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Strega e Sirena. Elementi di Etimologia comparata.


Conoscitrici intuitive dell’incanto, Strega e Sirena, entrambe osservano il mondo da un luogo liminare, sconosciuto ai più, i cui confini – impalpabili – si fondono, per restituirle alla completezza che sono venute qui a incarnare, conoscere, esperire… Il velo che attraversano, dissolvono o, più spesso e volutamente alzano, è il medesimo. Forse. O forse no…

La parola inglese wizard/witch deriva dall'anglosassone wicca/wicce, col significato di “saggia”, saggio o sapiente (2), niente meno che dall'inglese antico wicce (3), da cui si è delineata la witchcraft (3), l'arte della strega, la quale però, è bene dirlo, non è appannaggio dei luoghi dove tale etimologia si è sviluppata ma se ne trovano tracce – uniche e diverse – in tutto il mondo.
“Wicce” è altresì la forma femminile di Wicca (3), e queste parole affondano a loro volta nel verbo wiccian (4), che significava “praticare la stregoneria” – in tal senso legate al potere di modellare, dare forma, incantare.
Secondo il dizionario etimologico (4) radice si rifrange in molteplici direzioni: nel basso tedesco wikken e wicken, ovvero fare la stregoneria, in wikker ossia indovino, nel gotico weihs, santo e nel tedesco weihan, consacrare. Parere del linguista statunitese Calvert Watkins (The American Heritage Dictionary of Indo-European Roots), è che wicce/wicca rappresenterebbe un'antica forma protogermanica, “wikkjaz”, che indicava il necromante ovvero “colui che risveglia i morti”, da una radice indoeuropea weg-, “essere forte” oppure vivace (4).
Altri studiosi hanno individuato collegamenti con l’antico inglese wigle, “divinazione”, e con wig o wih “idolo”, suggerendo che le streghe fossero, in origine, sacerdotesse di culti precristiani (4); anche se questa interpretatio è un po' restrittiva, poiché di fatto, la Strega non è necessariamente votata a un culto, ma libera di scegliere. Scrive il lessicofrago britannico Ernest Weekley (An Etymological Dictionary of Modern EnglishLondon: John Murray, 1921), “i sacerdoti di una religione soppressa diventano naturalmente maghi per i suoi successori o avversari” (4).
Nei glossari anglosassoni Wicca traduce il latino augur, e wicce indica “pitonessa”, divinatricem (4), e connota persino i Magi nei “Tre Re di Colonia”, intorno al 1400 (4).
Sebbene witch sia un termine relativamente moderno e, come visto, dalle molteplici interpretazioni – non esente, afferma Anatoly Liberman (Word Origins... and How We Know Them: Etymology for Everyone), da difficoltà fonetiche o semantiche (4)  – come piegare, modellare (3), oppure potrebbe avere una connessione con “wise”, che significa saggia o saggio (3), in generale il sentire è diffuso e condiviso e qui si ha provato a costruirne il senso sulla base delle fonti e dell'intuito personale.
La parola witch potrebbe essere connessa altresì con il termine Antico inglese “wit” (4), che osserva la “capacità mentale”, la mente come sede del pensiero e del ragionamento, o più comunemente “gewit” ossia comprensione, intelletto, senso, ma anche conoscenza e coscienza nella sua accezione “morale” (4), il che darebbe alla Strega un ruolo importantissimo, forse il più profondo di tutti: sapere scegliere cosa è giusto da cosa non lo è e muoversi solamente in quella direzione, piegando la realtà non in base al suo volere, ma in base a ciò che va fatto. Il termine deriva peraltro dal protogermanico *wit-, dalla dalla radice *weid- ossia “vedere”, e quindi conoscere, affine ancora a wise (4).
Il termine Witch, a ogni modo, ormai adoperato indistintamente sia per gli uomini che per le donne, è il femminile del maschile Wicca (3), termine adoperato nella stregoneria moderna dai primi anni Cinquanta, ma le due parole sono intrinsecamente uguali nel significato.
Naturalmente, sono stati i cristiani ad attribuirgli una connotazione esclusiva di genere, per il motivo che i misteri femminili erano considerati intrinsecamente legati al magico, all'inconoscibile, al maligno.
