Leggende delle Dolomiti
Reportage – di Claudia Rosaspina Simone
Secondo K. F. Wolff, la leggenda della Nixe del Lago di Carezza doveva essere già nota prima della pubblicazione delle sue Dolomitensagen del 1913. Lo dimostrerebbe il fatto che la poetessa berlinese Anny Wothe, nel romanzo San Martino (Berlino, 1906, p. 94), riportò alcuni passi descrittivi dei colori del lago, dove sono citati il blu-verde e il porpora “tremolanti qua e là”, alludendo all'esistenza, nelle acque del Lago di Carezza, non di una sola Nixe, ma di molte “Nixen”. “Der Maler sah sie sinnend an: — Ja, meine Gnädigste, da unten ist Undines Zauberreich.” Ovvero il pittore le disse: — Sì, mia graziosa signora, laggiù si estende il regno incantato delle ondine.
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La Leggenda
Titolo originale: Der Farbenglanz des Karer Sees (“Lo splendore dei colori del Lago di Carezza”).
Karl Felix Wolff, Dolomitensagen (1913), ed. Tyrolia, 1974, pp. 113–116.
Il Lago di Carezza, come uno specchio, lascia scorgere su di sé tutti i colori. Mentre altri laghi di montagna sono blu, verdi od oscuri, questo solo mostra l’azzurro e il verde, uno accanto all’altro, e tra essi talvolta si scorgono il giallo oro e il rosso…
Alcuni credono che questo splendore sia dovuto alle pietre preziose che conserva sepolte sul fondale… Ma questa interpretazione è inesatta: quelli che si vedono sul pelo dell’acqua del Lago di Carezza non sono i colori delle gemme, ma quelli dell’arcobaleno. Per tale motivo, i nativi (1) lo chiamavano “das Regenbogen-Wasser”, ossia “l’Acqua dell’Arcobaleno” o “le Acque dell’Arcobaleno”, poiché credevano che un vero arcobaleno vi si fosse dissolto all’interno.
Nella più antica tradizione locale, si celava infatti un racconto magico: una splendida Nixe (2) avrebbe abitato le acque del Lago di Carezza, la quale, adagiata sulle rive, intonava i più bei canti, per poi immergersi repentinamente sott’acqua, se solo il sospetto che qualcuno fosse a guardarla l’avesse colta.
Ma qualcun altro aveva dimora là attorno, nel fitto bosco esteso fino ai pendii del massiccio del Latemar (3), ed egli era un mago cattivo che, vedendo lo straordinario modo con cui la Nixe appariva e scompariva tra quelle acque lucenti, decise di impossessarsi di lei.
Non c’era giorno che non tornasse al lago, cercando in ogni modo di attirare la sua attenzione fuori dall’acqua, facendo ricorso alla sua magia nera. Causava temporali; fulmini e violente saette cadevano nel lago e sulle pareti del Latemar, ma la Nixe non temeva quelle “minacce”, anzi sorrideva ai tuoni. Un giorno il mago si trasformò in una lontra e, verso mezzogiorno, l’orario preferito dalla Nixe per il suo canto (4), tentò di avvicinarla, convinto che quella volta sarebbe riuscito a catturarla; ma quando la fanciulla cantava, stormi di uccelli canori accorrevano e, per fortuna, dai rami degli alberi dai quali l’osservavano scoprirono l’inganno e la avvisarono con i loro svolazzi. La Nixlein (5) era infatti molto preziosa per gli animali del luogo, che la consideravano con tanto rispetto e amore. La piccola si gettava quindi tra le acque con una velocità inafferrabile anche per la lontra: a nulla poteva quella magia oscura contro l’agilità della Nixe! Il malvagio arrivò addirittura a pensare di abbattere tutti quegli alberi dove si posavano quei suoi piccoli aiutanti, tanto ardevano in lui rabbia e desiderio di controllo su di lei.
