Il “Sentiero delle Streghe” è un percorso tematico
inaugurato a Venegono Superiore, in provincia di Varese, pochi anni fa, presso il Parco Pineta e il
vicino Villaggio del Sole. Due chilometri di cammino, all’interno del fitto del
bosco tra abeti, querce, castagni, noccioli e piccole betulle, raccontano la
storia del processo dell’Inquisizione del 1520 con l’ausilio di statue,
installazioni e il supporto del sistema QR Code, grazie al quale è possibile
ascoltare la storia durante il tragitto. Il progetto è stato lanciato per il
cinquecentesimo anniversario del Rogo di Monterosso ed è – questa la voce del
sindaco che lo ha ideato – “solo l’inizio di un piano più ampio per espandere
il sentiero e offrire ai visitatori un modo per connettersi con la natura e la
storia locale”.
I Fatti
Era il martedì 20 marzo del 1520, quando la primavera stava
per esplodere, che la calma di Venegono venne trafitta dal boato della folla
inferocita, la quale si era riunita al Castello di Venegono per assistere al
processo per Stregoneria ai danni delle prime cinque donne, originarie di
quelle terre.
Gli insulti della gente credula contro le presunte
malefiche, si alzavano forti davanti a quelle membra legate, trascinate con
violenza ai piedi dell'allora inquisitore Battista di Pavia.
Non tutte le Streghe hanno avuto modo di essere raccontate,
non integralmente, quantomeno; ciò che rende unica nel suo genere questa
narrazione è che qualche anno fa, praticamente per caso, è riemerso da un
passato creduto perduto un fascicolo dimenticato, che narrava dettagliatamente
il processo di stregoneria locale.
Quasi tutti gli atti di questo genere vennero infatti fatti
bruciare verso la fine del Settecento dalla Chiesa Cattolica, con tutta
probabilità per sotterrare gli orrori commessi dal tribunale della Santa
Inquisizione.
Eppure, la storia di Elisabetta Oleari, Margherita
Fornasari, Caterina Fornasari, Antonina (Tognina) del Cilla, Maddalena
Ravizzina del Merlo, Mainetta Codera e Giovannina Vanoni, è giunta a noi
intatta.
All'interno del rarissimo documento, sono narrate vicende di
stregoneria (o di quella che era ritenuta tale) che portarono alla morte sette
donne.
Al processo era presente anche il Conte Fioramonte
Castiglioni, nondimeno il proprietario del castello di Venegono Superiore. I
suoi occhi traboccavano disprezzo e orrore per le cinque malcapitate, che
vennero interrogate una ad una, singolarmente, affinché l'estorsione dei fatti
potesse essere incondizionata e, magari, per nascondere ciò che loro venne
inflitto davvero!
Caterina, Maddalena e Tognina subirono torture e detenzione
estreme, tantoché, stremate dal dolore, fra una promessa di perdono e l'altra,
incominciarono la confessione dei loro “atti contro il Signore Dio”.
Solo Elisabetta insisteva a dichiararsi innocente, ma quanto
sostenuto dalle altre la faceva apparire addirittura come la iniziatrice
dell'intera Coven.
Tra i boschi e le abitazioni locali, gli atti di stregoneria
commessi, a quanto pare furono copiosi e poco a poco, Frate Battista, riusciva
ad estorcere quante più confessioni possibili.
La debilitazione fisica e mentale erano senz'altro un
deterrente: come ho scritto spesso, nelle numerose ricerche sull'argomento,
chiunque, sotto tortura o pressione psicologica costante, sarebbe in grado di
dichiarare il falso, solo per salvarsi la vita e al costo di sembrare
“colpevole”.
Secondo le suggestioni del tempo, incrementate
dall'Inquisizione e dal terrore che spargeva e, senz'altro, dall'ignoranza
della gente credula, era il diavolo stesso a guidare “la setta del male”. Come
spesso detto, però, il diavolo è una credenza cattolica che nulla ha a che fare
con le donne di saggezza e anima di un tempo, che la loro verità, frutto di una
intima natura lucifera, la vivono dentro e nella comunione con ciò che in
natura nasce, cresce, muore.
Tutte le confessioni che, a Venegono come altrove, seguivano
il tema del demonio come amante e frutto del piacere e del peccato della Strega
erano quasi certamente il risultato della macabra tortura, una verità che, a
mio parere, veniva rivelata per sfinimento, oppure per istinto di
autoconservazione.
Quale che sia la verità, i soli ad aver ceduto il proprio
arbitrio al demonio (presunto o esistente) sono coloro che hanno compiuto
questi atti di coercizione e maltrattamento aberranti. In loro viveva e vive il
male, non certo nelle Streghe – vere o ritenute tali che fossero.
Le immagini, che ho fotografato io stessa, ritraggono i
luoghi dove le streghe, secondo le verità estorte, si radunavano per incontrare
Martino: era così che veniva chiamato il diavolo, da queste parti e non solo.
