Non c'è ragione per cui ognuno e ognuna non abbia
esattamente ciò che merita, ciò con cui è in armonia profonda.
Non c'è alcuna ragione perché ciò per cui si nutre sincero
amore e dedicazione venga in qualche modo negato o sottratto, questo in realtà
non accadrebbe mai.
Spesso siamo proprio noi a chiedere, a livello vibrazionale,
gli ostacoli che incontriamo.
Tali ostacoli vengono accordati dalla forza che tutto abita
e circonda, perché senza saperlo siamo noi a richiederli e poiché “lei” sa
tutto, non c'è ragione perché ci sottragga a ciò che spetta.
Molto di ciò che accade è esattamente ciò che non ci
accorgiamo di volere, ad un livello profondo: ogni avvenimento, sul sentiero, è
un frammento di verità.
Persino la malattia può rappresentare, in alcuni casi, un
modo attraverso cui la nostra anima antica ci chiama affinché si possa vederla
e riconoscerla, per condurci di nuovo sul sentiero di casa.
Se non ci fossero ostacoli, probabilmente non ci
accorgeremmo di essere sul cammino che non appartiene alla nostra vera natura e
ancora, se la nostra vita rispondesse alle nostre parole più che alla nostra
richiesta “sottile” effettiva – che si origina nei nostri habitus interiori
cronici – vedremmo apparire ogni sorta di situazioni od oggetti che di
certo ci renderemmo conto di non desiderare davvero poiché, spesso, la nostra
personalità incarnata (l’io fisico) ha tendenze differenti (spesso risultato di
ci che si ha appreso dall’esterno, da modelli artificiali imposti) rispetto a
quelli che l'anima antica ha per noi, ed è per questo che sembrano irraggiungibili
(in alcuni casi per fortuna!).
Non sono i nostri, in fondo: ciò che è nostro, che è già
nostro, parte innata di noi, non può faticare troppo a venire alla luce.
Verrà.
Può volerci del tempo, questo sì, ma quando si è totalmente
in armonia con quanto profondamente si è davvero, non c'è ragione perché non
venga naturale dire, fare essere e diventare ciò che si è, attraverso azioni e
scelte quotidiane, l'una propedeutica all'altra.
Si è già chi si è. Non c'è alcun motivo per non
esserlo o non diventarlo, poiché è la ragione stessa per cui si è al mondo,
realizzare l'opera di identificazione e conoscenza profonda dell'anima antica
che abita dentro. Ognuno degli incanti, delle ricerche, delle poesie e delle
immagini proposte all'interno dell’Antro, hanno lo scopo di aiutare le streghe
che vi accedono a portare alla luce la propria immagine interna, eterna e
inviolabile.
Camminando Le Vie Misteriche (qui accennate e
proposte) è possibile rispecchiarsi in quegli atti ciclici e rituali che le
nostre antenate e antenati svolgevano allo scopo di armonizzarsi con la natura
intima delle cose: ossia con l'anima antica del mondo, che è il macrocosmo
della nostra stessa anima, che ha in essa i misteri dell'anima originaria e
che, a poco a poco, attraverso la pratica dell'armonia e dell'occulto volto
alla riappacificazione (e riappropriazione) dell'interiorità, si
spogliano delicatamente del loro segreto, per sgorgare nella mente conscia e
nelle azioni concrete, adempiendo così all'unico scopo che esiste e al quale si
dovrebbe aspirare: essere chi si è, e accedere – senza vergognarsi di farlo o sentendosene in colpa perché altre o altri
non hanno ciò che abbiamo noi – ai mezzi per poterlo essere appieno.
Spesso ciò di cui abbiamo bisogno non è pensare ai nostri
obiettivi, o chiedere a una forza sovrannaturale – anche se ogni forza,
dopotutto, è naturale, se esiste – di darci ciò che vorremmo; come una sorta di
elenco puntato delle proprie aspirazioni.
Tutt'altro.
Ciò che andrebbe fatto è indagare sui sapori, gli odori, le
immagini, le azioni semplici e quotidiane, i colori, i luoghi e gli elementi
naturali che ci fanno sentire di essere nella casa della nostra anima: è ciò
che serve a conoscersi e a sapere quale casa chiama la propria scintilla interiore.
A ognuno e ognuna sarà venuto già in mente qualcosa, anche
soltanto leggendo le ultime parole: questi sono i punti da cui cominciare se si
vuole conoscere l'essere luminoso e antico che vive dentro, che è composto
molto più di bellezza «profana», concreta e quotidiana, piuttosto che di una
qualche astrazione numinosa alla quale ambire, senza peraltro riuscirci mai
(diffidate di colore che dicono di esserci riuscite e riusciti).