Ma poiché ogni tentativo fu vano, il mago si rivolse a una Striona (6), una potente strega che abitava lassù, sul Rosengarten (7), e le chiese un incantesimo dopo averle confidato le sue pene. Allora la strega, che godeva di vera autorità, rise e si burlò di lui: “Un mago che non riesce a catturare una piccola Nixe?!”. Eppure il mago, che già aveva consultato altri maghi, rimarcò quanto fosse difficile acciuffarla. Fu allora che la furba, tra un incontenibile riso e l’altro, consigliò al mago di meravigliare la creatura d’acqua con un arcobaleno scintillante, il quale di certo avrebbe incuriosito tanto la Nixe da spingerla ad abbassare la guardia, distratta da quel tripudio di bellezza. Nel frattempo – secondo la Striona – egli avrebbe dovuto trasformarsi in un vecchio mercante con una lunga barba bianca e un sacco pieno di pagliuzze d’oro e lustrini sulle spalle, in modo da poter scendere dal bosco giù verso la riva del lago e sembrare un normalissimo visitatore senza cattive intenzioni. Allora l’avrebbe ingannata, mostrando alla luce dell’arcobaleno quelle meraviglie che la Nixe avrebbe soltanto potuto sognare, impareggiabili gioielli volteggianti nell’aria che l’avrebbero spinta a discorrere con lui. Solo allora, una volta che egli le avesse raccontato di principesse lontane e luoghi da cui quelle meraviglie provenivano, la Nixe non si sarebbe più trattenuta…
Compreso il consiglio della Striona, il mago corse sulle Torri del Latemar, da cui fece scendere uno splendido arcobaleno sopra il bosco fino al Lago di Carezza.
Come c’era da aspettarsi, la piccola Nixe emerse nuotando e contemplò esterrefatta quei colori intensi. Anche se sul fondale c’erano quelle meravigliose gemme, lei non le aveva mai notate… Allora il mago, che la stava spiando dalle Torri, credette che il suo piano fosse riuscito e corse sfrenatamente verso di lei ma, nell’agitazione, dimenticò completamente il suo aspetto, ignorando del tutto il consiglio della Striona del Rosengarten…
Quando il vecchio giunse sulla riva, la Nixe lo riconobbe all’istante e si immerse. Allora il mago fu così iroso che sradicò alberi, scagliò massi tutt’attorno e, infine, afferrò l’arcobaleno e lo spinse nell’acqua con forza. Poi risalì le rocce e non si fece vedere mai più. L’arcobaleno, però, si dissolse nell’acqua e i suoi colori si diffusero sulla superficie del lago; da ciò deriva il fatto che la superficie del Lago di Carezza risplende di colori così meravigliosi, dato che quell'arcobaleno galleggia tutt'ora sulle sue acque…
(La leggenda è stata tradotta e lievemente adattata dalla autrice del presente sito, al fine di preservare quanto più possibile il diritto di autore, ma la ricostruzione calza perfettamente con l'originale).
Il Lago di Carezza. Notizie ed etimologia
Il Lago di Carezza è un gioiello altoatesino situato a 1.534 metri di altitudine e incastonato tra fitti boschi di abeti, in particolare di abete rosso. Le sue acque sono dimora dei salmerini alpini e raggiungono una massima di tredici gradi. Appartiene al territorio dell'Alto Adige, nella provincia di Bolzano, che insieme al Trentino costituisce la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol. Pur condividendo lo stesso territorio regionale, le due province conservano identità storiche, linguistiche e culturali profondamente diverse, e basta percorrere pochi chilometri per accorgersi di quanto anche il paesaggio rifletta questa realtà plurale.
Il Lago della leggenda si trova precisamente nel cuore della Val d'Ega, una valle laterale che si apre a nord-est di Bolzano e risale il corso dell'omonimo torrente fino al Passo di Costalunga, naturale collegamento con la Val di Fassa, già in territorio trentino.
È proprio questa posizione di confine ad aver intrecciato, nel corso dei secoli, il territorio posto fra il mondo ladino della vicina Val di Fassa (i Ladini sono un antico popolo alpino che occupava alcune delle valli storiche fra Trentino, Alto Adige e Veneto), quello germanofono dell’Alto Adige/Südtirol e quello italiano; tre culture che ancora oggi, nonostante i periodi di tensione del passato, convivono armoniosamente e riaffiorano nei nomi dei paesi, nelle leggende, nelle tradizioni e perfino nelle insegne che accompagnano il visitatore lungo il cammino, il quale si sente partecipe di più memorie che camminano fianco a fianco, proprio come i differenti colori del Lago di Carezza...
I ladini lo chiamavano “Lék del ergobàndo”, ossia Lago dell'Arcobaleno ed esiste anche il nome “Lék da la Tomèra” (8). A differenza di quanto possa sembrare, etimologicamente Carezza non deriva dalla parola italiana “carezza”. Le forme tradizionali sono Karer See in tedesco e Lech de Ciareja in ladino. Gli studi toponomastici attestano già intorno al 1300 la forma medievale Char come denominazione di un alpeggio e riconducono il nome Karer al medio alto tedesco kar, con il significato di “alta valle adibita a pascolo”. Secondo i linguisti, tale termine risalirebbe a sua volta all’antico alto tedesco char, “recipiente”, impiegato anche per indicare una conca naturale a forma di bacino sui pendii montuosi (9).