Ho riscontrato, del resto, una analogia con quanto avvenuto nel cuneese,
ovverosia lungo i processi alle streghe di Rifreddo di Saluzzo, consultabili nel
compendio al volume “Lucea talvolta la luna”. I processi alle “masche” di
Rifreddo e Gambasca del 1495 di Rinaldo Comba e Angelo Nicolini del 2004,
proprietà della Società per Gli Studi storici, archeologici e artistici di
Cuneo, pubblicato da Grado Giovanni Merlo nel libro “Streghe” edito dalla Casa
Editrice “Il Mulino” (2006).
Qui le Streghe Volanti si muovevano rapide, cavalcando nel
cuore della notte verghe rese magiche da uno speciale unguento e potevano
persino attraversare porte chiuse. Una pratica che tutt'oggi è possibile
svolgere, dopotutto, ma solo se si è in grado di coglierne l'aspetto
metaforico...
Alcune delle donne perseguitate a Venegono, dove le vie di
fuga erano sempre più strette e quasi impercorribili, si aggiunsero solo più
tardi, rispetto alla data di inizio dei processi, insieme a Badono, il fratello
di Caterina Fornasari.
In particolare finirono incarcerate Majnetta Codera e
Giovannina Vanoni: a quel punto, pochi giorni dopo dall'inizio degli atti
inquisitori, delle Cinque Streghe inizialmente incriminate, considerate capaci
di imporre il loro sortilegio a bestie e fanciulli, ne erano rimaste quattro.
Lo stesso figlio del Conte Fioramonte Castiglioni, si diceva
fosse morto per mano loro: fu proprio l'uomo più potente del paese a comandare
che le torture fossero ancora più spietate, presumibilmente per vendicare la
perdita del figlio.
Esito dei Processi
Il processo durò circa tre mesi e a inizio giugno, quando
ormai Battista da Pavia era stato sostituito da Frate Michele d'Aragona,
nominato dalle Superiori Autorità della Curia di Milano come nuovo inquisitore,
ogni promessa di perdono venne chiaramente infranta e insieme la speranza di
vita di ogni strega.
Venerdì 8 giugno 1520, nella pubblica piazza di Venegono, di
fronte alla Chiesa di Santa Maria, la sentenza fu rivelata.
Tutte le streghe vennero giudicate colpevoli e condannate al
rogo.
L'immagine delle croci, per quanto sapevo si trattasse di un
allestimento e non di vere e proprie tombe, mi ha impressionata. Non capita
tutti i giorni di trovarsele davanti, passeggiando in un bosco.
Margherita Fornasari, la più anziana delle Sette Streghe di
Venegono, morì in carcere, senza mai pentirsi, eppure il suo corpo venne
recuperato dal terreno per essere dato alle fiamme insieme a quello delle
altre: Margherita non venne ritenuta degna di sepoltura cristiana e bruciò,
insieme agli altri sei corpi vivi, tutti legati a una catasta di legna sulla
collina al centro del paese, niente meno che il Monte Rosso da cui tutte e
tutti avrebbero potuto vedere le fiamme della carneficina e coglierla come monito
a non fare come le altre. Alla integrità di Margherita, unica non rea confessa,
ho elevato una sincera preghiera e un desiderio di pace assoluta, ovunque lei
sia...
Solo l'uomo, Badono Fornasari, ottava strega, fratello e
figlio di Streghe, poté osservare quella danza macabra da lontano, ormai
condannato all'esilio.
Note
Nel 1788 nel cortile della basilica di Santa Maria delle Grazie i Padri della Chiesa distrussero tutto l'archivio dell'Inquisizione dello Stato di Milano. Dei centootto fogli che finirono nell'Archivio di Stato e vi rimasero sepolti dal 1788 al 1900, fu una donna, la ricercatrice Anna Marcaccioli Castiglioni, sul finire del 1900 a notare proprio quel fascicolo, per miracolo rimasto intatto, che si chiamava “Processus Strigiarium”. A quel punto lo rese noto nel libro Streghe e Roghi nel Ducato di Milano (Thélema Edizioni). L'ambizioso progetto connesso alle Streghe, basato sui fatti pubblicati nel libro, è stato avanzato nel 2021 dall'allora sindaco Ambrogio Crespi e dal Presidente del Parco Pineta Mario Clerici e inaugurato a maggio del 2022. Non si sa cosa ne sarà in futuro, dato il cambio di sindaco e alcun segnale di ripresa di ciò che è stato cominciato. A ogni modo, quanto è stato fatto, è già abbastanza e forse è così che deve restare.
Album fotografico
di Claudia Simone
Processus Strigiarium. Seguendo le Sette Streghe di Venegono all'Imbrunire - Quaderno di Rotta di una Strega Moderna - Testo di Claudia Simone
Diritti
Testo di Claudia Simone. Tutti i Diritti Riservati.

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