Nella vicenda del Kalevala, in cui Väinämöinen (eroe
saggio e scaldo divino nato dalla Vergine dell'aria Ilmatar) il fabbro Ilmarinen,
che rappresenta l'eterna ingegnosità e che ha forgiato l’oggetto magico “Sampo”
e il guerriero seduttore Lemminkäinen (simbolicamente il lato
guerresco e sensuale dell'uomo); lottano contro la Grande Strega Louhi,
per il possesso del Sampo; nel contesto, viene a galla uno dei poteri
fondamentali della Grande Signora di Pohjola. Menzionata nel Kalevala – precisamente
nel Runo 28 del Vecchio Kalevala e nel Runo 46 del Nuovo Kalevala – è l'abilità
di incantare gli animali, in particolare l'orso, a cui comanderebbe di
sbranare il bestiame degli avversari poiché a causa loro il mitico Sampo (affine
al Graal) si è infranto sulle spiagge di Kalevala.
La formula magica originale della Strega recita:
“Vielä muistan muunki keinon,
toki toisne tien osoan:
nostan karhun kankahalta,
korvesta koverakouran
päälle Väinölän elojen,
Kalevalan karjan päälle”.
“Io ricordo un altro mezzo
trovo ancora un'altra via:
mando l'orso nella landa,
dalla selva il curvo-artiglio,
contro il gregge di Väinölä
e le mandrie di Kaleva”.
Lönnrot, 1849, RUNO 46, vv. 11-16
La vicenda è definita anche “karhulaulunäytelmä”, ossia melodramma
rituale dell'orso; che si conclude con l'uccisione dell'animale ad opera di
Väinämöinen, con l'aiuto di Ilmarinen che forgia una lancia incantata.
Nella trama, l'uccisione viene però mascherata da Väinämöinen
(per timore della punizione divina, dato che l'orso era considerato sacro)
come una avventura amorosa dell'eroe che verrebbe così coperto dalle abitatrici
della selva, una sorta di ninfe dei boschi figlie di Tapio(1), dio della
foresta, e probabilmente di sua moglie Mielikki; simili alle vicende
erotiche di del dio Pan.
Nel nuovo Kalevala viene altresì celebrata una festa in
onore dell'orso abbattuto, di cui l'uccisore, Väinämöinen, ha il compito
di rimembrarne il “synty” (il concetto di nascita nella lingua finlandese)
e le sue gesta con un canto. Le origini di tale rito sono probabilmente
siderali, come il nome antico con cui veniva chiamato l'animale, “otso”.
Tale festa, con complesso rituale magico annesso, veniva
celebrata in Carelia, in Finlandia orientale e centrale fino al XIX secolo e
nel XX secolo si è ancora preservata la memoria degli alberi sui quali,
terminata la celebrazione, veniva posto il cranio dell’orso (1). Gli stessi
versi, presentati nel Kalevala come rito d'uccisione, venivano poi, nel XIX
secolo, cantati non più quando ci si nutriva della bestia, ma allo scopo di proteggere
il bestiame lasciato al pascolo a primavera. Tale invocazione si concludeva
con le seguenti parole, che celano le origini divine che i finni attribuivano
all'orso, protettore di tutti gli altri animali:
“Da lassù nel mondo è sceso, con la culla tutta d'oro e
d'argento la catena”.
Suomen kansan vanhat runot, vol. VII, tomo 5, canto
3931.
Si credeva, con ogni probabilità, che l'orso fosse un prodotto divino della stella polare, nonché dell'Orsa Maggiore, calata sulla terra. Simili leggende sull'orso disceso da una catena d'oro, sono state ritrovate nelle aree artiche e subartiche, così in altri popoli ugrofinnici tipici della Siberia occidentale. Ad ogni modo, solo effettuando il rito di ringraziamento in nome dell'orso ci si poteva ingraziare i favori del reame silvestre dei guardiani della foresta, Tapio e Mielikki i quali, altrimenti, si sarebbero vendicati sugli uccisori.
Il Mondo Nordico della Pietra, Emmu la Madre Orsa e il re
dorato del bosco
Il mito dell'orso potrebbe essere molto più antico di quanto
si pensi e risalire a tutto il mondo nordico dell'età della pietra. Secondo lo
studioso Martti Haavio, la madre antenata Emmu (assimilabile a una Grande
Madre nordica) si sarebbe trasferita sull'Orsa Maggiore, dove provvederebbe
lei stessa alla reincarnazione degli orsi uccisi, protagonisti del dramma
rituale dell'orso precedentemente illustrato, e quindi non morirebbero per
davvero durante la caccia, ma passerebbero ad altra forma di vita.
I Sami Kolt e forse anche i finlandesi e i careliani
si consideravano figli di un accoppiamento avvenuto tra una donna e un orso
(1), tradizione, naturalmente, cancellata dal cristianesimo.
Anticamente, la festa veniva anche chiamata matrimonio dell'orso, probabilmente
per questo motivo. Notevole il fatto che il funerale di un orso veniva fatto
coincidere con il suo matrimonio con la morte. Gli antichi finni utilizzavano,
spesso, la stessa parola per definire dicotomie di gioia e dolore, significando
una meravigliosa allegoria dell'armonia di opposti che si canalizzava nei riti
sacri di morte e rinascita.
Sia in Lapponia che in Carelia, dopotutto, si narrava che
gli sciamani e le sciamane, avessero la capacità di trasformarsi in orso,
considerato alla stregua degli esseri umani, nonché chiamato il Re Dorato
del Bosco.
Sitografia e Bibliografia di Riferimento
Kalevala: il passato pagano e il sacro femminino alle origini della mitologia baltofinnica e la progenitrice nei miti artici, ugrofinnici e scandofinni - Ricerca di Claudia Rosaspina Simone, 2022
(1) Pentikäinen, Juha. La Mitologia del Kalevala. Tradotto e curato da Vesa Matteo Piludu, Edizioni Bifröst – Vocifuoriscena, 2013.
Diritti
Testo di Claudia Rosaspina Simone. Tutti i Diritti Riservati.
Crediti illustrazione: Grethen Ellen Powers
Fotografia: da Pinterest di artista ignoto/a.

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