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Le Streghe del Ramo del Fiume Ticino

Reportage - di Claudia Simone

Il Ramo delle Streghe, Villareale, Cassolnovo, Pavia(PV), Lombardia

Nel reame frondoso di una delle diramazioni lombarde del fiume Ticino, che si snoda nella parte più settentrionale del parco lombardo, in sponda destra, prima di raggiungere il confine piemontese si accede tramite un percorso detto anello delle streghe, narra una leggenda locale della lomellina(1) che le alghe brillanti che sfilano sulla superficie dell'acqua potrebbero essere i capelli delle donne che un tempo, proprio lì, si radunavano in segreto per svolgere riti.
Uno dei loro appuntamenti, avvenne di sabato, in una notte di luna piena ed ebbe lo scopo di purificare l'animo di una delle sorelle del cerchio, tuttavia si risolse tragicamente: secondo il racconto, infatti, il demonio stesso prese possesso della situazione, trascinando prima la donna affetta dal male, che si trasformò in un'enorme alga e con sé tutte le altre a catena, che per non abbandonare la  prima ad annegare tra le acque smeraldine del ramo non lasciarono la presa. 
L'unico tratto rimasto delle presunte streghe e della presunta vicenda di possessione (che senz'altro è una rivisitazione cristiana di una storia più antica dove il demonio nemmeno esisteva) furono proprio le caratteristiche alghe, che ancora oggi giacciono liete a ondeggiare sulla superficie delle acque, rapendo lo sguardo dei visitatori e disegnando ataviche fantasie negli animi.

Il percorso

Il percorso, che può essere incominciato dalla centrale idroelettrica di Vigevano, oppure dalle parti della chiesa parrocchiale della Buccella; termina nella frazione Villareale di Cassolnovo, in provincia di Pavia, località dalla quale si ha accesso all'effettivo tratto della leggenda, che riguarda uno dei rami, insieme a quello dei prati, quasi del tutto abbandonati e poco conosciuti persino dagli abitanti di Villareale e della vicina Vigevano. 
Secondo quanto ipotizzato, non si trattò di un caso isolato, bensì fu per molto tempo una abitudine delle donne di potere del luogo, unirsi per il famigerato Sabba e pare che i testi a cui le streghe si ispiravano per la guarigione della loro compagna malata, discendevano direttamente dal verbo dei celti, forse, come reminiscenza di un tempo molto addietro, dove figure simili a Druidi avrebbero praticato riti di magia e purificazione proprio su quelle sponde frondose, di cui oggi restano poche memorie sbiadite tra le nebbie del tempo antico.  
L'origine della parola sabba(2) è poco chiara ma pare derivi da un rapporto con il numero sette e pare anche non essere una parola di derivazione del cerimoniale giudaico, ma potrebbe avere radici etimologiche nel verbo s'ebattere (giocare) a prova dell'originario sentimento di gaiezza che, sin dalla notte dei tempi, animò le praticanti delle vie dell'incanto e della consapevolezza naturale; tutt'altro dal sentimento diabolico che la chiesa ha poi attribuito agli abitanti delle campagne in cui viveva ancora il vagito dei riti intitolati alla Grande Madre e alle sue potenze sottili e acquatiche, di cui il Ramo delle Streghe è chiaramente intriso, in quanto potrebbe essere eredità di un culto molto antico. 
Tale termine, così come il termine esba, che indicava appuntamenti più specifici e particolari dedicati a pochi adepti, venne coniato da Estebène Cambrue. 
Tutt'oggi (si tratti di leggenda o di realtà), le alghe fanno inceppare le barche che navigano il ramo, facendo incorrere i pescatori, che vi si recano numerosi per via della copiosa varietà di pesci e anfibi che lo abitano, in spiacevoli disguidi. 
Se si tratti delle streghe, ormai trasformate in spiriti delle acque, che fuorviano deliberatamente gli uomini nella nebbiolina verde, emettendo un pallido languore e sventolando i loro lunghi capelli vellutati, nessuno lo sa. 
Certo è che il tema della donna e strega che si assenta al sabato e nelle notti di luna piena, è senz'altro ricorrente nell'immaginario tradizionale europeo, si pensi alla sirena medievale alchemica Melusina(3), che dopo aver ceduto la sua mano a un conte francese, gli fece promettere di non essere disturbata ogni volta che sarebbe giunto il sabato (dall'ebraico shabbat, giorno di riposo) ma quando la promessa venne infranta e l'uomo scoprì che alla donna compariva a contatto con l'acqua una coda di pesce o serpente (a seconda delle versioni della leggenda) ella dapprima svenne, poi fuggì per scomparire per sempre nelle acque del mare e la casata dei Lusignan subì in seguito molte sventure, dato che la sirena appariva alle porte del castello lanciando grida funeste ogni volta che uno dei suoi membri stava per passare ad altra vita, similmente alle banshee irlandesi e scozzesi. 
Persino i re di Francia vennero colti, in un secondo momento, dalla stessa sventura, poiché Melusinaa estese la sua maledizione su di loro e alcune importanti famiglie alterarono il loro lignaggio per includere il suo nome, probabilmente per ingraziarsene la benevolenza. 