Guardando il lago dall'alto del sentiero, si nota in effetti l’evidenza dell'originaria etimologia. Il Lago di Carezza sembra una coppa scavata nella montagna, un calderone dove avviene la magia naturale.
La Val d'Ega
Il lago sorge nella Val d'Ega. Il nome “Ega” viene generalmente ricondotto dalle fonti ufficiali del territorio alla voce ladina ega, “acqua”. Effettivamente, è difficile immaginare un nome più adatto per una valle nella quale ogni cosa pare prendere forma dall'acqua: il torrente, le sorgenti che affiorano nel bosco e il lago. La denominazione tedesca, Eggental, significa proprio “Valle dell'Ega”, quindi “Valle dell'Acqua” o “Valle delle Acque”. Cfr. Eggental, “La Val d'Ega tra le Dolomiti.”; Duden, “Tal”.
Il Mare Tropicale delle origini
Le imponenti montagne che circondano il Lago di Carezza, circa duecentocinquanta milioni di anni fa, durante il Triassico, non erano ancora montagne, ma il fondale di un caldo mare tropicale, per molti aspetti simile alle odierne Bahamas e popolato da scogliere coralline e organismi marini. Fu il lentissimo scontro tra la placca africana e quella europea a sollevare gli antichi fondali di quel mare tropicale fino al formarsi delle creste imponenti e diamantitiche che, oggi, chiamiamo semplicemente Dolomiti...
Album fotografico
Di Rosaspina
Note:
1. “Dirlinger” è la denominazione data da Wolff nella laggenda agli antichi abitanti dell'area del Lago di Carezza, senza che il termine risulti attestato nella storiografia come etnonimo né ho trovato riscontro del lemma nei dizionari etimologici tedeschi.
2. La Nixe del Lago di Carezza, che Wolff non descrive mai nel suo aspetto, se non per definirla bellissima “eine Wunderschöne Nixe”; nel vasto florilegio di racconti facilmente reperibili in rete, viene impropriamente chiamata ninfa, da altri sirena, oppure fata dell'acqua (die Wasserfee), ma visitando il lago mi sono accorta che il termine con cui i locali definiscono lo spirito acquatico di queste acque è “Nixie”, in italiano generalmente tradotto con ondina, dall'antico alto tedesco nihhussa “spirito dell'acqua”, femminile di nihhus, dal proto-germanico nikwiz, forse dal proto-indoeuropeo neigw- “lavare”, origine anche del sanscrito nenkti “lava” greco nizo “io lavo”, antico irlandese nigid “lava”. Così Karl Felix Wolff, noto per aver raccolto e restituito in forma scritta un corpus di leggende dolomitiche fino ad allora tramandate prevalentemente per via orale, la nomina nelle sue Dolomitensagen: “gli anziani di Welschnofen dicevano “Nixe”, non “Meerjungfer”, cioè sirena. Welschnofen è il corrispondente tedesco di Nova Levante, il paese che ospita il lago che trattiene nel proprio nome germogli di storia locale. Le fonti medievali lo ricordano come Noue e, successivamente, come Nofalatina, Noua Latina e Welschennofen. Secondo i massimi studiosi della toponomastica dell'Alto Adige, tra cui Egon Kühebacher, il toponimo Nova Levante deriva dal latino nova, ossia “terreno messo a coltura da poco”. Il corrispondente tedesco Welschnofen, invece, è composto da Welsch, antico termine germanico con cui venivano indicate le popolazioni di lingua romanza, in questo caso ladina, e Hof (Hofen), “podere”, “corte rurale” o “insediamento agricolo”, conservando così memoria delle origini linguistiche del primo nucleo abitato. Cfr. Karl Felix Wolff, Dolomitensagen p.116; Egon Kühebacher, Die Ortsnamen Südtirols und ihre Geschichte; Douglas Harper, “Nixie”; Duden. “Hof”. Duden Online; Duden. “Welsch”. Duden Online.
