Nel periodo più freddo dell'anno si può praticare un incanto
della magia tradizionale Pow-wow(1), un tipo di magia popolare che
unisce elementi pagani e della stregoneria celtica ad elementi delle religioni
native americane.
Quando le giornate sono le più corte dell'anno e il buio
prende il sopravvento ci si può rivolgere al potere del fuoco e al potere del
ghiaccio, principali elementi anticamente utilizzati per le magie di
guarigione.
Il solstizio d'inverno è tradizionalmente il momento della
magia del fuoco per eccellenza, in ogni parte d'Europa e del mondo.
Praticare una devozione al fuoco ancestrale può farci
sentire più vicine alle radici delle nostre antenate sacerdotesse, che furono
le prime a praticare l'incanto e l'armonia.
Con la parola incantesimo si definisce l'atto o
l'operazione dell'incantare, ovvero di operare magicamente su luoghi e oggetti,
su animali o persone(2), che a seguito di tale atto subiscono una trasformazione,
ossia acquisiscono delle caratteristiche magiche. Tale pratica, nella sua
natura più pura, che si può tradurre con “canto che viene dall'interno”(2) dal
prefisso in che significa dentro e cantum, participio
passato latino di cantare, non può nuocere a nessuno, ma ha lo scopo preciso di
armonizzare ciò che sfiora e su cui si focalizza.
Se è vero che solo alcuni individui, dotati di particolari
poteri, possono essere in grado di produrre l'incanto dal loro interno(2) –
attingendo cioè a se stesse o se stessi – è pur vero chiunque può provare a
connettersi alle energie naturali emanate, per esempio, dagli elementi, oppure
da alcuni luoghi o da alcuni oggetti che in precedenza sono stati incantati, e alcuni sono essi stessi incarnazione di incanto.
Consapevoli di ciò, ci si può
connettere consapevolmente all'incanto del fuoco e del ghiaccio, che sono
all'apparenza sostanze di potere opposte, ma che, in realtà, secondo un
principio alchemico presente in Aurora Consurgens, pt.2, in Artis
auriferae, vol.1, p.212 che recita “Ignis noster est Aqua”, ovvero
la nostra acqua è fuoco, rappresentano la stessa materia.
Si tratta quindi di creare una armonia devozionale, una
sosta pacifica nel luogo profondo e consapevole di se stessi, ancorandosi
all'incanto naturale che permea tale sostanza. L'incanto è tanto più efficace
quando viene dedicato a un archetipo divino al quale è solito affidarsi: ognuna
di noi prova una innata affinità con qualche dea e con qualche mitologia
particolare, tutto è concesso purché funzioni per sé.
Quando ci si connette all'incanto la mente e il cuore sono
liberi e l'anima si esprime.
A ogni modo, la tradizione dell’Antro consiglia di praticare
la dedica a una dea che si conosce bene e che possieda le chiavi del mondo
sottile. Ogni tradizione ne ha una o più di una, sono tutti volti di un flusso
di potere antico e onnicomprensivo. Essendo questo incanto caratteristico del
periodo freddo e buio, lo si potrebbe dedicare alla antenata del focolare –
la Berchta, la Dama Bianca, la Befana – in particolare al suo aspetto
luciferino ancestrale.
Le si potrebbe chiedere di ampliare la nostra conoscenza,
facendole spazio dentro di noi affinché l'incanto degli elementi che le sono
propri – il fuoco celeste che custodisce e il ghiaccio della stagione che le
appartiene – ci attraversi.
Occorrente e svolgimento
Un tavolino, un piccolo calderone – o una ciotolina a
prova di fuoco – un portacandele o un piccolo contenitore che stia dentro
al calderone, una manciata di ghiaccio, una candela e dei fiammiferi.
A questo punto si metterà il calderone sul tavolino, il
piccolo contenitore con la candela dentro al calderone, e si spargerà il
ghiaccio attorno al candeliere, dentro il calderone e, dopo aver effettuato la
pratica di grounding e centering (ovvero di radicamento e centratura) si
possono stendere le mani sul ghiaccio, e sussurrare:
“Saluto questo giorno con amore e in un abbraccio,
e chiamo le antenate del ghiaccio.
Forti energie e saggezza del Nord
venite avanti concordi”.
A questo punto si potrebbe accendere la candela nel candeliere, praticare ancora la respirazione consapevole, e stendere le mani sulla fiamma che fluttua, e sussurrare:
“Saluto questo giorno con amore e coraggio,
e alle antenate rendo omaggio.
Sud porti armonia, passione e ottenimento
per favorire della Strega armonia e avanzamento”.
La terza parte del piccolo incanto prevede invece che le mani si posino ai lati del calderone, avvertendo l'unione profonda con le antenate che praticarono questo incanto nei tempi remoti e focalizzandosi senza sforzo sul calore e sull'energia che cresce nelle proprie mani, immaginando di mescolare con la mano, ruotandola in senso orario sopra il calderone, il fuoco con il ghiaccio, in una armonica danza di opposti che si stabilisce così nella nostra casa e dentro di noi, e si potrebbe recitare:
“Arda luminosa questa candela in onore
di voi da tempo tornate alle vostre dimore.
Oh, Dama Bianca invoco la tua luce
che sempre più mi conduce”.
A questo punto, si lasci consumare la candelina.
Per comodità, se si vuole utilizzare questo piccolo rito più
spesso, si possono utilizzare le piccole candeline che si comprano per le feste
di compleanno. Bruceranno in poco tempo e non si rischierà di lasciarle
accese incustodite.

***
Bibliografia
(1) L'incanto sopra descritto è stato raccolto dal testo Il
Calderone Magico di Silver RavenWolf, Sentiero Magico, Macro Edizioni, 2003. Il
testo è stato riadattato e scritto al femminile
per una questione puramente preferenziale. Inoltre, alla voce Dama
Bianca potete sostituire tranquillamente una dea o un dio che sentite
più affine alla vostra natura. Quando si ricerca e si divulgano articoli sulle
divinità antiche è importante rispettare la verità delle fonti ed essere quanto
più possibile obiettive, ma quando si pratica l'incanto, invece, si è
totalmente libere di entrare in aspetto con le energie che si sentono affini e
che si sentono efficaci per se stesse.
(2) All'Origine delle Parole, ovvero del significato occulto
ed antico di alcune parole e del potere di conoscenza e di magia che in esse si
può ancora trovare; Mario Negri, Edizioni della Terra di Mezzo, 2011
(3) Psicologia e Alchimia, Carl Gustav Jung, Edizioni
Bollati Boringhieri, 2007
Diritti
Testo di Claudia Simone. Tutti i diritti riservati.
Crediti fotografia: Pinterest di artista ignoto/a

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