Attraverso le sensazioni più concrete e semplici (quelle che
svolgiamo in cucina, in bagno, tra le mura di casa, ad esempio) l’anima antica
comunica con noi in continuazione.
Invece di “chiedere qualcosa”, dobbiamo immaginare che venga
richiesto da una entità altra che qualcosa di antico e profondo sia ricordato.
Invece di pensare di raggiungere qualcosa, dovremmo
permetterci di essere colti/e da qualcosa che c'è già e c'è sempre stato,
seppure assopito, in alcune e in alcuni.
Dal momento in cui la scintilla si è calata nell’embrione
che eravamo, tutto era già esattamente ciò che doveva essere, non siamo
incomplete o incompleti e non c'è nulla di “perfetto” che sia fuori di noi, al
quale dovremmo ricongiungerci.
Ecco perché, ogni anno, intorno al periodo natalizio, scrivo
una lettera alla Dama Bianca, alla Berchta, alla Befana, alla adorata Lucia candelifera
e le chiedo di donarmi i mezzi per realizzare il mio unico desiderio: fare di
me stessa esattamente ciò che sono nata per essere, nel tempo e con i mezzi che
non sempre mi è dato sapere, poiché sono tessuti da invisibili dita di Nornir.
“Dama Bianca,
insegnami ad essere chi sono veramente
aiutami a capire quale dei miei talenti
è una vera vocazione
e illumina il cammino che percorro dentro me stessa
affinché sia fatta luce sulla verità
e le ombre si vedano meglio perché io possa incontrarle.
Togli ciò che è superfluo dal mio percorso
e rendi la visione chiara
affinché ci sia spazio per l'essenziale
perché in fondo so che nulla mancherà
se cammino fiduciosa nella tua verità”.
Scritto ciò su un foglio di carta, solitamente lascio cadere
una lacrima, in quanto fluido corporeo potentissimo che mi connette alle acque
dell’inverno dell’anima.
Lo firmo con il mio nome e lo brucio nel caminetto o nel
calderone; non mancando di lasciare una generosa offerta di latte alla Dama
Bianca.
Saprò che, da lì a un anno, sarà un piacere ripensare alla
richiesta fatta l'anno precedente e dedicherò alcuni istanti a meditare su
quanto profondamente l'anno che si sta concludendo mi abbia cambiata, facendo
un breve resoconto di tutte quelle cose che sono avvenute in linea col mio
desiderio profondo e di tutte quelle che, invece, le dita tessitrici delle
Madri hanno tagliato via: lacci vecchi, a ognuna il suo…
Chiedere qualsiasi cosa che non nasca dal puro e consapevole
contatto con l'anima profonda e antica che è dentro di noi, non porterà alcun
tipo di gioia o felicità a lungo termine.
In effetti, dico spesso che la felicità è sopravvalutata.
Personalmente, ho sempre preferito mirare all'armonia e alla
pace e, ironia della sorte, queste derivano più dal non avere molte delle cose
che si credono desiderabili che dall'averle.
Il metaforico carbone della Befana, ovvero della Berchta, di
Santa Lucia; deriva proprio da questo: ringraziamola per negarci ciò che non ci
serve realmente, per lasciare vuoto ciò che ha ragione di restare vuoto e per
ricordarci che dal buio del suo ammonimento possiamo sempre accedere
all'origine dell'anima antica e alla sua volontà più vera, che è e sempre sarà la
nostra più grande gioia, anche se spesso non lo sappiamo e confondiamo con
gioia ciò che gioia non è.
La luce della verità sgorga sempre dal buio, così come il
seme trae nutrimento dalle oscure profondità della terra, ora addormentata
sotto la galaverna.
Se proprio si desiderasse fare un elenco sotto l'albero
solstiziale, si potrebbe stilare una lista dei doni ricevuti dalla richiesta
fatta l'anno precedente.
Fare caso a ogni piccola e grande gioia che l'anno concluso
ha portato, rivivendo con gratitudine sincera nel proprio intimo, ma anche
rivisitando le sensazioni più spiacevoli, derivate dai frutti marci del
raccolto passato, può essere importante: quello sarà il concime con cui si
nutrirà la terra dove verranno piantati i nuovi semi.
Diritti
Testo di Claudia Simone. Tutti i diritti riservati.
Crediti fotografia: North Pole Post


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