“Le streghe e gli stregoni, presumibilmente, facevano un inchino
alla rovescia al cospetto della signora, ovvero la presunta e famigerata “compagna
del Demonio”. Inoltre, si danzava tenendosi per mano con le mani sinistre
rovesciate e muovendosi verso sinistra”.
Tratto da Le Streghe di Croveo: fatti e prospettive sulla Triora Antigorina e cenni sulle Valli dell'Ossola, Formazza e sul Novarese - Ricerca di Claudia Simone
***
Un Ballo sul Cistella
Le otto e mezzo erano già suonate e la vecchia Luisa non era
ancora venuta a scaldarsi alla stufa.
— Certo non verrà più, ieri sera ha parlato e riso troppo,
ora si rifarà dormendo — aveva sentenziato gravemente la Berta, mentre
faceva girare l'aspo.
Ed io, quasi per confermare la sentenza, mi ero sdraiato
sulla panca, occupando il mio posto e quello della Luisa. Ma non avevo fatto
tempo ad accomodarmi per benino che di fuori si sentì un passo: — è la Luisa — dico io alzandomi. Infatti un secondo dopo la porta si apriva lasciando vedere la faccia
incartapecorita della buona vecchia tutta infagottata in uno sciallo tarlato
color caffè-latte.
— Buona
sera Luisa, come va che avete fatto così tardi ? —.
— Se sapeste! —.
— Cosa c'è?
Cosa c'è? —.
— Se sapeste! —.
— Ma cosa è stato? Parlate! —.
— È inutile era troppo nero. E poi con quei due
occhi di fuoco, no, no quello non era un gatto —.
— Ma spiegatevi, Luisa, noi non vi comprendiamo —.
— Guardate! guardate! — così dicendo lasciò cadere indignata un fagotto di stoppa tutta ingarbugliata e
sporca.
— Guardate che roba e dire che erano tante roccate già preparate e così belle che
sembravano di seta! —.
— Cosa
volete, ci sarà stato qualche topo senza
materasso ed ha pensato bene di procurarsene uno — osservò la Berta, ridendo sgangheratamente.
— E sì, i
topi... i topi!.. —.
— E cosa
volete che sia stato se non i topi? —.
— Già voi siete giovani, certe cose non le
capite; ma io che ho sulle spalle molti carnevali, io le comprendo benissimo:
sono state le streghe altro che i topi! Nessuno me lo leva di testa che quel
gattaccio più nero del diavolo che ho visto
uscire dalla finestra della mia stanza era.. — e sussurrò un nome in un orecchio a mia mamma.
Poi raccolse la stoppa e continuò: — Sicuro, voi siete giovani
e molte cose non le capite: ma io ... io le comprendo al volo; perché la
gente venduta a Bargnif io l'ho vista —.
— Come,
avete visto la gente venduta a Bargnif? —.
— Eh, se l'ho vista, purtroppo... —.
— State a sentire: Una sera
d'inverno ero sola su nei Cantoni (frazione di
Crodo). Per la cam- pagna intorno regnava un profondo silenzio, ché a quel tempo non esistevano ancora le superbe centrali di Verampio e Crego che ronzano
continuamente come enormi calabroni giorno e notte. Appena terminato di far
cura alle bestie m'ero chiusa in casa. Ma nonostante tutta la calma della
natura circostante io ero assai agitata; presagivo che qualche cosa mi doveva
accadere. Verso le nove comincio infatti sentire uno strano rumore su verso l'Antolina. Smetto di filare per assicurarmi meglio; il rumore aumenta: sono
sibili, grida, canti, suoni strani e misteriosi. Potete capire che spavento.
Il mio cuore era diventato un martello —.
— Ad un tratto sento un pandemonio giù
nella stalla. Ero ben sicura d'aver chiuso l'uscio a chiave e sapevo anche
che il catenaccio era assai resistente, ma pure, qualche diavolo doveva
essere entrato a fare l'inferno là dentro. Al segno, recito una giaculatoria,
prendo, come si dice, il coraggio a due mani e faccio uno spiraglio negli scuri
della finestra, coll'intenzione di gridare, di invocare aiuto, quantunque mi si
soffocasse la voce in gola —.
— Gesumaria! Il Cistella, che veglia sempre sui fratelli minori, era illuminato da cima a fondo da una striscia di luce verdastra
e in mezzo a quella luce salivano, come per Incanto, strane coppie cornute,
che appena raggiunta la cima, date le lunghe chiome al vento e alla luna,
intrecciavano le loro danze diaboliche sul bianco tappeto di neve; poi la luce
scomparve e più nulla vidi. Spaventata e stanca, mi buttai sul letto; ma non mi
fu possibile chiudere un occhio per tutta la notte. Verso le quattro del
mattino, dopo aver pregato per i poveri morti, tutta tremante riaprii gli
scuri della finestra. Il Cistella era avvolto fin giù verso Gaiola da
un'uggiosa nebbia, per cui nulla si poteva scorgere di quanto avveniva sulla
vasta cupola degli Diei. Ma sul far dell'alba, quando le campane
di Mozzio seguite tosto da quelle di Viceno, Crodo, Cravegna e Baceno
cominciarono far eccheggiare in fondo la valle le voci melodiose dell' ave
maria mattutina, la nebbia si dileguò e dal Corno del Cistella, da cui
partono d'estate i nuvoloni carichi di tempesta e i tafani tormentosi che fanno
diventar matte le bestie al pascolo, rotolarono giù per i burroni con gran
frastuono e capri e satiri e vampiri e incubi e gattacci neri neri come
quello —.
— Il gran ballo era
finito ed io la gente venduta a Bargnif l'avevo proprio veduta e conosciuta come
vedo e conosco voi —.
Il vecchio orologio a pendolo martellava lentamente le
undici; anche per la buona Luisa la gran chiacchierata era finita, ma la stoppa
rimaneva ingarbugliata nel fagotto.
Tratta da A. DA PONTEMAGLIO Novelle e leggende ossolane 1927, Cfr: Leggende delle Alpi, Paolo Crosa Lenz, Grossi-Domodossola, pp. 180-183

Ho avuto la fortuna di vederla, la nebbia a Mozzio, di conoscere le signore anziane in cui vive il vagito di Luisa, coloro che trasudano mistero senza parlare, i vecchi e le vecchie, che spesso molto sanno e poco dicono (o forse non sanno nulla e ancor di più, in questo caso, il silenzio trabocca rispetto).
Io e il mio compagno di avventura, quando abbiamo ripercorso Le Vie delle Streghe di Croveo, di notte, al giovedì, non visti da alcuna e alcuno, certe ombre (e certi movimenti sinuosi) li abbiamo visti.
Checché si possa dire, o credere, è la nostra verità.
Sappiamo che è vera, lo è per noi.
Link a Quaderno di Rotta di Una Strega Moderna: Sul Sentiero delle Streghe di Croveo Parti I,II,II,IV
Diritti
Testo di Claudia Simone. Tutti i diritti riservati.
Crediti fotografia: Claudia Simone

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