Già nelle “Leggi di Ælfred” dell’890 ca. (4), la stregoneria è citata come “arte femminile da bandire” e appaiono termini come “gealdricge”, colei che opera con gli incantesimi, “scinlæce”, maga legata a spiriti o fantasmi, e “lybbestre”, che potrebbe essere connesso a “lybb” (droga, veleno), indicando chi conosce l’arte delle erbe e delle pozioni. Non a caso, lo scrittore neopagano statunitense Raven Grimassi, che “adottò” la Stregheria Italiana, ipotizzò che la prima parola per indicare una strega nel particolare senso qui inteso, potrebbe avere radici nel greco antico pharmakis (3), che significa erborista che prepara pozioni, oppure nell'italiano “strigare”, niente meno che estrarre (3);  forse una semantica alchemica rispetto alla estrazione dell'aurum non vulgi dalla grotta interiore del sé (ovverosia l'oro non comune cui si riferivano gli alchimisti, figure per certi versi molto simili a streghe).
In altre lingue, l'etimologia è differente, dallo spagnolo Bruja Hexe, strega in tedesco, dal tedesco “hexen” che significa “lanciare un maleficio”, deriverebbe dall'antico alto tedesco “hagzussa” (4), che ha a che fare con le figure folcloriche connesse al sangue, alla luce e all’inverno e solo dal XVI in avanti cominciò ad assumere la connotazione di “vecchia ripugnante” (4). Probabilmente deriva dall'inglese antico “hægtes”, “hægtesse” ossia strega, maga o incantatrice, che i linguisti hanno ricostruito a partire dal protogermanico *hagatusjon, di origine sconosciuta ma il primo elemento del termine (hag/haga) è affine, con tutta probabilità, all'inglese antico “haga” che delinea il recinto, porzione di bosco delimitata per il taglio, da confrontare con “Hedge” (4).
Una parola simile a strega, di origine norrena, era altresì vitki (3), anch'essa di etimologia legata a wicce.
Per quanto riguarda la lingua italiana, il termine strega sembrerebbe invece collegato al latino “strix”, con il quale ha finito per diventare intercambiabile (3), che delinea un “uccello notturno”, nello specifico un barbagianni (3), anche se l’etimologia resta incerta (2) ...
Col tempo il latino striga si è trasformato nell’italiano stregare (3), con il significato di incantare; pertanto, strega e incantatrice sono diventati sinonimi.
Nell'Alto Medioevo i testi giuridici propongono termini come striges, strigae, lamiae (2): demoni pagani femminili attribuiti alla intercessione della Dea infera Ecate, dediti a truculenti rituali notturni, creature spesso assimilate anche alle herbarie popolari, che nel Pactus Alemannorum(600) (2), per la prima volta furono accostate alla strega.
Fu altresì a partire dal Medioevo ‒ nonché dall'affermarsi sempre più del culto cristiano in Europa ‒ che la strega venne identificata con le qualità dei rapaci notturni: nella religione romana arcaica c'era una creatura mitologica chiamata “striga” a cavallo tra il vampiro e un rapace notturno, forse è da ciò che nacque il mito della strega che succhia sangue ad animali e bambini.
Durante una delle campagne inquisitorie nella Valle Antigorio, testimonia il celebre Don Tullio Bertamini in Luci su Croveo (un libro che ho avuto la fortuna di sfogliare tra i documenti locali, durante uno dei miei reportage) alcune streghe vennero addirittura imputate come Lamie, figure non dissimili dalle Empuse, ovverosia una delle tante epifanie della dea infera Ecate (come suggerito da Claudia e Luigi Manciocco ne L'Incanto e L'Arcano, p.36 (5)).
Le striges di Ovidio (6) , erano per metà uccelli e per metà donne (similmente alle sirene omeriche, dove fra l'altro una delle molte dibattute origini etimologiche di Sirena è il termine greco syrizo (7), che significa zufolarefischiare, e ancora Esichio menziona un tipo di gufo detto sirena (8)...
Non mancano leggende europee dove streghe, sirene (e fate che sono, con tutta probabilità, antenate delle streghe) condividono i loro corredi e poteri naturali legati alle acque e alla terra.
