“Nessuna fu mai solitaria come Calipso. Dalla soglia della sua caverna, guardava le onde violette, sapendo che gli altri dèi non la cercavano. Dietro di sé, udiva sobbollire nel profondo il gorgo che eruttava acqua alla superficie in quattro direzioni. Ostessa divina, il tempo le negava gli ospiti. Perché intorno a lei il mare era deserto e dalle terre non saliva il fumo dei sacrifici? La distanza di Calipso dal mondo non si misurava soltanto sul dorso immenso delle acque, ma innanzitutto nel tempo. Come suo padre Atlante, che conosce le profondità di tutto il mare, e veglia sulle grandi colonne che separano la terra e il cielo, Calipso viveva in un punto di giuntura cosmica: Ogigia era una isola originaria, non confondibile con alcuna altra isola, come l’acqua dello Stige, che dissolve qualsiasi materia e terrorizza anche gli Olimpi, non è confondibile con alcuna altra acqua. Ma nessuno si curava di loro. Erano orfani di un’era, del regno spodestato di Crono. Ora gli dèi sedevano su una montagna e splendevano alla luce. Calipso significa “occultatrice”. Sin dall’antichità era collegato con il verbo greco kalypto, nascondere(1). La sua passione era il celare, avvolgere qualcosa in un velo, come quelli che talvolta le cingevano la testa. Ma nulla le era dato da celare, se non il perenne mescolarsi delle acque celesti e terrestri sotto la sua caverna, con un rombo sordo che ben sapeva distinguere da quello del mare davanti a lei. Ragazzina, aveva giocato sulle praterie fiorite con Persefone e altre Ninfe. Ora gli unici esseri che incontrava erano le due ancelle che la servivano e gli uccelli appostati sugli scuri alberi intorno alla grotta. Davanti a Calipso, Odisseo sentiva l’attrazione (…) Che cosa si celava dietro quella attrazione? Odissero ancora non lo sapeva: Calipso è la donna che accoglie nell’anticamera del regno dei morti. “In quel luogo intermedio, sospeso, l’unico dove ci si poteva illudere di essere al di là delle vita e al di là della morte”. (…) Ora intorno a Odisseo c’era “un’altra morte” – diversa da quella che aveva conosciuto nell’Ade. Il tempo lo aveva risucchiato in un mirabile recinto galleggiante, con ontani, cipressi, pioppi neri, salici: alberi dei morti. Questa morte altra, si presentava con i tratti sospesi di una vita migliore, ed era uno statico sprofondare nel tempo. Ma Ogigia era un modo per conoscere, non per vivere.
(…) Poi mescolavano i loro corpi nel letto, in fondo all’antro,
e in quelle notti Calipso sentiva di esistere veramente, perché occultava Odissero
fra il suo grande corpo e i drappi. Altrimenti era dominata dalla malinconia e dall’incertezza...
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Oggi, nel condividere questo brevissimo brano – che ho “ridotto” ai minimi termini, per sottolineare gli spunti di consapevolezza utili al mio percorso e, forse, a quello di altre o altri – mi soffermo a riflettere. Osservo le acque dentro, la grotta che cingono, e pongo l’attenzione a quanta strada è stata fatta, dato che anche io sono stata sola e solitaria come Calipso a lungo, molto a lungo. Qualcuno è riuscito a raggiungermi, qualcun altro ci ha provato, invano, e nell'illusione di avermi conosciuta, altre o altri sono fuggiti da quelle stesse acque dalle quali talvolta avevano tratto beneficio. Ma, al di là di ogni incontro, il movimento fragoroso di quelle onde, è sempre stato una mia scelta e responsabilità, e non ho mai smesso di sentirlo, e guidarlo. In quello che considero uno dei periodi più caotici e ricco di relazioni della mia vita, sento la necessità, almeno per oggi, di rifugiarmi nel mio antro, nella mia caverna solitaria e nascosta, dove molto è celato, dove posso sperimentare, ancora e sempre, la carezza di veli che mi coprono, proteggono, nascondono (anche solo per qualche istante o periodo, esclusivamente quando sono io a deciderlo) da coloro da cui non vorrei essere vista. Nel dono di questa visione – per la quale, ringrazio lo scritto, che ogni tanto rileggo per ritagliarmi qualche attimo sospeso tra i mondi – mi rilasso, mi guardo e rispecchio nella pulita acqua blu che mi sovrasta e insieme sostiene. Il mio rapporto viscerale con tutto ciò che è liquido, libero e incerto – come l’acqua e altri fluidi “di confine”, per loro stessa natura incontrollabili – mi nutre, placa, fortifica. Nel mio sonno c’è vita, la mia solitudine è movimento, nel mio celare è nascosto l'amore che provo per il sacro, inconoscibile a molte e molti. Poche e pochi capiranno, che è così, solo se lo è anche per loro. Ognuna e ognuno nella propria caverna, traboccanti di una forma d’amore che è fonte inessiccabile e necessaria a ogni altra. Inesauribile è l’acqua della caverna, implacabile è la sua tensione, inarrestabile la vocazione ad attraversarla e cavalcarla. Dentro di me, la narrazione su Calipso si trasforma: non malinconia, né tristezza abitano la mia caverna quando tutte e tutti sono lontane e lontani, perché a lungo sono stata sola, nella consapevolezza che ciò fosse frutto di una scelta, e perché a lungo ancora lascerò che il profondo dell’antro resti mio, mio soltanto, dove nessuno, neanche il più vicino, può entrare. Là, in fondo – a prescindere da chi amo e mi vive affianco – ci siamo solo “me ed io”, lo sguardo acceso di un sole d’oro brillante, e il respiro sereno della antica dea che vive in me e in tutte coloro che ogni giorno compiono la scelta coraggiosa di continuare a esplorarsi e “preservarsi dentro”. C'è guarigione nella distanza, c'è essenza divina nel profondo gorgo di sé, quiete o agitate che siano le acque, cristalline o torbide, là dentro la scelta è solo nostra e ad alcun altro spettano le chiavi, men che meno potere o giudizio. Ma è un luogo per conoscere, non per vivere, suggerisce il brano di Calipso, per questo bisogna cogliere quando è il momento di nascondersi e quando, invece, quello di riemergere...
Il Bando della Caverna
Della caverna sono custode
in essa la sola Regina
nessuno può entrare a meno che io non lo decida.
Per il potere delle Acque e del Firmamento
la mia Magia si preservi dentro
e bandisca fuori ogni estraneo intento.
(Versi di Claudia Rosaspina Simone. Da ripetere al bisogno)
La formula di bando della caverna, ispirata e scritta da me, può essere recitata, letta o semplicemente sentita dentro quando lo si preferisce, accompagnata da qualsiasi gesto rituale risulti autentico e ispirato per la/il praticante.
Bibliografia e note.
Calasso, Roberto. Le Nozze di Cadmo e Armonia. Gli Adelphi, 2021, pp. 410–413.
(1) Borghini, Alberto, e Mario Seita. “Calipso, Un nome nascosto.”
Crediti immagine: l'Isola di Calipso di Herber James Draper

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