“Nel periodo che intercorre tra Natale ed Epifania, ovvero dalla notte tra il 25 e il 26 dicembre e quella tra il 5 e il 6 gennaio ricorrono le
Dodici Notti, il tempo del “tribunale delle streghe”, in cui non può essere
steso il bucato, in cui le donne che lavorano troppo vengono punite. Il ginepro
è la pianta che appartiene a questo periodo, poiché il suo fuoco magico ha il
compito di trasformare, benedire, guarire, insieme al salice e al sambuco” (1).
Le notti che intercorrono tra il Natale e l'Epifania, nonché
tra la rinascita della creatura solare portata dall’inverno e il giorno della
Befana – che è quanto di più vicino in Italia sia rimasto della Dama Bianca, dea
preindoeuropea delle stagioni alla base della germanica Frau Holle e
della corrispondente alpina Perchta, conosciuta anche come “Fata
Piumetta” – sono il periodo di congiunzione dall'anno
antico lunare con 354 notti, all'anno solare giuliano con 365 giorni che si chiama “Dodicesimo”,
e la Bercht, ovvero la Perchta, con il suo seguito di bestie selvagge, durante questo tempo andrebbe a cercare la gente a casa, trascinando nell'aria la corsa selvaggia (1). Le
Dodici Notti erano quindi in origine il tempo derivante dalla differenza tra
l'antico anno lunare e quello solare. Diffuse soprattutto in area alpina e prealpina, si dice che in questo periodo le streghe tenessero il loro tribunale (1), giudicavano gli affaristi, i contadini e tutti i conti in sospeso venivano regolati. Le notti dal Natale all'Epifania sono inoltre
notti di oracolo sul tempo e sul destino, ed è per questo che sono connesse
alle Dísir e alle Nornir.
Sono notti favorevoli per per interrogare
il fato, per entrare in contatto con le energie sottili e di tenebra e per
svolgere incantesimi di riconoscimento della “Trud” (1). Invero le Truden sono i
folletti scompigliatori della Perchta e, curiosamente, il nome di un delle
valchirie è proprio Thrúdhr, che significa “donna” o “forza” (2).
Non a caso la famigerata caccia selvaggia attribuita a Odino
che avverrebbe durante queste notti, potrebbe essere stata, ab origine,
la marcia infernale della Perchta e delle sue Truden (simbolicamente accostabile alla cavalcata delle Valchirie).
La prima delle dodici notti segue la Modranicht, la notte delle Madri (3) che ricorre tra il 24 dicembre e il 25 dicembre, mentre “l'ultimo dei mistici dodici giorni è l'Epifania o Dodicesima
Notte ed è stato scelto come il tempo più opportuno per l'espulsione delle
potenze del male in varie parti d'Europa” (4).
In Boemia si chiamavano “Unternächte” (1), in
tedesco unter significa sotto, forse in riferimento al “regno
di sotto” e alle deità di questo tempo, connesse ad oscurità, luce e magia e a tutto ciò che avviene silenziosamente e nascosto, nel ventre della terra...
In effetti, un altro
modo di chiamare le Dodici Notti in tedesco è “Rauhnächte”: il primo elemento è incerto, o deriva da rauh / rûch, medio alto tedesco rûch,“ruvido” o “peloso”, riferito ai demoni coperti di pelliccia che secondo la tradizione alpina e germanofona vagano in queste notti, oppure da Rauch, “fumo”, in riferimento all’incensazione frequente nel periodo natalizio (5). Soprattutto i contadini spargevano fumo per benedire le stalle.
In uso anche il termine “Glöckelnächte” che si riferisce al Glöckeln ossia una sorta di questua, l'andare di porta in porta e bussare (suonare il campanello). Glöckner è in effetti il termine arcaico tedesco per la persona incaricata di suonare le campane; servitore della chiesa o “campanaro” (6), etimologicamente da Glocke, “campana”, (una usanza che ricorda un altro tempo liminare di streghe e demoni femminili, quello della vigilia di Ognissanti). Secondo un altro testimonio, il nome Glöckler sarebbe alla base dell'usanza delle “Notti di bussare” (7) degli ultimi tre giovedì prima di Natale del Sud della Germania, Austria e Svizzera ossia deriva dal medio alto tedesco klocken, “bussare” (8) – in tedesco moderno klopfen (9) – quindi non sarebbe “originariamente collegato alle campane”, niente meno alle usanze rumorose connesse ai Krampus e alle Perchten o al carnevale, ma più di tutto una consuetudine di ritiro (7).
