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La Strega Gattina di Cervarolo di Varallo Sesia

Reportage - di Claudia Simone

La Strega Gattina di Cervarolo
Varallo Sesia, Vercelli, Piemonte

“Gli uomini ammazzarono la Strega Gattina nella sua casa, a forza di botte, così tanto da sfigurarla, tra le imprecazioni della donna e della povera figlia malata”. 
Per questo Gianluca Bonanno, sindaco di Varallo, nel 2005 decide di erigere una lapide di fronte al Palazzo D'Adda a memoria del cruento omicidio consumato a Cervarolo, frazione di Varallo(VC), nel 1828, ma il parroco, don Gianfermo, come fa notare Giusi Fasano in un articolo del Corriere della Sera, centosettantasette primavere dopo l'omicidio “della strega a quanto pare era contrariato e forse desideroso di ritornare a un Medioevo che, si ricorda, pure nell'ottocento, era già finito da secoli.

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Varallo sorge sul fiume Sesia ed è attraversata dal torrente Mastalloneun affluente di sinistra del primo. È proprio lì che il ricordo di Margherita di Cervarolo, affisso ai piedi di un bel platano in forze, brilla di desolazione e potenza, resistendo al tempo e, forse, proteggendo Varallo dalla possibilità che il passato si ripeta, poiché di lei si ha memoria, e tenero ricordo. 
Sulla effigie si legge: “in memoria della Stria Gatina, ultima strega massacrata in Italia, trucidata a Cervarolo di Varallo il 22 Gennaio 1828, custode dell’antica sapienza montanara”. Il platano ove la effigie è stata installata, sembra osservare, bicefalo, con un volto la memoria della strega e, con l'altro, il Torrente Mastallone. 
Che vegli la vita e la bellezza, allora, e scoraggi, in coloro che ancora sono inconsapevoli, atteggiamenti di fanatismo e prevaricazione, gli stessi che portarono a morte la povera Gatina: una donna solitaria e dal brutto carattere, si diceva; un po' la capisco, dato che spesso sopirsi in un «mondo oltre» è la sola scelta possibile, per coloro che vedono ciò che altre od altri ignorano.  
“Abile nelle arti curative e negli impacchi, veniva descritta dai suoi contemporanei come molto petulante e noiosa. Alta, con una faccia deforme, nera, bitorzoluta.” (Tratto da www.visitvalsesiavercelli.it, Cfr. Girolamo Lana, Errori volgari nella fisica, Milano, 1830).
Margherita Guglielmina venne additata come “strìa”, un termine in voga nel Medioevo per identificare quelle donne e uomini, forse custodi del fuoco della saggezza antica, che in qualche modo incarnavano – e per questo erano considerate/i minacciosi – le ultime testimoni di una religione (dianica) tanto vecchia da risalire, nel suo corredo e connotati, alla preistoria. 
Queste donne libere e attraversate dal respiro dell’anima antica – che attraverso le loro scelte e comportamenti quotidiani si palesava, facendole apparire “diverse”, talvolta orribili per via dell’ignoranza, talvolta eccezionali per via dell’invidia – diventavano capro espiatorio di ogni sciagura o evento miracoloso ed inspiegabile. 
Alla stregua di diavoli dovevano essere, allora, scacciate e punite: forse perché al mediocre non piace, che gli si ricordi che lo è. E questo – al di là delle dietrologie storiche e religiose che hanno dato il via alla caccia alle streghe in cui nel diario di bordo non mi addentro, poiché ho affrontato altrove – lo vediamo nel quotidiano, ogni volta che per essere ciò che siamo, e quindi veicoli di luci, di ombre e di volontà profonde e spesso impopolari, subiamo la gogna di quella “massa di superstiziosi” tutt'oggi attiva e incattivita, nella quale vive lo stesso spirito  meschino e indagatore che portava ragazzi e bambini a «urlare alla strega» ogni volta che Margherita era incrociata in paese o nei pressi della sua abitazione. 

Tra leggenda e realtà, la brutta fine della Stria Gatina

La leggenda narra infatti che un giorno, due ragazzi di Cervarolo, abbatterono un albero di noce situato in un terreno che un tempo apparteneva a Margherita, ma che la donna, che non era né ricca né povera, dovette a malincuore vendere, dovendosi anche prendere cura della sua figlia malata, Marta Maria. La donna si oppose con tutta se stessa all'abbattimento della pianta, con la quale, probabilmente, sentiva un legame atavico, e si fece voce che Margherita  – già considerata strana e legata alla fisica oscura, per via del fatto che fosse vedova e particolarmente abile con le erbe e quindi con i cosiddetti “inciarmi” – avesse maledetto coloro che avevano compiuto questo atto: a distanza di pochi giorni uno dei due morì di una malattia misteriosa, mentre l’altro giaceva in fin di vita. Subito in paese si gridò al maleficio e due uomini, tra cui il fratello del morto, attuarono una spedizione punitiva affinché giustizia si abbattesse sull'ombra della strega: la povera donna fu massacrata a colpi di bastone nella sua casa, mentre la figlia era stata prontamente rinchiusa dai due assassini Giovanni Antonio Degaudenzi e Gaudenzio Folghera in una stanza al piano di sopra. A quanto pare i due furono istigati all'atto proprio dall'allora vice-sindaco Giovanni Delzanno, e dal consigliere Giuseppe Tognini, i quali invitarono, durante un incontro in osteria, i paesani a intimorire la strega Gattina affinché il potere delle presunte arti oscure di cui era in possesso non causasse altre disgrazie, che di lì in avanti le sarebbero state tutte attribuite, naturalmente: sebbene il Medioevo, nell'ottocento, fosse finito da parecchi secoli, e un atto così raccapricciante riportava indietro di molto le consapevolezze della gente. Dopo l’assassinio di Margherita e dopo la condanna che li vide segnati tra i banditi di secondo catalogo fuggirono e di loro non si ebbe più traccia, così le blande pene ai danni del vice-sindaco e del consigliere che avevano animato la crociata contro la povera donna vennero annullate di lì a poco e ritirate le accuse grazie all'indulto del 1831 concesso da Re Carlo Alberto. 
Ma nemmeno di Margherita né della povera figlia si ebbe più notizia, finché, nel 2005, il sindaco di Varallo Sesia, Gianluca Bonanno, decise di proclamarne la memoria, facendo installare la stele a suo tragico ricordo di fronte al Torrente Mastallone. Il toponimo  di Varallo è incerto, ma pare che Varallo possa derivare la sua etimologia da vararius, con il significato di “luogo incolto od aspro”. 
Forse, dopotutto, la stria Gatina, era in armonia con l'anima del posto, ove la sua eco è ancora viva, almeno per coloro che sono in grado di ascoltarla.

Album fotografico
di Claudia Simone

La Stele commemorativa alla Stria Gatina, Varallo Sesia (VC) - VALSESIA




Scatti a Cervarolo di Varallo Sesia, il paese d'origine della Stria Gatina e luogo del massacro
Fotografie dell'11 maggio 2025








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Sitografia di riferimento

La Stria Gatina di Cervarolo, La Dea Madre nel Nord Italia
Il Sindaco riabilita la Strega, il Parroco protesta, articolo di Redazione Uaar
Visit Valsesia Vercelli, La Stria Gatina di Cervarolo

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Testo e fotografie di Claudia Simone. Tutti i Diritti Riservati.

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