“La scrittura, il bisbiglio, il sussurro; la luce che filtra attraverso le parole donate da una fiamma sonora che vive dentro e suggerisce pensieri, testi, ricerche. Questa è la più evidente delle mie magie, ma non la sola, né l'unica visibile...” . Claudia - Strega in Rosa
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Al di là delle pratiche magiche o stregoniche, per così
dire, “tradizionali” – legate ovvero a una tradizione o un culto noto, contestualizzati in tempo e spazio definiti, soprattutto tramandati dal passato (e, questo, è sacrosanto e lo abbraccio per prima) – esiste un confine che, in
qualche modo, non separa, ma differenzia, tali pratiche “rivelate”,
acquisite od addirittura imposte – nel caso di alcune e alcuni – da quelle che
ho scelto di chiamare, con semplicità, “le proprie magie”, dove proprie sta per
“caratteristiche” di noi, di ciò che siamo venuti a fare nel mondo, come
progetto invisibile che era scritto nella nostra anima, fin dalla nascita. Affermare “le mie magie”
– facciamo molta attenzione – non nasconde un qualche livello di dichiarazione
di possesso, un “detenerle” come qualcosa che è mio e quindi vulnerabile,
suscettibile di furto, bensì vuole identificare ciò che mi appartiene nel
profondo, così tanto da aver sempre avvertito una tensione innata a
certi micro-comportamenti quotidiani quasi invisibili, e in alcuni casi dati
per scontato, perché talmente ispirati nel tempo da essere diventati meccanici…
Si tratta di piccoli incanti “salvavita” i quali, una volta ricordati,
possono creare lo spazio di creazione e affermazione adeguato alla Strega che “li
contiene”, poiché è lei ad averli concepiti, dimenticando (qualche volta) di doverli
anche partorire…
Ma come partorire sé stesse? Come ritornare a incantarsi con
ciò che è proprio, piccolo, innato? – E che non ha bisogno di alcuna
legittimazione dall’esterno, sia ben chiaro.
Nel mio caso, è stato sufficiente, negli ultimi mesi,
regredire all’infanzia con una serie di pratiche di visualizzazione e
meditative – la concentrazione, ad esempio, è una delle “mie” magie più
potenti: saper puntare l’occhio su ciò che si vuole vedere, senza lasciarsi
distrarre da ciò che altre e altri vorrebbero che vedessimo di noi o anche solo
saper spegnere quell’incessante chiacchiericcio della mente che, spesso, svia e
fa arenare sul Sentiero di Strega. Tale capacità, innata ma anche sviluppata con moltissima pratica, si concretizza anche nel dono del sogno lucido, il quale, forse verrà approfondito in un brano a parte...
Spesso, è nelle piccole gioie che vivono nelle
memorie d’infanzia, che le nostre magie sono nascoste. Non meno nei
dolori, nei traumi: ricordare come ne siamo uscite, come e perché ci siamo salvate,
può essere il primo passo alla riscoperta di chi siamo, di quelle che sono le nostre abilità magiche innate, nel bene e nel male. Per
questo motivo, ho da sempre titolato al nascondimento il Sentiero di
Strega che ho creato e a cui ho dato vita nell’estate 2024 per me stessa e per
le altre, non perché le proprie doti debbano essere celate, come sante che si
ritirano e puniscono per redimersi, ma perché bisogna occultarsi – momentaneamente
o periodicamente – per scorgerle, imparare da loro chi siamo veramente,
per riemergere al mondo esterno più vere, autentiche, centrate nella nostra “missione”.
L’Incanto Rosa, od il soffio rosa, è la mia. Ci ho messo un po’, a capirlo. Ho lottato con ciò che
mio non era, solo per timore che nel mondo di pregiudizio e luoghi comuni nel
quale siamo fisicamente e momentaneamente calate (soprattutto nel web) non vi
fosse spazio per una Strega che abbraccia il rosa. Poi è arrivata una amica –
mentore – che mi ha detto “diventa ciò che sei e magari scoprirai che tante
non aspettavano che te per smettere di vestirsi di tenebra e incominciare ad abbracciare sé stesse…”.
Allora mi sono abbracciata per prima e, fra le magie emerse dal ricordo, dall’ascolto
costante di me stessa e dall’osservazione dei miei comportamenti e reazioni sia
al mio mondo dentro che a quello tangibile, ho ritrovato alcune magie
semplici che condivido come un rito di liberazione e affermazione del mio diritto
innato a stare nel mondo in piena libertà e consapevolezza.
Alcune fra le mie magie – quelle che non ho imparato né da
un libro né dalla ricerca, la quale, semai, l’ho sfruttata a mio
vantaggio per meglio esperire ciò che a un livello innato già sapevo, sentivo e
praticavo – sono la divinazione con rune e tarocchi; il caffè – sì, il
caffè! I suoi fumi inebrianti nell'aria della casa... – la schiuma, ovvero tutte le pratiche quotidiane legate al lavare via e
al lavarsi; i capelli, nonché le dinamiche legate al taglio, all’intreccio, al
cambiamento d’aspetto e degli aspetti fuori: tale pratica, l’ho collegata a un
simbolo che da sempre mi accompagna e che, fra l’altro, richiama una delle mie
rune di appartenenza più potenti, che mi era stata rivelata durante un
seminario con Norak Odal, tanti, tanti anni fa, quando ero solo una bambina. Si tratta della runa Dagaz e
il simbolo cui mi riferisco è “il fiocco”; senza dimenticare la potentissima
Sowilo, la quale, per ovvie ragioni, chi conosce i segni zodiacali sa che non
potrebbe non appartenere a una ariete che custodisce un “fuoco di drago” dentro… Le sirene, mie alleate da sempre, dopotutto sono definite da Robert Graves come “coloro
che tendono al laccio” (1), per via del legame col sostantivo greco Seira, che significa corda o laccio (2)...
