La lunazione che incomincia il 12 agosto 2026 nel segno del Leone, e vedrà la sua pienezza il 28 del mese, è un tempo di sospensione sacra,
un respiro di sollievo tra un ciclo e l’altro. La lunazione di agosto è una lunazione anzitutto di riposo, connessa ai misteri della Madre del Gelo, venuta a identificarsi per sincretismo nella figura della Madonna della Neve, ricordata specialmente a Roma ma anche in leggende dolomitiche e lombarde proprio tra il 4 e il 5 agosto.
Questa figura è, con tutta probabilità e sulla base di sincretismi che riguardano sia le aree di culto sia il corredo e i festeggiamenti a essa legati, erede della dea sabina Vacùna (dal latino “vacare”, ossia viaggiare o essere vuoto, vacuo, dal significato nascosto), una dea madre preromana dagli attributi ancora avvolti nel mistero, a cui erano dedicati antichi riti agresti di origine pagana legati al bestiame (ai tori in particolare) e al grano, i Vacùnalia, che simbolicamente segnavano, oltre ai festeggiamenti del raccolto e quindi alla gioia del meritato riposo dal lavoro nei campi, la fine dell'estate e l'entrata nella stagione fredda, con i fuochi d'inverno.
Tale dea, connessa in particolar modo alle Matronae, alle dee del raccolto e soprattutto al sembiante boomorfo della dea del campo di grano Iside Sochit/Sochet, nella quale affondano le radici anche i misteri di Demetra e Persefone, (Vacùna potrebbe inoltre essere connessa all'etimologia del termine vaccino, e quindi al latte e ai pascoli) si cela nelle leggende della Madonna della Neve, legate a una nevicata miracolosa avvenuta all'incirca nei primi giorni di agosto, dove sarebbe intervenuta, ricoprendo i campi con un'inaspettata nevicata estiva, in numerosi racconti regionali italiani (che tutt'ora animano il sentimento delle genti di campagna che vivono presso le pievi dedicate a Madonna della Neve), punendo coloro che, anziché fermarsi a contemplare il frutto del proprio lavoro, avrebbero continuato a lavorare nel giorno in cui lei dettò l'ordine di riposare.
Ma questa prima luna agostina è anche connessa al fuoco e al potere che una mente focalizzata e conscia di sé può esercitare su di esso.
La luna del raccolto è infatti anche sotto l'egida delle “Menadi” (dal greco Maenădes, “entro in furore” (1)), scacciate dalla mitologia greca in quanto vergini arcaiche, danzatrici selvagge e originariamente indomabili, per essere sostituite dalle baccanti, nonché sottomesse al dio del vino Bacco.
Un segreto culto dionisiaco del fungo (Amanita muscaria) sarebbe infatti stato trasmesso agli Achei di Argo dai nativi Pelasgi, che già veneravano la dea Bianca dell'orzo e del grano (2).
A Dioniso, e al corteo di satiri, menadi e sileni che portava al seguito, erano sacri i Mystēria, che probabilmente significa “lo spuntare delle amanite”, funghi noti come ambrosia (il cibo degli dèi) (3), a cui appartengono tra le specie più velenose e mortali, ma anche la Amanita caesarea, il miglior fungo commestibile tra quelli europei.
Le amanite spuntano, in effetti, in estate e autunno...
In ogni modo, sono molti i modi per raggiungere quel particolare stato di coscienza che conduce all'estasi sacra: l'assunzione di certe sostanze (attribuita alle Menadi) è stata ed è ritenuta solo uno dei mezzi di accesso.
Le danze svolte sotto l'egida di questa lunazione e nei festeggiamenti legati ad agosto e all'abbondanza donata a piene mani dalle Madri del raccolto precedono l'estasi e la provocano (4).
Incarnazione del puro spirito dionisiaco – estatico e imprevedibile – le Menadi, femmine selvagge, insegnano a muoversi nella danza come nell'interiorità, a somiglianza del fuoco, capace sia di essere flebile e gentile sullo stoppino di una candela, sia violento e di divampare in un incendio.
Secoli di demonizzazione della donna e delle emozioni hanno insegnato a scinderci dal fuoco e a non assomigliargli, soprattutto nella sua imprevedibilità.