Simbolicamente, si tratta di un momento prezioso, dove espellere le tossine di tutto l'anno passato e prepararsi al nuovo. In passato, era usanza che certe energie venissero esorcizzate ed allontanate con grandi fuochi: ciò
avveniva in Europa già nel neolitico, quando gli antenati venivano “ricacciati” nel
regno di sotto in occasione del Capodanno che poteva svolgersi alla fine
di gennaio ma anche in un tempo più lontano, a seconda dei luoghi e delle usanze locali, a segnare la fine della stagione
fredda e accogliere la primavera.
La grande antenata – anche conosciuta come custode del fuoco
celeste, di cui la Befana è l'eredità più vicina al nostro folklore attuale – veniva invitata
ad abbandonare i villaggi dei clan, che nella cenere riconoscevano le ultime
tracce del suo volto fuligginoso...
Queste usanze sono rimaste intatte in molte culture pagane
primitive d’Europa.
L'atto di bruciare il ceppo di quercia veniva consumato nel
periodo solstiziale, così come bruciare una bambola feticcio dalle
sembianze di vecchia nel mese di gennaio, come simbolo di conclusione dell'anno
passato.
Anche la fumigazione della salvia, sacra alla Dama Bianca che cammina in queste notti,
potrebbe essere una usanza legata a questo tempo.
Un altro modo di chiamare le Dodici Notti che susseguono la
notte della vigilia di Natale, è “Innernächte”, in tedesco le notti “interne” o interiori, introspettive e letargiche di
ricongiungimento con le radici, ma anche le notti nelle
quali era meglio restare dentro alle case, a rifocillarsi, a raccontare storie,
a godere dei legami familiari. Del resto, diverse sono le fiabe europee dove la ricorrenza appare, seppure velata: i Dodici Mesi dell'anno, le Dodici Principesse Danzanti, i dodici lacci di busto rotti dalle sorellastre di Cenerentola nella fiaba integrale dei due Grimm più famosi...
Durante le Dodici Notti è consigliato stare al riparo, e rintanarsi, non solo fisicamente ma anche interiormente, varcando e plasmando la dimensione segreta che ognuna/o di noi custodisce dentro di sé.
Bibliografia e sitografia.
(1) Francia, Luisa. Le tredici lune. A cura di Luciana Percovich, Casa Editrice Le Civette di Venexia, 2011. Le Civette – I saggi, capp. 1–3.
(2) Emanuele, Claudia. Le divinità femminili del pantheon nordico. Edizioni La Zisa, 2015.
(3) Bede. The Reckoning of Time. Translated, with introduction, notes, and commentary by Faith Wallis, Liverpool University Press, 1999, p. 53., cfr. Beda Venerabilis. De Temporum Ratione. Patrologia Latina, vol. 90, col. 293–578D, edited by J.-P. Migne, 1862. Documenta Catholica Omnia, p. 356, cap. XV “De mensibus Anglorum”.
(4) Frazer, James G. Il ramo d’oro: studio sulla magia e la religione. Bollati Boringhieri, p. 656.
(5) “Rauhnacht”. Digitales Wörterbuch der deutschen Sprache (DWDS), Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften.
(6) “Glöckner.” DWDS – Digitales Wörterbuch der deutschen Sprache.
(7) “Anklopfnächte.” Wikipedia: Die freie Enzyklopädie.
(8) “Glöckler”. Wikipedia: Die freie Enzyklopädie.
(9) “klopfen”. DWDS – Digitales Wörterbuch der deutschen Sprache.
Diritti
Testo di Claudia Rosa Simone. Tutti i diritti riservati.
Crediti illustrazione: Pinterest di artista ignoto/a.


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