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Diario di Luna Piena. La Strega seppellisce i suoi morti

“La luna piena della soglia ha unito le sue figlie, regolato i conti e aperto e chiuso porte”.

Nei giorni che hanno anticipato e seguito la luna piena di ottobre, niente meno la dodicesima dell’anno antico, ho riflettuto a lungo, lasciandomi al contempo trasportare da intuizioni e parole sparse. Nell’arco di poche ore, si sono susseguiti eventi – alcuni fastidiosi, altri estremamente piacevoli – che hanno bilanciato e insieme chiarito la mia energia. Come ogni anno, ferma sulla soglia, ho atteso il mio raccolto: sapevo di aver fatto meglio dell’anno passato, e che, questa volta, avrei potuto stare veramente tranquilla, in merito a situazioni dolorose che, proprio nel tempo di questa luna al suo zenit, si sono definitivamente dissolte, portando pace, e amore, laddove era stata sofferenza. Dal momento che avevo riconosciuto i miei sbagli verso una persona cara, avevo nutrito solo il giusto, per così dire, sforzandomi di oltrepassare ombre inizialmente inaffrontabili, e i risultati della bellezza coltivata dentro e del bene augurato, veramente per tutto il tempo intercorso, non hanno tardato a vedersi fuori. Eppure un buon raccolto – e il mio (nostro) quest’anno lo è senz’altro – non porta solo gioie; affianco alla celebrazione di esse, la strega, deve essere capace di seppellire i suoi morti. “Quelle cose prendetele, e gettale indietro, nell’inceneritore” – ha suggerito una delle mie zie paterne, non molto tempo fa, in merito a una situazione che io e mio marito abbiamo tollerato, subìto e normalizzato per troppo tempo. Adesso basta. C’è il tempo per accomodare, per lasciar passare, per fingere di vedere il buono anche dove di buono poco ce n’è e lasciar credere di non sapere e farsi prendere per il naso, per il quieto vivere di tutte e tutti, ma quando è troppo, è troppo, e viene il tempo in cui con grosse forbici vanno tagliati via i rami secchi. Per quanto si voglia sentire anche le ragioni del bugiardo, alla fine quello finirà per intortare se stesso e colui o colei con cui parla, così, mentre la routine di chi vive bene “senza numero alla porta” procede indisturbata, nell'inerzia e inconsapevolezza dei danni fatti per anni e anni e dei riscatti dovuti – del resto, tanto si è abituati a sottrarre, tanto più difficile è imparare a donare e sottrarre qualcosa a sé stessi  l’altro lato raggiunge un limite, accumula un peso insostenibile, che porta a scavare, con soddisfazione, per i cadaveri che l'anno ha lasciato, e a sotterrare tutto il sotterrabile. Forse non per sempre, ma almeno finché saranno recuperate tutte le forze, e ciò che serve per proseguire sereni sulla rotta, dato che se si è troppo buone e buoni per richiedere un vero e proprio risarcimento, in cambio si vorrebbe almeno essere lasciati in pace: è il minimo. 

Da tempo mi ero innamorata delle illustrazioni qui allegate, sarà passato un anno, almeno. Allora non capivo che il momento giusto per scriverne sarebbe arrivato con un bel po' di ritardo o, forse, il tempo giusto è sempre stato l’attuale. 

Distanze, adesso ancora più ampie, e confini. Alla terra restituisco ciò che, qui, non può più entrare, perché quando si ha dato, e dato, nella ricerca della pace, ma l’altra parte ha tentato ancora e ancora di manipolare, viziare, ed entrare dove non le era mai stato concesso, ogni volontà di raccogliere i pezzi svanisce, e gli unici frammenti che si ha voglia di riconciliare, sono i propri. Richiedono cure, e tranquillità. Una tranquillità che a chiunque è impedito sottrarci. Quando a insinuare e a farti i conti in tasca è il ladro – che evidentemente è cieco davanti a quanto si ha generosamente investito e donato, senza chiedere mai nulla in cambio – non puoi fare altro che chiudere la porta di casa e accompagnarlo gentilmente fuori, dove può benissimo continuare a vivere la sua vita derubando altre e altri e offendendo l'intelligenza di qualcun altro. Non la mia. Non me, non noi. Le tende si chiudono alle spalle, le stanze, silenziose, promettono nuove ispirazioni al profumo di tè speziato. E passeggiate, e foglie umide, sotto a stivali che di autunni ne hanno percorsi tanti, e non sono ancora pronti ad essere sostituiti…


Crediti illustrazioni: artista ignoto/a.

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