Con tutta probabilità, una menade in preda al suo fuoco interiore, ancora capace, ai giorni nostri, di viverlo e canalizzarlo senza vergogna, potrebbe essere definita da un uomo o da una donna nei quali è radicato un atteggiamento patriarcale nei confronti delle emozioni e delle relazioni, pazza o addirittura posseduta da qualche forza negativa da allontanare assolutamente.
Questa luna estiva, selvaggia e indomita come il calore che la impregna, vuole riportarci a un'interpretazione sana e vivificante delle emozioni.
Convinti e convinte che sia giusto reprimerle, dunque acquietarle, si dimentica che giungono come una fiamma lucente dell'anima, che ha la funzione di un importante navigatore sul sentiero...
Inascoltato o male interpretato, quel fuoco che sorge e sfavilla dentro non farà che aumentare in calore e intensità, fino a essere, a quel punto, davvero incontenibile e pericoloso per sé e per chi sta intorno.
La luna guidata dalla menade chiede di sedersi davanti a quelle emozioni, mettere le mani, per quanto scottante, nel loro messaggio – che fluisce nel corpo attraverso qualsiasi forma di creatività e la danza – senza pretendere di guarirle o allontanarle.
La grande perturbazione della (in)coscienza collettiva, di questi tempi, sta proprio nel voler risolvere, guarire, “sistemare le emozioni” affinché tutto vada nel verso che si ritiene giusto: si vuole a tutti i costi sentirsi bene subito, ricorrendo, ad esempio, con sempre più leggerezza a farmaci (antidepressivi fra gli altri) che inibiscono il contatto con quel fuoco, filtrandone l'incognita – diventata insostenibile per molte e molti – e rendendo così il messaggio che reca sempre più inaccessibile e alieno.
Accogliere le Menadi davanti al proprio fuoco – sia esso un alto falò acceso nel bosco o una candela vegliata nella solitudine appartata della casa – vuol dire riconoscere che si è anche questo e non sopprimerlo.
La rabbia, incandescente fuoco emotivo, talvolta divampa e distrugge ciò che deve essere distrutto: si può subirla o farne qualcosa.
Ad esempio, potrebbe essere canalizzata confessando, da anima ad anima, tutto ciò che si è sempre voluto dire a una persona (veicolando il messaggio verso l'entità astrale che la tutela, se non si vuol parlarle apertamente) oppure irrorandone l'intento all'interno di un calderoncino, dove bruciare, insieme alle prime erbe del raccolto o a quelle che si preferiscono, un biglietto su cui si avrà scritto tutto ciò che si ritiene debba sapere.
Al fuoco si potrebbero confidare anche tutte quelle manifestazioni raccolte durante l'anno che si vorrebbero cambiare, chiedendo di vivere le emozioni con più coscienza per l'anno successivo e dirigere così il nuovo raccolto.
L'animale tipico di questa lunazione è il gatto – selvatico e indomabile come le Menadi, soggetto a veri e propri momenti “deliranti” – mentre la pianta sacra consigliata per ricominciare a dirigere i sentimenti verso il fuoco che nutre e vivifica è la rosa canina, legata all'elemento in quanto il suo falso frutto, il cinorrodo, contiene vitamina C, riduce la febbre e rafforza il cuore e la circolazione sanguigna. Prepararsi alla stagione autunnale è essenziale, anche da questo punto di vista, per evitare i soliti mali dovuti ai primi freddi.
Questo sarà utile a prepararsi alla stagione che verrà, a patto di concedersi le danze, i festeggiamenti ma, soprattutto, il sacrosanto riposo.
Il Testo fa parte della raccolta Le Tredici Lune dell'Anno.
2. Robert Graves, La Dea Bianca, La Battaglia degli Alberi, p. 52, Gli Adelphi
Testo di Claudia Rosaspina Simone. Tutti i diritti riservati.
Crediti fotografia: Pinterest di artista ignoto/a

che bello claudia!hai ripreso in mano anche il tuo vecchio blog che credevamo perduto?brava!ti leggiamo sempre con piacere e prendiamo spunto da te.
RispondiEliminaCiao Martina! Ho sbirciato i commenti poiché me lo sentivo che c'era qualcosa di prezioso da leggere! Sì, alla fine, Strega in Rosa è ritornata. Forse la pulce nell'orecchio me l'avevi messa proprio tu, quindi, grazie di cuore :-)
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