L'ultima sera dell'anno, una piccola venditrice di
fiammiferi se ne stava seduta tra la neve, aveva i piedini nudi, violacei per
il freddo e il suo magro corpicino tremava tutto, percorso da brividi.
Non osava tornare a casa, perché non era riuscita a vendere
nemmeno una scatola di fiammiferi e il babbo l'avrebbe battuta e poi anche
lassù, nel loro abbaino, pieno di fessure, non avrebbe fatto certo più caldo di
lì.
Per riscaldarsi accese un fiammifero e, appena la debole
fiammella brillò, la piccola si trovò per incanto davanti una stufa e già si
sentiva rinascere davanti a quel calore. Ma poi il fiammifero si spense, e la
stufa scomparve, lasciando la bimba ancora sola fra la neve.
Ne accese subito un secondo, e allora il muro contro il
quale si appoggiava divenne trasparente, e la piccola si trovò in una stanza
ben calda con una tavola apparecchiata nel mezzo, sulla quale troneggiava una
enorme oca arrosto, circondata da bionde patatine. Ma quando la bambina stese
le manine avide verso quella grazia divina, la visione scomparve e al suo posto
ritornò ancora il muro nudo e freddo.
Acceso un terzo fiammifero, la bambina si trovò
improvvisamente seduta sotto un albero di Natale sul quale bruciavano mille
candele; ma appena ella alzò le manine, il fiammifero a quel movimento si
spense, mentre tutte le candele salirono in alto, sempre più in alto, finché si
confusero con le stelle e l'albero scomparve nella notte.
Accese allora il quarto fiammifero e si fece una gran luce,
in mezzo alla quale stava la sua nonna morta che le sorrideva dolcemente. — Oh,
nonna! — implorò la piccola fiammiferaia — Portami con te! Presto! Perché
quando il fiammifero si spegnerà, tu te ne andrai come la stufa, l'oca e
l'albero di Natale.
E perché l'apparizione non scomparisse subito, accese una
scatola intera di fiammiferi.
La nonna prese allora la nipotina tra le braccia e la portò
in alto lassù dove non c'è né freddo, né fame, né sofferenze.
La mattina dopo fu trovato il corpicino esanime di una piccola
venditrice di fiammiferi che era morta assiderata durante la notte.
*****
La chiave-fuoco
Forse è per questo che i nostri antenati dell'antica Europa
festeggiavano il periodo solstiziale e nel periodo delle Dodici Notti d’inverno
accendevano grandi fuochi: il fuoco non solo allontanava il buio, ma era una
porta segreta sull'aldilà, un passaggio concreto che legava i morti con i
vivi, gli spiriti con la materia e infatti sin dal neolitico si credeva fosse
custodito dalla “grande antenata” (anche conosciuta come nonna fuoco in varie aree di Europa) colei che noi conosciamo come Befana e che,
nei panni della madre celeste dei semiti, Astarte – con la quale condivide un
antico corredo – era forse l’apparizione (Epifania) della stella cometa,
del fuoco celeste.
Forse, nel contesto della fiaba, il lembo di fuoco che si
aprì nel buio grazie al fiammifero fu la maniglia che la piccola fiammiferaia
afferrò per accedere al mondo della sua nonnina, figura che richiama molto la
Dama Bianca, poiché fa la sua apparizione proprio nel periodo dell'anno sotto la
sua egida, nonché evoca gli attributi della Berchta, la luminosa strega alpina
che porta la morte.
La neve, l'albero di Natale e il fuoco inteso come chiave d’accesso
a un regno altro – che la Dama Bianca e le dee che appartengono al suo “strascico”
presiedono – sono attributi della madre bianca preindoeuropea che in
lei trova il suo archetipo più espanso.
La dea degli emarginati
La Perchta, che abbiamo visto essere un aspetto della
Dama Bianca tipico del folklore alpino e soprattutto bavarese, nonché sua
stessa incarnazione, è infatti una temibile strega, che fa giustizia degli
emarginati. Rimane tutt’oggi protettrice delle donne e dei bambini, e in
definitiva dei più deboli, di coloro che non hanno la forza di difendersi da
sole/i e invocano il suo aiuto.
Nella fiaba, di origine danese, e nella quale vive una
reminiscenza di questa dea di luce e fortuna; l'apparizione della nonnina
veicola l'anima della nipote in un regno di abbondanza e prosperità,
similmente a ciò che avviene in tutte le fiabe e le leggende che narrano di Frau Holle, volto germanico della Dama Bianca, che attraverso un elemento
soprannaturale trasporta le bambine gentili e volenterose in un regno di
opulenza e benedizione.
Una realtà animista
“La mattina dopo fu trovato il corpicino esanime di una
piccola venditrice di fiammiferi che era morta assiderata durante la notte”. Così
si conclude la breve fiaba, con il corpo esanime della bambina.
Esanime significa “senz'anima”, dal prefisso es, che
significa fuori. Il corpo della bambina venne trovato senza l'anima, nonché
con l'anima fuori dal corpo.
Il sottile significato di questa parola ci aiuta a ricordare
la missione principale di questo portale di ricerca, portavoce di una realtà animista:
dare voce all'anima di chi non ha più voce per narrare la propria storia.
Ogni volta che una mano invisibile indica un racconto, mi
metto in ascolto, sapendo che quelle sono le sirene inascoltate di anime che
necessitano di riemergere per insegnarmi qualcosa e, forse, per donare qualcosa
ad altre e altri attraverso la mia penna.
Riflessioni.
Erano giorni che, avidamente, cercavo questa versione pura e
delicata della fiaba. Ciò di cui narro, spesso, parla della mia stessa storia,
ed è anche un modo per elaborarla. Una storia dove nei momenti difficili sono
stata lasciata da sola, abbandonata, e dove la luce più grande, che ho
sempre dovuto trovare dentro di me e in quale rara guida trovata lungo il
percorso, è stata quella della grande madre, della vecchia ancestrale
che in qualche modo mi ha sempre salvata,
ricongiungendomi a chi avrebbe potuto aiutarmi, e ripetendomi, con i suoi mezzi
talvolta dolci, talvolta spietatamente dolorosi; che era importante che stessi
bene e che prendessi in mano il filo d'oro della mia vita, poiché dall'altro
capo del filo c'era ad attendermi la cercatrice, la cantastorie che viveva nel
profondo della mia anima che aveva ancora troppo da dire perché io cedessi ad
una vita che non mi apparteneva e alla malattia.
Anche io, come la piccola venditrice di fiammiferi, mi
sono ritrovata al freddo e al gelo, col volto bagnato dalle lacrime ed il
corpo trafitto da mille aghi per il freddo che aveva ormai penetrato la mia
interiorità quasi indelebilmente.
Anche io, come lei, sono stata salvata dalla visione di una
Dama saggia e anziana che abitava nel luogo più profondo ed inviolato di me
stessa, apparsa come un bagliore dorato nell'inverno più gelido dell'anima. È giunta
a me come una luce impetuosa, che mai si spegne.
*****
Bibliografia
La fiaba qui presentata, originariamente scritta da Hans Christian Andersen nel 1848, è tratta liberamente da Enciclopedia della Fiaba. Fiabe classiche, fiaba n. 44, p. 292, Casa Editrice Giuseppe Principato, edizione 1953.
La versione qui proposta segue fedelmente la trama originale, che non è stata in alcun modo alterata, ma solo lievemente rinarrata.
Diritti
Testo di Claudia Rosa Simone. Tutti i diritti riservati.
Crediti illustrazione: Arthur Rackham.
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