3. Secondo le mie ricerche precedenti alla consultazione di Wolff, il nome Latemar – il massiccio che alimenta le acque sotterranee del Lago di Carezza e che nelle giornate più limpide si riflette sulla sua superficie – risale almeno al 1100, riscontrabile grazie a una descrizione pubblicata localmente dei confini tra Bressanone e Trento. Le etimologie possibili sono diverse, ma la più avvalorata di recente sostiene che deriverebbe da Lactemara, una forma abbreviata della antica espressione ladina cresta de Lac-te-mara, che presumibilmente potrebbe essere tradotta con “cresta montuosa sopra il lago nella conca glaciale”. Un'altra ipotesi per me profondamente evocativa, dato che rimanda all'aspetto materno e nutriente della Montagna, collega la parola al ladino lat-mar (da lat “latte” e mar, reso in tedesco come Mure “frana” oppure Lahn “valanga”), ovvero “Milchmure” o “Milchlahn”, con tutta probabilità a descrizione dei coni di detriti luminosi sulle montagne. Nelle Dolomitensagen Wolff scrive: “desidero osservare che secondo la mia esperienza maturata nel territorio del Latemar, laetmaria, sulle labbra degli antichi Fassani (gli abitanti della Val di Fassa), sarebbe con ogni probabilità diventato ledamàia, e non Lätemar” . Cfr. Eggental, “Il Latemar, il gigante delle Dolomiti”; Theodor Christomannos, “Die Latemargruppe”; Langenscheidt. “Lahn”. Langenscheidt Online Wörterbuch Deutsch–Italienisch; Langenscheidt. “Mure”. Langenscheidt Online Wörterbuch Deutsch–Italienisch; Karl Felix Wolff, Dolomitensagen, p. 116.
4. Anche i greci associavano il canto delle Sirene al sole del mezzogiorno, per R. Caillois (1936) sarebbero per definizione demoni meridiani, custodi della magia del mezzogiorno, niente meno l'ora in cui si apre un varco tra il regno dei vivi e dei morti, l'ora che sarebbe prescelta dai demoni per le loro apparizioni... Cfr. Roger Caillois, Les démons de midi.
5. Nella leggenda originale di Wolff, la Nixe è dolcemente chiamata Nixlein, da Nixe, e -lein, suffisso diminutivo del tedesco, equivalente a “piccolo/a”, più spesso con valore affettivo, vezzeggiativo o poetico. Cfr. Karl Felix Wolff, Dolomitensagen, p. 114.
6. “Della Strióna gli antichi abitanti della Val di Fassa raccontavano molte storie. Si diceva che dominasse su tutti gli esseri demoniaci che avevano le loro dimore sul versante meridionale del Rosengarten, dalle ombrose gole del Baèl fino alle pietraie del Masarè. Si raccontava inoltre che la sera le piacesse uscire dalla porta della sua casa e guardare verso la Val di Fassa, e che la si potesse distinguere soprattutto da Valónja. Nelle sere limpide, osservando la cresta del Rosengarten, si distingue una sottile formazione rocciosa dietro una forcella: quella è la Strióna”... Cfr. Karl Felix Wolff, Dolomitensagen, p. 115.
7. Poco oltre il Latemar, a ovest del Lago di Carezza, si estende il Catinaccio, che il mondo tedesco conosce come Rosengarten, il “Giardino delle Rose”. In ladino è il Ciadenac, mentre in tedesco richiama una delle leggende più conosciute e amate delle Dolomiti: quella del Re dei Nani Laurino e del suo roseto incantato, uno dei personaggi più amati dell’immaginario alpino destinato a vivere ancora oggi nel fenomeno dell'Enrosadira, che al crepuscolo imporpora le Dolomiti di toni rosati e aranciati. Il termine Enrosadira appartiene alla lingua ladina e deriva dalle forme rosadüra o enrosadöra, che significan “diventare rosa”, “tingersi di rosa”. Cfr. Eggental, “The Rosengarten”; Eggental, “Re Laurino e il Giardino delle Rose”; IDM Südtirol, “La leggenda di Re Laurino”; Treccani, “Enrosadira”; Wolff, Dolomitensagen.
8. Cfr. Karl Felix Wolff, Dolomitensagen, p. 115.
9. Cfr. Greule, Deutsches Gewässernamenbuch; Eggental, “Lake Carezza.”; IDM Südtirol, “Lago di Carezza.”; Suedtirolerland, “Karer See”.
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L'importanza dell'esplorazione
Nota dell'autrice:
Sono sempre più convinta, e raccogliere leggende come questa, nonché rendermi parte viva del luogo con l'esplorazione, me lo ha fatto comprendere ancora più profondamente, che conti molto di più farsi amiche le piccole entità che si incontrano sul cammino, piuttosto che cercarle su internet e darle in pasto al grande miscelatore delle intelligenze artificiali, dove concetti, luoghi e tradizioni finiscono spesso confusi e frammentati. Troppo di frequente, infatti, non si consultano le fonti quanto più possibile integrali, ma ci si limita alle poche informazioni reperibili navigando in rete.