Le sirene, pure se i più le credono nate dalla mitologia patriarcale odissiaca, hanno una dietrologia mitica preindoeuropea, mesopotamica/asiatica che, come si vede nel saggio intitolato Le Sirene, Miti e Rivelazioni Alchemiche dalle Origini, affondano le radici etimologiche in espressioni descrittive della acustica, sensorialità e morfologia (7) di animali come gufi, cormorani e, in generale, trattasi di figure femminili rappresentative di quasi tutte le dee aviformi (e ittiomorfe) che hanno attraversato il mito antico, a partire dalla mezzaluna fertile e, per espansionismo/diffusionismo, fino al più gelido Nord, in un continuum di donne, streghe e creature acquatiche che, in fin dei conti, sono da considerarsi sfaccettature di un unicumtemutissimo, volto ancestrale di donna sacra che, alla stregua dell'uccello notturno, sosta nei reami di foschia e oscurità, ben rappresentati dalla notte e dalle profondità delle acque cui la strega, antenata della dea ctonia è famigeratamente attribuita.
La dea norrena Frigg/Freya (la figura più simile a una grande madre rimasta viva nella mitologia Eddica) entra qui in causa per il suo attributo di dea-uccello (il falco) e strega: ella dimora nel Fensalir (9), ovvero nella sala delle profondità marine (10) ed era chiamata presso tribù germaniche diverse Mardöll, splendore del mare (9) (11), e Sýr, omofono del sostantivo che designa la scrofa (9) – e, forse, verosimile per ragioni morfologiche alla Dea Syria (9), con tutta probabilità in relazione all’uscita asiatica del suo doppio Freya, del resto assimilabile in quanto dea dell’amore al femminile “sirenico” dell’antica Asia che ha generato anche Afrodite (Cfr:12 pp. 266 - 267), un altro volto di Syria. Giambattista Vico nella Scienza Nuova, fa riferimento alle sirene in quanto Sir, citando anche la Ninfa Siringa di Ovidio, e collegandole entrambe ai versi con cui comunicavano Siri e Assiri (7).
Secondo alcuni autori alla Madre dei Vani ci si rivolgeva anche con l'epiteto norreno Heid (Cfr: 13), con il significato di splendente e spesso attribuito o sostituito con il nome della veggente Gullveig che fa la sua comparsa nel Canto 21 della Völuspá (14). A ogni modo, gli attributi delle sue nove ancelle filatrici sono per certi versi assimilabili a quelli delle Nornir e delle Dísir (le ultime venerate come Madri della Stirpe nelle Notti d'Inverno).
In generale, alla base sia delle dee connesse alle streghe che alle sirene, sembra esserci un costante attributo arcaico: la sorellanza. “Tutto questo significa che, in sostanza, le Sirene erano un collegio di nove sacerdotesse lunari orgiastiche, custodi di un santuario oracolare insulare”.  Robert Graves, La Dea Bianca, p.482
Fra i suoi animali sacri, che fanno di lei una dea connessa alla strega e agli uccelli, sono ricordati il falco di cui possiede un segreto travestimento e l'airone, il cuculo e la rondine....
Proseguendo, molti dei culti antichi legati al femminile magico, ab origine connesso a poteri di guarigione e miracolo, poi degenerato nella accezione negativa di stregoneria durante l'epoca della caccia e conversione, sono infatti connessi alla donna e al suo legame profondo con l'acqua e le famose correnti telluriche individuate dapprima dagli etruschi e poi dai celti, nella Wouivre (15) (così chiamata dai Galli) ovvero l'energia serpentina sotterranea, motivo che richiama le dee nelle forme di serpente e altri animali ctoni, emblema del femminile antico schiacciato sotto al piede dell'arcangelo Michele o dai santi Giorgio e Giulio. 
L'energia tellurica che serpeggia nei meandri della nostra terra ha sempre ispirato una natura femminile, in quanto simile ai genitali della donna che sono interni e bui, tanto è vero che animali come serpenti, lucertole e altri quali uccelli notturni sopraddetti, sono tipiche forme che la dea e la donna, e per estensione la Strega, hanno assunto nel mito, a partire dalla Grande Signora degli Animali Mesopotamica da cui con tutta probabilità si sono generate nel corso del tempo altre dee asiatiche tra cui SyriaDerceto, Atargatis, Astarte, (Madre celeste dei semiti e miracolosa meteora che è logica dietrologia della apparizione della  cometa di Epifania) fino alla Afrodite della bianca spuma del mare, che porta il corredo sirenico di queste ultime.