Un’altra potente connessione – e, per ognuna di queste magie, mi riferisco a
qualcosa che ho incominciato a toccare con mano o nell’infanzia o nell’adolescenza
– è quella con i cristalli. In particolare, quarzo rosa, tormalina nera e
crisoprasio: quest’ultima, la prima pietra che mi fu donata, in Austria, durante
un Wittgenstein Symposium a Kirchberg am Wechsel, cui partecipai con borsa di studio quando avevo solo diciassette anni. In un piccolo
negozio di cristalli, acquistai il mio primo “Schatzkiste” – lo scrigno dei
tesori, letteralmente – con all’interno una serie di cristalli tra i più
conosciuti e amati, uno fra questi la bella ametista, che da sempre mi lega anche a mia madre. La conducente, attratta dal mio sguardo traboccante di meraviglia, mi propose di
acquistare anche una piccola pietra di crisoprasio – io non lo avevo mai sentito
nominare ma, secondo lei, mi apparteneva… Nel tempo, avrei
compreso perché. Le altre magie, sono senza dubbio l’utilizzo di erbe e fiori magici, niente meno che l’utilizzo consapevole dei loro poteri. Il cibo sacro, il
nutrimento consapevole e lo studio della reazione del mio corpo a come e di cosa mi nutro, in questo senso, si legano a
questa potentissima magia semplice e quotidiana, la quale, se appresa e consolidata, può portare risultati enormi: non c'è magia sana che produca malattia e non c'è malattia che, in qualche modo, non sia risultato di una disposizione d'anima, prima ancora di una disposizione del corpo a certi mali. Molte e molti, accusano questa o quello di aver causato loro il male, inconsapevoli che la maggior parte dei disagi proviene anzitutto da sé, non solo a livello magico o intuitivo, ma anche, banalmente, perché non si conosce il proprio corpo, le intolleranze, e altri piccoli segreti personali... Non dimentico la danza, il nuoto con la
coda da sirena, il movimento sinuoso e naturale nell’acqua tra rigoli di sole e spruzzi cristallini,
il canto – che, spesso, sviluppo nella intimità delle immersioni – e la chiave. Aprire e chiudere porte – che io stessa creo o
distruggo – è uno dei miei più potenti incanti. Nell’ultimo periodo, ho
imparato altresì a onorare e amare il mio stesso nome, Claudia, in virtù della sua etimologia meno conosciuta e gettonata, ma pur sempre
ritenuta un terreno di rivelazioni da alcuni studiosi: il nome Claudia, legato
all’antica “gens” romana che portava questo cognomen, affonda
presumibilmente le sue radici nel latino “claudus”, con il relativo significato
di zoppo, ma condivide il cuore fonetico e, soprattutto, simbolico, con “clausus”,
che significa “chiuso”: entrambi derivano dalla radice clau- ; secondo le
ipotesi del linguista francese Alfred Meillet, del latinista e filologo francese Antoine
Ernout e il lessicofrago tedesco Karl Ernst Georges, non sarebbe sbagliato
ricondurlo a un termine “di soglia”. Se ci pensiamo, la stessa voce “escludere” – dal latino excludĕre,
comp. di ex- “fuori” e claudĕre, “chiudere”, significa lasciare fuori. Un
atto che mai più di oggi la mia anima richiede, che ciò che non deve entrare,
non entri. “Essere Claudia” per me, è diventato allora “essere colei che
custodisce le sue magie nella sua casa ed esclude tutto ciò che non
contribuisce alla loro naturale e legittima fioritura”. Talvolta,poi, claudicare può non essere una condanna,
se un piede è nel mondo visibile e l’altro in quello invisibile, una suggestione alla quale ho alluso in molti scritti, negli ultimi anni: l'Appeso (niente meno che Odin), l’arcano maggiore dei tarocchi – è appeso a un solo piede; Cenerentola in un certo qual modo claudica, perde una scarpetta, poco prima di
ritornare alla sua dimensione altra e altera, lascia un segno di sé nel
mondo visibile, una traccia asimmetrica. La Befana, la quale rivive come presenza nascosta di antenata neolitica del fuoco celeste nella suddetta fiaba e in molte altre suggestioni del folklore europeo, riempie la calza, una
sola, calza…“E la sirena” – la creatura alla quale sono maggiormente
votata, forse ancor più che alla Strega – “come potrebbe saper camminare e
danzare sui suoi piedini senza ferirsi, inciampare su un tessuto che non le
appartiene totalmente, per comprendere che è ad altra forma, che deve ricongiungersi?”.
Con questa ultima frase – tratta timidamente da un brano scritto da due
anni per un luogo di pagine che spero nascerà presto – concludo l'excursus, “Le
Mie Magie”, ricordando, a ognuna, che è nella coltivazione delle proprie, nel
profondo fondale marino che abita, la sola via alla scoperta della strega
che vive dentro. La sola, e unica possibile, che sia auspicabile portare nel mondo. Come omaggio alla eredità di ciò che un tempo non siamo potute essere e per
cui, le nostre antenate, hanno perso vita, sogni, e voce.
Bibliografia
(1) Graves, Robert. La dea bianca. Adelphi, p. 482
(2) Grieco, Agnese. Atlante delle sirene: viaggio sentimentale tra le creature che ci incantano da millenni. Il Saggiatore, 2017, pp. 27–34
Sitografia
www.treccani.it
Dictionnaire Etymologique De La Langue Latine
Oxford Latin Dictionary
Diritti
Testo di Claudia Rosaspina Simone. Tutti i diritti riservati.
Fotografia da Pinterest di artista ignoto/a

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