Durante gli interrogatori di Margherita Turchelli* (donna di Premia esaminata il 27 Aprile 1519 per crimine di apostasia delle streghe e malefiche, sospetta di pravità ereticale, diffamata per informazioni e indizi che ne precedevano la fama) che la portarono alle confessioni solo dopo aver subito la barbarie della tortura, emerse che lei e le sue compagne coglievano dei fiori e del frumento che portavano ognuna con sé al Sabba per darlo ai loro demoni e compagni, i quali lo riducevano in polvere e di tali polveri davano una parte a ciascuna strega e queste gettavano la mistura nelle acque e percuotevano tre volte con dei bastoni quelle acque dalle quali emergeva allora una nuvola nera che, crescendo nell'aria saliva portando la grandine e cose simili.
Solo dove il suono era interrotto dalle campane, lì non poteva tempestare (1, pp. 321 - 322).
Si noti, che le tempeste e le campane/sonagli, sono attribuiti fin dalla preistoria ai poteri di quella antenata neolitica – nondimeno condensata nella figura della Befana (2) – che sin dalle culture più antiche in Europa e oltre, era considerata come lo spirito del fuoco celeste trattenuto dentro agli alberi, ovvero anche il fulmine era visto come una sua epifania (il fuoco celeste).
Il punto è che ab origine, ai fenomeni suddetti, quali le tempeste, era attribuito il sacro, il fuoco celeste della antenata che irrompeva, simile alla suggestione contadina primitiva secondo cui la quercia riparasse dal tuono.
In Boemia una scopa del tuono creata con il vischio proteggeva la casa dai fulmini: il grano sarebbe cresciuto alto se si fossero gettate in alto delle scope accese e appendere una scopina sulla porta, così come ciuffi di vischio avrebbe scacciato il male.
Il Vischio era anche conosciuto come la chiave in grado di aprire tutte le porte, oltre che come un oggetto in grado di rivelare i tesori, ciò non è un caso, se si ricorda che uno degli attributi della Dama Bianca, nondimeno della Befana in quanto guardiana della soglia che separa il mondo tangibile da quello invisibile dei defunti, potrebbe essere proprio la chiave.
Sembra che le streghe siano le eredi di questa chiave, che forse possiedono ancora, che apre e chiude il cielo e i suoi elementi.
Sembra inoltre che i nostri antenati precristiani tentassero di proteggersi dall'oscurità sugellando il male fuori dalle abitazioni proprio ricorrendo a bastoni/scope e altre piante sacre e sembra che l'attribuzione, in chiave negativa, di tali fenomeni naturali (un tempo sacri), alle cosiddette streghe possa essere la ennesima degenerazione del volto di quella strega primitiva – che ancora non era chiamata così, poiché è un titolo più tardo – che aveva il potere di connettersi e armonizzarsi con i fenomeni della natura, anche i più violenti e spaventosi ai quali solo superstizioni di un secondo momento hanno dato una connotazione maligna.
Testo di Claudia Simone. Tutti i diritti riservati.
Crediti illustrazione: Pinterest di artista ignoto/a

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