La donna-strega (e sirena), nella quale tutte queste vesti si sono canalizzate e hanno trovato posto, era una conoscitrice intuitiva dell'incanto e veniva perciò intimamente collegata al “diavolo” e al maligno in generale, poiché tutto ciò che è arcano è automaticamente da temere, almeno quando il germe dell'ignoranza impera.
Un altro termine utilizzato per delineare le streghe era pagano/pagana che entrò in voga in Occidente intorno al IV secolo d.C., in contrapposizione a christianus (16). Etimologicamente, pagano, delineerebbe le donne e gli uomini che abitavano nei pagusossia nei piccoli paesiben lontani dalle città ormai inevitabilmente cristianizzate, che perpetuavano riti, usanze e preghiere che, a causa della venuta del cristianesimo, venivano sempre più intimamente connessi a entità di natura malefica, concentrate nella figura sempre più ripugnante del diavolo. 
Il diavolo, però, non ha assolutamente nulla a che fare con l'antico culto cui le vere streghe erano e sono dedicate, poiché è una suggestione puramente cristiana. 
I greci, semai, parlavano di un Daimon (identificabile secondo una personale suggestione anche nel termine Luonto, noto nella sapienza millenaria sciamanica balto-finnica e artica, negli incantesimi riportati nella Mythologia Fennica del 1789 e approfondibile nella ricerca intitolata Kalevala: il passato pagano e il sacro femminino alle origini della mitologia baltofinnica e la progenitrice nei miti artici, ugrofinnici e scandofinni), ossia un demone che abitava all'interno di ognuna e ognuno, una presenza misteriosa che veniva scelta da ogni anima nel viaggio che precedeva l'incarnazione fisica,  sotto l'egida delle Parche/ Fatae.
Tale Daimon,  inteso come anima e volontà profonda innata, non ha nulla a che fare con Satana e i cattolici.
Altre espressioni che connettono il significato di strega a quello di sirena sono, ad esempio, quella individuata da Robert Graves  ne La Dea Bianca che chiama le sirene coloro che prendono al laccio (8)
L'etimologia più condivisa per sirena, però, ed è ciò che fa tornare alla nostra strega, sembra essere il radicale semitico sir, nonché la parola sirein, che letteralmente si traduce con magico canto incantamento (7)
La parola incanto è composta dal prefisso in-, che significa dentro e cantum, che in latino significa canto (16): streghe e sirene sono entrambe “Klagefrauen, signore del lamento, un suono che esiste nel cielo, nel mare, sulla terra e produce l'armonia delle sfere, si incarna nel sibilo del vento e nel fragore delle onde del mare” (17).
Se ne conclude che la strega come la sirena è una incantatrice, colei che intona un canto che proviene dall'interno.
La strega è colei che sa, colei che vede, colei che sente e, ancora, distilla dalle profondità del suo essere la voce di una memoria antica, che contiene in sé tutta la sapienza.
Un'altra etimologia che si potrebbe sentire vicina a quella di streghe, sirene e in generale alle filatrici del destino, è quella della Sibilla. La parola ha dato origine al latino sibyllinus, proviene dal greco Sibylla, a sua volta dal dorico Siobylla, composto da Siòs, che significa Dio e boulè, consiglio, assumendo il significato di “consiglio divino” (19). Secondo alcuni, si tratta di un diminutivo legato alla radice di sapere, dunque affine a sapienzaNell’antichità, con Sibilla si designavano fanciulle vergini ritenute ispirate dagli dèi, capaci di predire il futuro. Erano considerate portatrici della voce divina, in particolare di Giove e di Apollo; Varrone suggerisce un significato simile a consigliera di dio oppure a colei che incarna la volontà divina. 
Le sibille, presso il Tempio di Apollo predicevano il futuro e avevano funzione oracolare/indovina. 
Anche per le sirene c'è stato un tempo in cui avevano dimora presso il Tempio di Apollo, prima di essere relegate all'abisso: nella profetica Delfi erano anche dette Keledones” (20)le Incantatrici illuminate dalla luce lunare della dea Selene.

