Ha suggerito, una voce invisibile: “Sia sempre chiara, la guida. Non si commetta l’errore di confondere per essa ciò o chi essa non è. A volte, nella convinzione di essere scelte o scelti da chissà quale goliardico destino, è dalle altalenanti fluttuazioni dell’ego, che ci si fa abbagliare, rapire verso rotte dove non si troveranno né autentica felicità, né gioia”.
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La notte del 15 maggio – ci tenevo a riportarlo fra le pagine del diario, per non scordarmene – ho sognato che una manciata di stelle dorate dalla consistenza glitterata, simili a quelle con le quali si addobbano gli alberi di Natale, veniva lasciata cadere piano piano sulla mia testa, da parte di una generosa mano invisibile. Poco dopo, seduta sul mio letto, alla luce soffusa della candela, tenevo fra le mani un sacchettino contenente quello sciame di stelle, simile a quelle buste rustiche in cui, nelle caffetterie, viene consegnato un croissant d’asporto traboccante di crema… Nel sogno, non sapevo dove dovevo andare, con quella “colazione di cielo” che mi era stata misteriosamente concessa; mi incamminavo verso la via sconosciuta di una città altrettanto arcana, un po' intimorita, ma fiera del mio “bottino celeste”, che ogni tanto mi fermavo a sbirciare, assicurandomi che le bellissime stelle fossero ancora là, nel contenitore fra le mie mani. Non avevo bisogno di altro, solo di loro. Frattanto, sapevo che, tenerle al sicuro, era l’unico modo possibile perché rimanessero integre, sulla via.
Testo di Claudia Rosaspina Simone. Tutti i Diritti Riservati
Crediti illustrazione: artista ignoto/a

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