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La Piccola Venditrice di Fiammiferi e Il Fuoco Celeste

L'ultima sera dell'anno, una piccola venditrice di fiammiferi se ne stava seduta tra la neve, aveva i piedini nudi, violacei per il freddo e il suo magro corpicino tremava tutto, percorso da brividi.
Non osava tornare a casa, perché non era riuscita a vendere nemmeno una scatola di fiammiferi e il babbo l'avrebbe battuta e poi anche lassù, nel loro abbaino, pieno di fessure, non avrebbe fatto certo più caldo di lì.
Per riscaldarsi accese un fiammifero e, appena la debole fiammella brillò, la piccola si trovò per incanto davanti una stufa e già si sentiva rinascere davanti a quel calore. Ma poi il fiammifero si spense, e la stufa scomparve, lasciando la bimba ancora sola fra la neve.
Ne accese subito un secondo, e allora il muro contro il quale si appoggiava divenne trasparente, e la piccola si trovò in una stanza ben calda con una tavola apparecchiata nel mezzo, sulla quale troneggiava una enorme oca arrosto, circondata da bionde patatine. Ma quando la bambina stese le manine avide verso quella grazia divina, la visione scomparve e al suo posto ritornò ancora il muro nudo e freddo.
Acceso un terzo fiammifero, la bambina si trovò improvvisamente seduta sotto un albero di Natale sul quale bruciavano mille candele; ma appena ella alzò le manine, il fiammifero a quel movimento si spense, mentre tutte le candele salirono in alto, sempre più in alto, finché si confusero con le stelle e l'albero scomparve nella notte.
Accese allora il quarto fiammifero e si fece una gran luce, in mezzo alla quale stava la sua nonna morta che le sorrideva dolcemente. — Oh, nonna! — implorò la piccola fiammiferaia — Portami con te! Presto! Perché quando il fiammifero si spegnerà, tu te ne andrai come la stufa, l'oca e l'albero di Natale.
E perché l'apparizione non scomparisse subito, accese una scatola intera di fiammiferi.
La nonna prese allora la nipotina tra le braccia e la portò in alto lassù dove non c'è né freddo, né fame, né sofferenze.
La mattina dopo fu trovato il corpicino esanime di una piccola venditrice di fiammiferi che era morta assiderata durante la notte.

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La chiave-fuoco

Forse è per questo che i nostri antenati dell'antica Europa festeggiavano il periodo solstiziale e nel periodo delle Dodici Notti d’inverno accendevano grandi fuochi: il fuoco non solo allontanava il buio, ma era una porta segreta sull'aldilà, un passaggio concreto che legava i morti con i vivi, gli spiriti con la materia e infatti sin dal neolitico si credeva fosse custodito dalla “grande antenata” (anche conosciuta come nonna fuoco in varie aree di Europa) colei che noi conosciamo come Befana e che, nei panni della madre celeste dei semiti, Astarte – con la quale condivide un antico corredo – era forse l’apparizione (Epifania) della stella cometa, del fuoco celeste.
Forse, nel contesto della fiaba, il lembo di fuoco che si aprì nel buio grazie al fiammifero fu la maniglia che la piccola fiammiferaia afferrò per accedere al mondo della sua nonnina, figura che richiama molto la Dama Bianca, poiché fa la sua apparizione proprio nel periodo dell'anno sotto la sua egida, nonché evoca gli attributi della Berchta, la luminosa strega alpina che porta la morte.
La neve, l'albero di Natale e il fuoco inteso come chiave d’accesso a un regno altro – che la Dama Bianca e le dee che appartengono al suo “strascico” presiedono – sono attributi della madre bianca preindoeuropea che in lei trova il suo archetipo più espanso.
 
La dea degli emarginati

La Perchta, che abbiamo visto essere un aspetto della Dama Bianca tipico del folklore alpino e soprattutto bavarese, nonché sua stessa incarnazione, è infatti una temibile strega, che fa giustizia degli emarginati. Rimane tutt’oggi protettrice delle donne e dei bambini, e in definitiva dei più deboli, di coloro che non hanno la forza di difendersi da sole/i e invocano il suo aiuto.
Nella fiaba, di origine danese, e nella quale vive una reminiscenza di questa dea di luce e fortuna; l'apparizione della nonnina veicola l'anima della nipote in un regno di abbondanza e prosperità, similmente a ciò che avviene in tutte le fiabe e le leggende che narrano di Frau Holle, volto germanico della Dama Bianca, che attraverso un elemento soprannaturale trasporta le bambine gentili e volenterose in un regno di opulenza e benedizione.

Una realtà animista

“La mattina dopo fu trovato il corpicino esanime di una piccola venditrice di fiammiferi che era morta assiderata durante la notte”. Così si conclude la breve fiaba, con il corpo esanime della bambina.
Esanime significa “senz'anima”, dal prefisso es, che significa fuori. Il corpo della bambina venne trovato senza l'anima, nonché con l'anima fuori dal corpo.
Il sottile significato di questa parola ci aiuta a ricordare la missione principale di questo portale di ricerca, portavoce di una realtà animista: dare voce all'anima di chi non ha più voce per narrare la propria storia.
Ogni volta che una mano invisibile indica un racconto, mi metto in ascolto, sapendo che quelle sono le sirene inascoltate di anime che necessitano di riemergere per insegnarmi qualcosa e, forse, per donare qualcosa ad altre e altri attraverso la mia penna.
 
Riflessioni.

Erano giorni che, avidamente, cercavo questa versione pura e delicata della fiaba. Ciò di cui narro, spesso, parla della mia stessa storia, ed è anche un modo per elaborarla. Una storia dove nei momenti difficili sono stata lasciata da sola, abbandonata, e dove la luce più grande, che ho sempre dovuto trovare dentro di me e in quale rara guida trovata lungo il percorso, è stata quella della grande madre, della vecchia ancestrale che in  qualche modo mi ha sempre salvata, ricongiungendomi a chi avrebbe potuto aiutarmi, e ripetendomi, con i suoi mezzi talvolta dolci, talvolta spietatamente dolorosi; che era importante che stessi bene e che prendessi in mano il filo d'oro della mia vita, poiché dall'altro capo del filo c'era ad attendermi la cercatrice, la cantastorie che viveva nel profondo della mia anima che aveva ancora troppo da dire perché io cedessi ad una vita che non mi apparteneva e alla malattia.
Anche io, come la piccola venditrice di fiammiferi, mi sono ritrovata al freddo e al gelo, col volto bagnato dalle lacrime ed il corpo trafitto da mille aghi per il freddo che aveva ormai penetrato la mia interiorità quasi indelebilmente.
Anche io, come lei, sono stata salvata dalla visione di una Dama saggia e anziana che abitava nel luogo più profondo ed inviolato di me stessa, apparsa come un bagliore dorato nell'inverno più gelido dell'anima. È giunta a me come una luce impetuosa, che mai si spegne.

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Bibliografia

La fiaba qui presentata, originariamente scritta da Hans Christian Andersen nel 1848, è tratta liberamente da Enciclopedia della Fiaba. Fiabe classiche, fiaba n. 44, p. 292, Casa Editrice Giuseppe Principato, edizione 1953.
La versione qui proposta segue fedelmente la trama originale, che non è stata in alcun modo alterata, ma solo lievemente rinarrata.

Diritti

Testo di Claudia Rosa Simone. Tutti i diritti riservati.

Crediti illustrazione: Arthur Rackham.

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