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Settembre è Fare il Punto

Come ogni fine estate, giunge spontaneamente la necessità di fare il punto, non perché sia necessario, ma quando l’anima vive appieno la sua natura, ogni aspetto dell’esistenza muta, consegnandoci alla vita che meritiamo nel senso più spirituale del termine.
Abituata a credere che a un certo punto avrei dovuto “scegliere”, soprattutto a causa delle voci attorno, che spesse volte tentarono di spingermi a occupare spazi che nella vita di molte e molti sono considerati obbligatori; non ho purtuttavia smesso di nutrire e celebrare solamente ciò che per me era essenziale, ottenendo risultati in tutto e con le sole forze della famiglia che assieme a mio marito compongo. E con tutto, intendo tutto: non c’è ambito che non respiri, che non viva l’incanto a pieni polmoni. Non si contano coloro che cercarono di convincermi che presto o tardi avrei dovuto assecondare modelli che il sistema in cui viviamo impone: lavora tutto l’anno per goderti due settimane di vacanze alla fine, e poi ricomincia a servire il dio che qualcun altro ha scelto per te, consegnandogli ciò che di più prezioso possiedi, il tempo. Senza diventare una donna di quel tipo, non avrei potuto “realizzarmi” o “sistemarmi” – che parole orribili, come già Michela Murgia le definì… – né sposarmi e men che meno investire nella casa dei sogni. E ora che stringo tra le mani l’oro fluido che mi ha restituito il non cedere alla paura che quelle voci insinuavano – alcune provenienti persino da me stessa! – quasi smetto di stringere, lascio che scivoli sulle braccia, fino alle dita, che goccioli liquido giù giù, sulla terra sotto ai miei piedi, perché è tanto; e se a piene mani ho ricevuto, a piene mani voglio e vorrò sempre dare. Senza paura che l’incanto finisca, senza esserne gelosa, senza sentirmene l’assoluta proprietaria. Perché tutto quanto proviene dalla fonte di gioia cui l’anima attinge, e davanti a quella fonte zampillante, la mia felicità non è che uno zampillo che ad essa, alla fine, si ricongiungerà in mille bollicine scintillanti. 
Manca poco, ormai. Il nido – che per una sincronicità del destino è diventato un po’ più grande e ambizioso di quanto pensassimo, dato che ciò che non ci aspettavamo ci è piovuto addosso come una pioggia di stelle – è quasi pronto. E mentre osservo le macerie, perché tutto sta venendo fatto a seconda delle nostre scelte, non riesco a credere che fra pochissimi mesi, forse meno, gli interni saranno pronti, con tutti i dettagli che abbiamo curato così minuziosamente e per cui abbiamo combattuto per quasi un anno. E anche se per il tuffo in piscina manca ancora molto, dato che la stagione dei bagni si sta concludendo, già oso immaginare la meraviglia che attende la prossima estate…! Meraviglia che – bene attenzione – non è stata regalata da nessuno, e anzi abbiamo trovato noi il modo di aiutare qualcun altro e di questo siamo stati ripagati nella forma della gioia. 
Mentre papà vive l’ennesimo acciacco, che questa volta ci ha spaventato più di quello precedente, e mentre situazioni che non possono essere cambiate vanno comunque gestite in punta di piedi, ogni giorno mi rendo un po’ più conto di quanto la vita cambi radicalmente quando ti rendi conto che, ormai, l’adulto sei tu, e non c’è luogo a cui tornare se non quello che si sta creando con i propri sforzi. 
Ne sono passate di acque, ne abbiamo subiti di giudizi, e alla fine, facendo come piace a noi e annullando l'influenza di chiunque credesse di conoscerci e in realtà della nostra verità quotidiana non sapeva niente, siamo sbocciati e non nascondo di aver riconosciuto fioriture inattese anche in alcune persone a cui voglio bene. Forse quando si abbraccia l’anima, vengono poste sul proprio cammino persone “altrettanto d’anima”, si cresce insieme, si osserva la bellezza fuori come riflesso di quella dentro, e tutto procede come si avrebbe immaginato, ma come forse non si avrebbe mai creduto davvero possibile. Si tratta di quel tipo di indipendenza che non è nata dalla forza, dall’attrito, ma dalla temperanza, dalla calma di un cuore che osserva ciò che è e ciò che ha, e sceglie consapevolmente di farne qualcosa di più buono ogni giorno, nel pieno amore per tutte e tutti. Davvero tutte e tutti. 
È stato il secondo anno profondamente benedetto – nonostante le perdite e il vuoto che alcuni addii hanno lasciato – che spero e credo ne preceda una lunga serie. L’autunno è arrivato – o almeno vogliamo crederlo e aiutare con il contributo del nostro minuscolo potere a far sì che avvenga – e non sto nella pelle pensando che, forse, a breve sorseggerò il mio cento per cento arabica dalla finestra che dà sul nuovo, amato e meritato, orizzonte naturale...

Lì, è ancora tutto da progettare. Per adesso ci prendiamo cura di un melo stanco ma desideroso di tornare in piena salute, dato che ha discretamente fruttificato, e il sambuco ci ha sorpreso soffocato dalle piante infestanti da cui lo abbiamo liberato. Del cipresso purtroppo non conosciamo la sorte, lo abbiamo incontrato già troppo malato, in tempo, forse, per un ultimo saluto. 

Tutto il resto, è da conoscere, da imparare e... da scrivere.


Crediti fotografia: Pinterest di artista ignoto/a.

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