La leggenda delle Streghe di Piazza, diffusa nella frazione omonima di Piani della Madonna, in località Deiva Marina (SP), è una delle testimonianze più singolari del sincretismo religioso ligure.
Secondo la tradizione orale, presso la chiesa di Santa Maria Assunta, le streghe si riunivano nelle notti di sabba su una pietra piatta: danzavano fino all’alba e, se non riuscivano a fuggire, erano destinate a morire sulla lastra stessa; chi invece si pentiva veniva trasformata in formica volante dalla Madonna, salvandosi così dal castigo.
Si narra inoltre che nei pressi del luogo, presso un torrentello denominato “Fossa delle Strie”, le streghe si bagnassero dopo i riti notturni. Sebbene la localizzazione esatta sia incerta, il toponimo e la persistenza del racconto indicano un’antica associazione fra figure femminili magiche e acque rituali, un tema ricorrente nella tradizione ligure. Tale legame rimanda alle fate, anguane e ninfe precristiane, entità naturali poi demonizzate dal cristianesimo, come ricordato anche da Aldo Rossi in Liguria Magica.
Il “bucato delle streghe”, che in molte aree liguri sostituisce antichi riti legati alla purezza delle acque, rappresenta un tratto comune del folklore precristiano. Le “streghe” non sarebbero altro che eredi deformate di antiche divinità femminili della natura, in seguito reinterpretate come demoni o spiriti malvagi.
Questa tradizione popolare si intreccia con un reperto concreto: la cosiddetta “Lastra delle Streghe”, che gli abitanti identificano con una pietra sacra custodita nella stessa chiesa, la famigerata “Lettera caduta dal cielo”, oggi conservata nel Museo Diocesano di Brugnato.
L’associazione fra le due lastre – quella leggendaria e quella epigrafica – è una suggestione inedita, nata da una intuizione personale: nasce dalla possibilità di una sovrapposizione nella memoria collettiva tra il simbolo della superstizione popolare e un antico monito religioso scolpito nel marmo.
La lastra, alta un metro e venti e larga quarantatré centimetri, reca un’iscrizione di quarantanove righe divise in due sezioni: la superiore dedicata ai santi Michele, Martino e Giorgio, la inferiore contenente la presunta “lettera celeste”, un testo apocrifo del VII-VIII secolo che invita al rispetto del riposo domenicale e proclama tregua persino ai dannati nel giorno del Signore. Il passo ricorda l’Apocalisse greca di Paolo e suggerisce un’origine della lastra molto antica, anteriore alla Visio Pauli.
L’analisi paleografica rivela un latino arcaico con alternanze alfabetiche e uso di onciali tipici dei monaci bobbiesi, eredi della tradizione di San Colombano, proveniente dall'Irlanda e legato con tutta probabilità a deità della natura e delle acque di matrice celtica... L’iscrizione, datata alla seconda metà del VII o agli inizi dell’VIII secolo, rappresenta uno dei più antichi testi epigrafici cristiani dell’area franco-ligure, connesso al processo di evangelizzazione del Levante ligure e alla transizione dai culti pagani agrari al cristianesimo. Non sorprende, infatti, che la lettera vieti i lavori agricoli nei giorni festivi, segno della sostituzione rituale di antiche pause sacre legate ai cicli della natura.
Sappiamo che il rettore Pietro Merzarolus, nel 1868, rimosse la lastra dal suo sito originario e la murò nella chiesa di Piazza; l’ubicazione primitiva rimane oscura, ma proprio questa mancanza ha favorito, io ritengo, il sincretismo fra la pietra cristiana e la pietra “stregata”.
La leggenda, in chiave storica e simbolica, appare dunque come il riflesso popolare di un’antica cristianizzazione di culti femminili e tellurici. La “lastra delle streghe” rappresenta un rito arcaico legato alle pietre e al loro uso sacro trasfigurato nel classico ammonimento morale: forse un antico culto sciamanico femminile assorbito e rimodellato dalla religione dominante.
Nella stessa pietra convivono due memorie – quella religiosa e quella magica – , testimonianza viva del confine permeabile tra fede, superstizione e memoria del sacro nella Liguria medievale.
Attualmente, l'unico riferimento bibliografico connesso alla leggenda delle streghe di Deiva Marina, trovato nella sitografia (si ringrazia Italia Parallela) è Rangoni, Laura. Liguria stregata: streghe, maliarde e fattucchiere di Liguria. Milano: Servizi Editoriali, 2006, che purtuttavia non considero una fonte definitiva poiché in altri libri della defunta autrice ho notato discrepanze rispetto a testi più autorevoli (Centini) e in molti casi la assenza di una bibliografia chiara e trasparente.
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