Oggi pomeriggio, alla ricerca di un puntale per il nostro nuovo abete di Natale (nonostante ami stare nel presente, mi piace agire d’anticipo proprio per godere appieno dell’essenza di ogni cosa quando giunge) mi sono lasciata trasportare dalle luci dorate della città, ormai sulla via del tramonto, che in questi giorni avviene prestissimo. Non mi ero mai soffermata con lo sguardo tanto a lungo sulla incredibile varietà di sempreverdi sparsi per tutto il centro e a costeggiare le strade più frequentate, insieme agli aceri, i frassini, e altri notati più di sfuggita, considerata la velocità dell’auto in corsa. Ognuno di questi alberi – ho detto a mio marito – ha una sommità perfetta, senza che nessuno l’abbia modellata; al di là della mano invisibile della natura, s’intende. Che gioia osservarne dunque la perfezione, la bellezza di forme e proporzioni che si offriva gratuitamente alla vista. Era da tempo che non mi capitava di apprezzare a fondo piccoli angoli del centro abitato, e mai come in questo periodo – di transizione da una stagione all’altra – sarebbe potuto accadere con maggiore incanto. Sì, l’incanto è ovunque siamo – noi ce lo ripetiamo spesso – e a volte è sufficiente fermarsi a osservare attorno con la mente silenziosa, perché qualsiasi luogo trabocchi di una magia prima arcana. Ho colto l’occasione dei piccoli tragitti per le commissioni, per ascoltare il suono delle foglie secche sotto agli stivali, e ho inseguito con le iridi la rotta di una foglia secca mentre scivolava tra i flutti del vento, trasportata lentamente verso il basso dalla inevitabile gravità. Chissà che ne sarà, di lei – mi sono detta. Forse, fissandola con occhi pregni di dolcezza, l’avrei potuta cospargere di un raro incantesimo che la terra nella quale si lascerà decomporre non dimenticherà. Nulla è indifferente davvero a null’altro, e se ultimamente molte delle relazioni che un tempo ritenevo importanti sono sbiadite, diventando sterili ricordi che di certo lascerò indietro per sempre, quelle stabilite con l’ambiente circostante, per me si sono rivelate quasi sempre eterne. Riesco a ricordare ogni autunno, nella mia città: nessuno è mai trascorso senza “vivermi” e modificarmi nel profondo. Questo, più di altri.
Crediti fotografia: Yvonne R.

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