Credo che l'amicizia con le piccole entità incontrate lungo il percorso, il rispetto e la sincerità nei loro confronti, valgano però infinitamente più del guadagno effimero che può portare la tendenza, ormai così diffusa, a sfruttare temi folklorici e appartenenti alla tradizione soltanto per “fare hype”. Ormai è chiaro che, nel servirsi delle leggende per ottenere profitti, di spirituale non vi è nulla, soprattutto quando con una mano si pretende di raccogliere l'incanto e, con l'altra, si contribuisce a distruggere foreste, fondali marini e dignità umana e territoriale.
Leggi anche Quaderno di Rotta di una Strega Moderna: Estate in Alto Adige. Il Lago di Carezza, la sua Nixie e la leggenda dell'Enrosadira.
Bibliografia e sitografia
Caillois, Roger. Les démons de midi. Fata Morgana, 1991.
Christomannos, Theodor. “Die Latemargruppe”. Zeitschrift des Deutschen und Österreichischen Alpenvereins. Bruckmann, 1900.
Comune di Nova Levante. “Note storiche di Nova Levante”. Comune di Nova Levante.
Duden. “Hof”. Duden Online.
Duden. “Tal”. Duden Online.
Duden. “Welsch”. Duden Online.
Eggental. “Escursione circolare Highlight: Lago di Carezza – Labirinto di rocce del Latemar – Eggental Mountain Cinema Prati del Latemar – Passo Costalunga”. Eggental – Vacanze in Alto Adige.
Eggental. “Il Latemar, il gigante delle Dolomiti”. Eggental – Vacanze in Alto Adige.
Eggental. “La Val d'Ega tra le Dolomiti”. Eggental – Vacanze in Alto Adige.
Eggental. “Lake Carezza”. Eggental – Vacanze in Alto Adige.
Eggental. “Latemar Towers Via Ferrata”. Eggental – Vacanze in Alto Adige.
Eggental. “Re Laurino e il Giardino delle Rose”. Eggental – Vacanze in Alto Adige.
Eggental. “The Rosengarten”. Eggental – Vacanze in Alto Adige.
Eggental. “The Water Nymph of Lake Carezza.”. Eggental – Vacanze in Alto Adige.
Fondazione Dolomiti UNESCO. “An Earth Sciences Laboratory”. Dolomiti UNESCO.
Fondazione Dolomiti UNESCO. “Geology and Geomorphology in the Dolomites”. Dolomiti UNESCO.
Gabrielli, Aldo. Dizionario della lingua italiana. Carlo Signorelli Editore.
Greule, Albrecht. Deutsches Gewässernamenbuch: Etymologie der Gewässernamen und der zugehörigen Gebiets-, Siedlungs- und Flurnamen. De Gruyter, 2014.
Harper, Douglas. “Nixie”. Online Etymology Dictionary.
IDM Südtirol. “La leggenda di Re Laurino.”. Suedtirol.info.
IDM Südtirol. “Lago di Carezza”. Suedtirol.info.
Kühebacher, Egon. Die Ortsnamen Südtirols und ihre Geschichte. Bd. 1: Die geschichtlich gewachsenen Namen der Gemeinden, Fraktionen und Weiler. Verlagsanstalt Athesia, 1995.
Langenscheidt. “Lahn”. Langenscheidt Online Wörterbuch Deutsch–Italienisch.
Langenscheidt. “Mure”. Langenscheidt Online Wörterbuch Deutsch–Italienisch.
Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige. “Karl Felix Wolff e la leggenda di Re Laurino”. News – Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige.
Suedtirolerland. “Karer See”. Suedtirolerland.
Suedtirolerland. “La ninfa del Lago di Carezza”. Suedtirolerland.
Treccani. “Enrosadira”. Vocabolario Treccani.
UNESCO World Heritage Centre. “The Dolomites”. UNESCO World Heritage Centre.
Visit Trentino. “How Were the Dolomites Formed?”. Visit Trentino.
Wolff, Karl Felix. Dolomiten-Sagen. Gesamtausgabe: Sagen und Überlieferungen, Märchen und Erzählungen der ladinischen und deutschen Dolomitenbewohner. Tyrolia Verlag, 1974.
Diritti
Testo, traduzione e fotografie di proprietà di Claudia Rosaspina Simone. Tutti i Diritti Riservati.










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