Riflettendo sui molti cambiamenti che, volente o nolente, si
sono alternati nella mia vita, portandomi a una dimensione altra nella maggior
parte degli aspetti che, prima, ritenevo impossibili da modificare o anche solo “limare”;
mi accorgo di quanto ciò che nel profondo vive, e brilla, non sia cambiato
affatto. Credo di aver basato i miei ultimi quasi dieci anni di ricerca proprio
su questa verità – e scoperta – che desideravo e tutt’oggi auspico a
condividere con il mondo: all’interno di noi stesse/i un piccolo tempio resta
inviolato, non può la grandine che a volte ci investe mutare quella forma di
vita luminosa e primordiale, che tendenzialmente io chiamo “anima”, o
semplicemente uno dei suoi aspetti e luoghi di approvvigionamento.
Accedendo a quel portale dentro, di sicuro non si sbaglia:
lì abita ciò che è autentico e su cui fare affidamento ogni volta che tutto,
all’esterno, sembra mutare e trasformarsi velocemente.
Quando incominciai il lungo viaggio della scrittura e della
presa di coscienza dei mondi sottili che, praticandola, avrei potuto sondare e
talvolta varcare, sapevo bene quale sentiero stessi imboccando: riuscivo a
vederlo, e lo vedo attualmente come allora. C’era una immagine ben precisa,
calda e rincuorante, tracciata in parte ma abbastanza chiaramente da avere
fiducia in ciò che avrebbe condotto. Rieccomi, adesso, a osservare quella
immagine dentro che è rimasta uguale, sebbene tutto sia modificato, attorno.
Oggi mi rilasso dentro a questa primavera permanente e rinnovata, lascio
andare un po’ il freddo, permetto a qualche stalattite di sciogliersi e
sgocciolare sull’erba tenera e mi riapro fiduciosa al sogno.
Un sogno che è solo mio – è sempre stato mio – e che nessuna
realtà o manipolazione esterna ha mai potuto eclissare, anche quando si avrebbe
voluto distruggerlo o inombrarlo.
Con la penna fra le dita, mi dirigo verso casa e nutro
ancora, e ancora, quel fuoco brillante che mai spegne.
Crediti fotografia: Pinterest di artista ignoto/a

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