Hanno orecchie grandissime che, a colpo d'occhio, farebbero quasi pensare a delle ali , simili a quelle che Mercurio ha alle tempie e alle caviglie (Anima Mercurii).
Secondo la critica, questi individui singolari, sarebbero delle creature molto timide che, all'avvicinarsi di estranei, dispiegherebbero le orecchie come ali per fuggire: si parla degli esemplari del popolo dei Panozi, solitamente inquadrati in un contesto familiare e intimo che sembra raffigurare una famiglia.
Questi esseri dalle orecchie alate; sono rappresentati anche sui muri di certe commanderie templari dove avevano il nome allusivo di “atlanti”.
Qualcuno crede fossero nobili Inca, chiamati dagli spagnoli orejones (dalle grandi orecchie), per via dei dischi inseriti ai lobi delle orecchie.
Altri li assimilano a Orejona, la regina-dea venusiana raffigurata sulla porta del sole di Tiahuanaco, civiltà precolombiana.
Plinio, invece nella Historia Naturalis (Libro IV, capitolo 95), li riconduce al popolo dei Panozi (al singolare, Panozio), presunti abitanti di una terra mitica situata nell'estremo Nord d'Europa.
Altri credono fossero abitatori della lontana Scizia, area euro-asiatica antica; ma erano anche simili agli indigeni che vide Colombo durante i suoi viaggi.
Etimologicamente la parola “Panozi” deriva dal greco pan e othi, che significa tutto orecchi.
Compaiono ab origine in Pomponio Mela, ma forse ne diedero notizia già Periplo e Megastene.
Ctesia, negli Indaka, parla di pandae o macrobi, le cui donne hanno un solo figlio nella vita, neonato che presenta i capelli già bianchi, otto dita per ogni arto, e orecchie gigantesche.
Appaiono inoltre ne Le Gesta Romanorum, una antologia inglese francescana precedente al 1342, dove le enormi orecchie sarebbero un mezzo per ascoltare meglio la parola di Dio.
Anche nella favole di Esopo di Sebastian Brant (1457-1521 p. 372) figurano insieme ad Adamo ed Eva.
Simili creature si trovano in Malaysia e Giappone.
Il cronista a seguito di Magellano Pigafetta li chiama Cafri.
Forse sono raffigurati, su capitelli di chiese erette su luoghi di culto pagani preesistenti a memento di una propensione e saggezza all'ascolto del mondo altro da cui provengono; tema che li connette anche alle Sirene (raffigurate al simile scopo di indicare il passaggio dell'acqua sotterranea o la presenza di una energia particolarmente sacra), le creature del suono e della voce, che a livello psicosomatico sono connesse all'orecchio che, infatti, ricorda la forma della conchiglia e l'ambiente marino.
Tratto da Il Vichingo e La Sirena Bicaudata di Vézelay, ricerca di Claudia Simone.
Sitografia
(1) Vézelay - Tratto da Sapienza Misterica, Portale di Vincenzo Pasciuneri
(2) I Panozi - Centro Studi Bruttium, Associazione di Volontariato Culturale Onlus
Illustrazione tratta dalle Cronache di Norimberga (1440-1514)
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