Fin dal neolitico, (di ciò si ha evidenza archeologica
dagli scavi emersi in Anatolia od attuale Turchia, nonché dalla Mesopotamia e
da altri luoghi della penisola italica come Molfetta e Matera, dove i defunti
venivano inumati sotto alle abitazioni) il luogo adibito al contatto con il
regno dell'Oltretomba da cui gli spiriti degli antenati e delle antenate riemergevano
nelle feste del Capodanno (Epifania o Ognissanti che fosse, poco cambia e a
seconda dei contesti), niente poco di meno che il momento di passaggio cruciale
dell’Inverno, era la stufa, il focolare, il luogo dove il fuoco bruciava e
dalle cui ceneri apparivano figure come quella che, con il tempo, si è
delineata nella nostra Befana fuligginosa che si cala dal camino, di cui si ha già parlato nei precedenti interventi anche nei panni di Cenerentola..
Ciò rievoca la linea di contatto tra la terra e il cielo che
fin dal neolitico si ha immaginato come tragitto che la Befana (sciamana di un altro tempo) – antenata
del fuoco celeste e custode del focolare – avrebbe potuto attraversare per
fare la sua apparizione segreta e invisibile.
Fin dall’antichità in Europa e oltre, la Grande Antenata o
Antenata della Stirpe, affine ad esempio alle tutrici norrene Dísir o anche conosciuta come “Nonna Fuoco” tra i popoli
siberiani o “Vecchia di Natali” in Sicilia (Pitrè), o ancora viva nella “Strenna” in Puglia
o in Baba Jagà delle fiabe russe così come la versione maschile di “Nonno
Domovoj”, era considerata come lo spirito del fuoco celeste,
ovvero il fulmine, ma anche la originaria stella cometa (un tempo incarnata dalla semita Astarte), era vista come una sua Epifania,
la prova che ella una volta l’anno compiesse il suo viaggio alla volta celeste,
solcando il cielo notturno per penetrare nelle case attraverso il fuoco e portare i doni.
Ai fenomeni ignei – da prima che si delineassero i pantheon
inglobando e spesso fondendo fra loro o stravolgendo figure numinose e folkloriche preesistenti – era attribuita la
sua sacra presenza; ciò rimase a lungo anche nelle credenze contadine
primitive del Natale legate al fuoco: scopine, ceppi, scalette e finestrelle erano tutti un mezzo di contatto con Lei/Lui.
Quando poi si ha progressivamente abbandonato il culto dei
defunti presso il focolare, ereditato con tutta probabilità dalla Anatolia e
già presente in tempi preistorici nel Sud della penisola Italica, ad esempio
a causa dei Romani che hanno reputato poco igienico tenere i defunti inumati
sotto le abitazioni, il focolare, ossia anche il luogo di potere di una
famiglia o di un determinato clan, è stato spostato nei luoghi dove sono stati
spostati i propri morti, ovvero grotte, rocce, sassi e altre località tipiche peraltro dei raduni di streghe e altre creature magiche connesse alla fatae e filatrici,
che a quella antenata – presente tanto al sud, in Mesopotamia e oltre, fino all’Europa,
tanto nell’estremo Nord siberiano – devono la loro più intima e semplice
eredità.
Ciò aiuta a capire come mai grotte, rocce e in generale le
montagne (nel caso delle streghe Antigorine che ho approfondito, erano i ghiacciai) sono stati da sempre luoghi
privilegiati per determinati culti e lo svolgimento di determinati riti sia di
fertilità che funerari, frutto di un sostrato mitico e di credenze più antiche
di quanto si pensi, svincolate dalle concezioni ristrette di molto
neopaganesimo del nostro tempo ed anzi, spesso sopravvissute più prepotentemente
proprio nei riti e nelle usanze di paese che oggi si ritengono “cristiane” e per questo
si snobbano o non comprendono a fondo..
Quest'inverno, se volete entrare più strettamente a contatto con la Nonna Fuoco, consiglio vivamente di procurarvi un caminetto (sia esso vero o una riproduzione creativa, magari accendendovi all'interno lanterne e tante luci) e di consentirvi il contatto con la sua magia arcaica, fatta di silenzio, intima convivialità e contemplazione, le quali, spesso, sono molto più vere di elaborati e sgargianti riti che molte e molti si sentono costrette o costretti a fare.
Bibliografia di riferimento
L'Incanto e l'Arcano, Per una antropologia della Befana, Claudia Manciocco - Luigi Manciocco; Armando Editore (Roma 2006)
Diritti
Testo di Claudia Simone. Tutti i Diritti Riservati.
Crediti fotografia: Pinterest di artista ignoto/a


Commenti
Posta un commento