Conclusione

“Creature di volo e voce, più le si conosce, studia e vive sulla pelle, più Strega e Sirena convergono verso un intuitivo – e logico – comune incanto, dal muschio della terra agli occhi lucenti del cielo, entrambe attraversano abissi insondati, per risalire alle incorporee superfici celesti da cui provengono...”.

Bibliografia

(1) www.etymonline.com - Valkyrie
(2) Streghe in Piemonte, pagine di storia e di mistero, Massimo Centini, Editori Priuli e Verlucca, 2018, pp. 22 - 23
(3) The Inner Mysteries, Stregoneria Progressiva e Connessione con il Divino, prefazione a cura di Phyllis CurrotJanet Farrar & Gavin Bone, Casa Editrice Brigantia, 2013. Dal testo sono state tratte le quattordici leggi della stregoneria, e solo per brevi cenni gli elementi e gli strumenti cerimoniali della strega neopagana, pp. 31 -32
(4) www.etymonline.com - witch
     www.etymonline.com - hag
     www.etymonline.com - wit
(5) L'Incanto e L'Arcano, per una antropologia della Befana, Claudia Manciocco e Luigi Manciocco, Armando Editore, 2006
(6) Ovidio, Fasti, di P. Nasone Ovidio, Trad. L. Canali, BUR Rizzoli Classici greci e latini, Ed. 1998
(7) Atlante delle Sirene, Viaggio Sentimentale tra le creature che ci incantano da millenni; Agnese Grieco, Casa Editrice il Saggiatore, Milano 2017, pp. 27 - 34
(8) La Dea Bianca, Robert GravesGli Adelphi Edizioni, 2022, p. 482
(9) Edda, Snorri Sturluson, a cura di Giorgio Dolfini, Biblioteca Adeplhi 61, Ed. 2017, Gylfaginning Cap. 35 p. 84 e Note alla Gylfaginning, Cap. 35, N1. p. 174
(10) Isnardi, Gianna Chiesa. I miti nordici. Storia e cultura della Scandinavia. Milano, Bompiani, 1991; l'autrice (forse sulla scia di Anton Edzardi, che nel 1882 propose una teoria secondo la quale Fensalir evocasse una qualche pratica antica legata alle sorgenti, Cfr:wikipedia.org - Fensalir ) definì la dimora di Frigg/Freya come sale del mare- Nonostante ciò, etimologicamente Fensalir significa con tutta probabilità “saloni di palude”, da fen- (radice germanica per “terreno paludoso”) e -salir (plurale di salr, “sala da banchetto”). L’origine mitica di questo toponimo rimane incerta, forse legata a un racconto oggi perduto; Cfr: https://bifrost.itma non è da escludere la affinità con il tema ricorrente del lago nel folklore della germanica Frau Holle.
(11) Claudia Emanuele, Le Divinità Femminili del Pantheon Nordico, Ed. La Zisa, Palermo 2015 p. 16
(12) Oscure Madri Splendenti, le radici del sacro e delle religioni, Luciana PercovichVenexia Edizioni, 2007
(13) Simek RudolphDictionary of northern mythology, D.S. Brewer, 1996
(14) The Poetic Edda, Lee M. HollanderUniversity of Texas Press, 1962
(15) https://sapienzamisterica.it - Wouivre - San Michele e il drago
(16) All'origine delle parole, ovvero del significato occulto ed antico di alcune parole e del potere di conoscenza e di magia che in esse si può ancora trovare, Mario Negri, Edizioni della Terra di Mezzo, 2011
(17) Il Codice dell'Anima, James Hillman, Casa Editrice Gli Adelphi, 1997
(18) Le Sirene Esistono, Storia di un Mito divenuto Simbolo, Fiaba, RealtàElissa Piccinini, Ottolibri Edizioni, 2014
(19) www.etimo.it - Sibilla
(20) www.theoi.com - Keledones

Diritti

Testo di Claudia Simone tratto da Streghe, Dee, Befane, Donne e Valchirie: alle origini della Stregoneria e la Vecchia Religione nell'Europa Antica e Occidentale vietata la riproduzione anche parziale senza il consenso scritto dell'autrice e senza citare la fonte. Ulteriore bibliografia disponibile in calce alla ricerca.

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