Una volta una donna saggia del Lago d'Orta, originaria di Messina (che non si è mai definita Strega, anche se io e altri allievi che da lei hanno tratto insegnamento l'abbiamo sempre considerata tale) mi riprese quando dissi che dovevo procurarmi degli ingredienti particolarmente ricercati per svolgere un rituale.
— Smettila di cercare scuse per non concentrarti sul tuo obiettivo e guardati intorno: oggi, e per i prossimi giorni, utilizzeremo solo ciò che c'è in cucina, nella dispensa!
Da principio provai del risentimento, poi feci mie le sue parole, tanto da cogliere il loro profondo insegnamento a distanza di ormai dieci anni. Nella ricerca di ciò che esotico, quasi introvabile o altro da noi, spesso dimentichiamo che le radici della Strega (e quindi della sua pratica) sono molto più vicine di quanto si creda. Risiedono in noi, sono alla nostra portata e non hanno bisogno di gestualità o riti mirabolanti perché vi si possa accedere qui, adesso, nell'intimità della propria casa, a un tocco di scopa.
Come ha suggerito la mia amica Sarah degli Spiriti, durante una conversazione sull'argomento, ciò che conta, nella scelta degli ingredienti per qualsivoglia incanto, non è tanto la loro specificità quanto il simbolo che recano con sé, nondimeno il mito che raccontano, le storie di cui sono pregni e che dentro di noi sentiamo risuonare, affini a chi siamo e a ciò che con quella particolare pratica sottile vogliamo scaturire.
Diritti


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