'oceano di verità inabissate
che sono meno conosciute e forse proprio per
questo da considerarsi più autentiche (e più scomode, senz'altro).
Voci sommerse
Spesso quelli che raccontano – si tratti di storia, fiaba o
leggenda – sono coloro che hanno distrutto e violato la voce stessa della storia. Il Biancospino si propone come una alternativa, volta a restituire voce “ai veri
finali delle storie”.
Il presente sito web opera altresì nell'ambito “esoterico” come
voce-fuori-scena al fine di essere canale di quelle voci sommerse e dimenticate. Le voci di coloro per cui un finale non c'è stato, perché qualcuno
lo ha scritto al loro posto. Ma loro ci sono ancora, parlano attraverso la terra,
il fuoco di una candela, un algido vento e il fluire delle acque
di una cascatella al limitare di un bosco o la neve posata sulle vette più alte.
Parlano attraverso i libri di storia, di letteratura, di
filosofia, di alchimia ed esoterismo, si nascondono fra le righe di testi da
cui non ce lo si aspetterebbe mai, come un antico codice che solo in pochi
hanno la capacità e la grande fortuna di incontrare e riconoscere. E quando si
esprimono, parlano delle loro autentiche storie, che possono essere udite
soltanto da orecchie pronte ad ascoltare.
Conoscere una parte della storia, anche se è stata ripetuta
in quel modo così a lungo da averla interiorizzata e ritenuta “vera”, non significa conoscere la storia,
men che meno la verità. Dopotutto, chi va in cerca della verità sa che è
destinato a non trovarla mai e può aspirare al massimo a raccogliere tanti
piccoli frammenti di essa, da ricomporre e far brillare.
La fiaba come strumento
Uno dei mezzi di indagine qui utilizzato è la fiaba: “Le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, nella loro
sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione
generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle
coscienze contadine fino a noi” (4).
Le fiabe sono il luogo dove le antiche dee e molte altre
figure utili alla ricostruzione del nostro “volto” antico si sono nascoste, quando
sono state negate dalle religioni che hanno derubato i loro templi,
costruendoci sopra i propri. Nelle fiabe alcune voci sono rimaste intatte, nei
ruoli di fate madrine, streghe, regine, sirene e principesse o draghi e
serpenti è ancora possibile scorgere l’antica voce della Grande Madre e delle sue eredi.
Note e bibliografia
(1) Afferma Frazer che ovunque ci sia una cultura religiosa,
questa è stata inevitabilmente preceduta da un'era della magia. Da Il Ramo
d'Oro, Studio sulla Magia e la Religione, James G. Frazer, casa
Editrice Bollati Boringhieri, 2012
(2) L'espressione “Era della Roccia Madre” è stata coniata
dalla celebre archeologa e paleontologa lituana Marija Gimbutas, per
delineare il periodo paleolitico in cui l'Europa affondava le sue radici
culturali in una società di tipo matriarcale e matrifocale; incentrata sulla
pace, sulla condivisione e sulla non-competizione - tratto da Luisella
Veroli, Dal Cosmo alla Cosmesi, la divina seduzione e l'arte del
trucco dalla preistoria al futuro
(3) Per comprendere il significato delle Madri secondo la tradizione
portata avanti da Strega in Rosa si visiti la sezione La Via delle Madri
(4) Italo Calvino, Sulla Fiaba
Diritti
Testo di Claudia Simone. Tutti i diritti riservati.
Crediti fotografia: Pinterest di artista ignoto/a

Commenti
Posta un commento