Acque sacre e reminiscenze celtiche

Il Ramo delle Streghe è effettivamente abitato da una enorme quantità di corsi d'acqua, non solo proveniente dal Ticino, responsabile della formazione dei vari Rami, ma nella sponda sinistra, i lembi dei boschi, tra cui sono ospitati anche carpini bianchi e giovani farnie, sono attraversati da pittoreschi corsi d'acque risorgive, ad esempio la Roggia Don Antonio o Del Fortino.
Anche se non si ha la certezza che un tempo  fosse utilizzato come luogo di culto pagano, è vero purtuttavia che i nostri antenati celti erano particolarmente devoti alla vegetazione boschiva tipica del posto e in particolar modo alle acque, le cui sorgenti erano quasi sempre considerate sacre a Brigid/Belisama, alle Matronae e alla meravigliosa dea preromana della luce e dei boschetti Diana, della quale ho si è parlato in numerose ricerche qui riportate. 
Non è difficile, pertanto, immaginare la magia che un tempo qui veniva alimentata, protetta e conservata, chiaramente negli angoli più remoti delle diramazioni del fiume. 
I boschi dove il Ramo delle Streghe e altri rami lombardi del Ticino si dispiegano cono costituiti prevalentemente da ontaneti, complessi formati quasi esclusivamente da ontano nero e popolazioni di salice bianco, pioppo nero, robinia, oltre che da una piccola pineta di pino strobo. 

Coltivazioni e cenni faunistici

Tutta l'area è ad alta vocazione agricola, costellata di coltivazioni di mais, riso e pioppo ibrido, tuttavia la presenza di molti corsi d'acqua e rami abbandonati sul fiume, come quello dei Prati e quello delle Streghe, favoriscono una presenza faunistica numerosa di anatidi e ardeidi. Numerosi sono anche i rapaci come la poiana, l'astore e il falco di palude, colombacci, folaghe e anatre tra cui germani reali, morette, alzavole e fischioni, e decine di cormorani, aironi bianchi maggiori e cenerini, e garzette. 
Tra i mammiferi sono stati segnalati la lepre, la volpe, il cinghiale e il capriolo, e la minilepre, introdotta nel parco ma che sta minando l'equilibrio della lepre europea autoctona. Un altro mammifero che è possibile avvistare mentre nuota fra le acque è la nutria.

Album Fotografico
di Claudia Simone

























Note, sitografia e bibliografia

(1)La leggenda del Ramo delle Streghe, disponibile in rete in diverse versioni, è tratta solo per brevi cenni da www.ilpiedeverde.it.
(2)La terminologia del Sabba è tratta dal libro Le Streghe nell'Europa Occidentale, Margaret A. Murray, Edizioni della Terra di Mezzo, p. 83, 2012.
(3)La storia di Melusina qui brevemente citata è tratta dal libro Il Fantastico Mondo delle Creature d'Acqua, Le doti magiche delle creature acquatiche, le leggende e i miti di cui sono protagoniste, le tecniche per evocarle; D.J. Conway, Casa Editrice Armenia, 2005, pp. 23-26

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