La Candelora, che i cristiani ricordano, precisamente, il 2 febbraio; deriva la sua etimologia dal latino “festa candelarum” ovvero la benedizione delle candele, detta anche “Ceriola”, in riferimento ai ceri; è documentata a Roma tra la fine del IX secolo e l'inizio del X secolo e Alfredo Cattabiani in Calendario ne ipotizza una origine francese, ricordando la sua natura funebre ed espiatoria, simile alla festa dei morti e degli spiriti di novembre, di reminiscenza egizia e per questo accostata al Mercoledì delle Ceneri.
Macrobio spiegava l'etimologia del mese di febbraio (februaris in latino) connettendola ai riti purificatori: februare in latino significa purificare, espiare.
Un tempo, in ambito cristiano, le candele venivano semplicemente accese con un cero, in una cerimonia analoga a quella della veglia pasquale, mentre oggi sono semplicemente benedette.
La cerimonia antica, con l'accensione delle candele, simboleggiava soprattutto la nascita del nuovo fuoco vitale che riappare nella natura per grazia divina, come anticamera della primavera. Si trattava di un fuoco purificatore e fecondatore, così simile a quello di Brigid da far pensare a un chiaro sincretismo con la antica festa celtica di Imbolc.
Nel simbolismo cristiano (di chiara reminiscenza pagana) il cero acceso indicava anche l'inizio del nuovo cammino verso la rotta celeste, ovvero in qualche modo una elevazione eliaca, al di sopra del caos della materia, ove, nella luce di Candlemas, forse poter vedere meglio e da una prospettiva numinosa e rinnovata.
Trascendere, rendendosi un po' più simili alla purezza di quella «nascitura» fiamma che noi, anime streghe e pagane, riconosciamo come meta e volo interiore, nella luce di Erodiade/Diana.
Noto è, infatti, che le antiche litanie dedicate alla Diana preindoeuropea, dea della gioiosa danza e della luce del boschetto (assimilabile alla proto-celtica Belisama, ed ancora regina delle streghe, custode del primo vagito luciferino della religione lunare e solare delle donne) siano con il tempo passate alla Madonna, così la Berchta, assimilabile alla stessa Diana e per aferesi divenuta Befana; nelle Alpi è stata sostituita dalla Madonna ed è in effetti alla Vergine Maria – nella quale, peraltro, si cela anche il volto primitivo della stella guida egizia Iside Sopedet; o Astarte, madre sirenica e celeste dei semiti che si identifica nella Stella Cometa della Epifania – che la Candelora, prima del passaggio alla centralità della figura di Cristo, era dedicata.
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Testo di Claudia Simone. Tutti i diritti riservati.
Crediti fotografia: Pinterest di artista ignoto/a


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