Nei pomeriggi bui di novembre, le ragnatele, bianche come zucchero filato, volano in gruppo da un albero all'altro, come fantasmi che si aggrappano agli ultimi rami secchi della loro esistenza, sapendo che, a breve, svaniranno nella pace obliante della morte.
Che visione inquietante ma, al contempo, rasserenante. Ogni tanto è bello immaginare che una vita nella gioia, prima o poi calerà in dolce riposo. Come è giusto che sia. Perché nulla sarà per sempre, ma l'amore, quello per ciò che è autentica parte di sé e di coloro che si ama, mai svanirà, né muterà nella sua essenza profonda.
Ho ragione di desiderare una vita eterna – perché ciò che vivo e ho ricevuto in dono è semplicemente perfetto – per questo, talvolta, mi concedo qualche pensiero decadente, per abituarmi all'idea che, prima o poi, sarò di nuovo nulla, senza alcuna forma né legame, solo ragnatela, in volo verso un'altra me stessa, ancora, e ancora...
Questa visione dall'alto, insieme distaccata dalle forme e dalla materia aggregata, in qualche modo aiuta anche a superare piccoli dolori e preoccupazioni: quanto sono lontane certe bassezze, da lassù; quanto poco importanti, minuzioserie che qui riteniamo esserlo. L'invisibile non si cura di nulla di tutto questo, e nemmeno colei che, sorvolando, tutto supera e mentre la gente mormora, già si dirige a nuova rotta.
La parola “Sorvolàre”, contratta dal latino “supervolàre” è composta da sùper, “sopra” e volàre; significa “volar sopra”, “volare alto”, ovvero
passar sopra a qualcosa senza insistervi. In essa non c'è arroganza – più tipica di coloro che, spesso per una propria insicurezza, incoraggiano altre e altri a volare basso – bensì il sacro diritto ad andare oltre ciò che non appartiene. Sorvolare, incanto scritto.
Informazioni etimologiche tratte da Bonomi, Francesco. Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana. etimo.it, 2004 - 2008
Crediti fotografia: Pinterest di artista ignoto/a.


Commenti
Posta un commento