Stamattina, riflettevo sul cambiamento che plasma terra e
aria. È arrivato – mi sono detta. Lo sento; un forte gelo, quel vento che
costringe a coprirsi la fronte e ghiaccia il naso, e ne sono così felice. Sono
pronta a lasciarmi avvolgere dall’inverno. È il momento di lasciare andare ogni
inutile scocciatura e passare più tempo a osservare il mio stesso riflesso
nelle manifestazioni naturali di “questo tempo”, nei ghiaccioli che ieri notte
già brillavano in giardino, o magari nelle stalattiti, che spero di poter
incontrare lungo qualche viaggetto, anche quest’anno. Ho anche ricominciato a
fare piccoli sogni rivelatori, tra neve e muschio – è cresciuto copioso sulle
tegole del terrazzino del bagno, e non ho intenzione di “ripulire” e quindi
deturparlo (come qualcuno suggerirebbe). È pura magia. Mi sento come se un
mondo altro fosse venuto a trovarmi e, la sotto, nell’umido e freddo velluto,
si agitasse una vita segreta, inconoscibile ai più. È così. So che è così.
D’altra
parte, ultimamente, ritrovo la gioia
del cerchio casalingo e naturale. I miei, sono piccoli mondi che
non possono essere “portati in piazza”, né condivisi con la qualunque. Vanno
preservati, protetti, ed è prezioso riuscire a farlo, almeno qualche volta.
Nella semplicità, nel dono del tocco quotidiano che cura, di generazione in
generazione.
Varco allora l'algido tramonto, nutrendo una gioia rara, grata a me stessa e a chi, custode di una magia d’altri tempi, mi
insegna ogni giorno a crescere ancora un po’. E aspetto la neve, con la stessa meraviglia di quando ero bambina, e mi assopisco tra regni nascosti, adorni di scintillii
che provengono dalle grate abitudini coltivate in segreto, e proseguo,
silenziosa...
Crediti fotografia: Pinterest di artista ignoto/a.
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