Come ogni fine estate, giunge spontaneamente la necessità di
fare il punto, non perché sia necessario, ma quando l’anima vive appieno
la sua natura, ogni aspetto dell’esistenza muta, consegnandoci alla vita che meritiamo
nel senso più spirituale del termine.
Abituata a credere che a un certo punto avrei dovuto “scegliere”,
soprattutto a causa delle voci attorno, che spesse volte tentarono di
spingermi a occupare spazi che nella vita di molte e molti sono considerati obbligatori;
non ho purtuttavia smesso di nutrire e celebrare solamente ciò che per me era essenziale, ottenendo risultati in tutto e con le sole forze della famiglia
che assieme a mio marito compongo. E con tutto, intendo tutto: non c’è ambito che
non respiri, che non viva l’incanto a pieni polmoni. Non si contano coloro che
cercarono di convincermi che presto o tardi avrei dovuto assecondare modelli
che il sistema in cui viviamo impone: lavora tutto l’anno per goderti due
settimane di vacanze alla fine, e poi ricomincia a servire il dio che qualcun
altro ha scelto per te, consegnandogli ciò che di più prezioso possiedi, il
tempo. Senza diventare una donna di quel tipo, non avrei potuto
“realizzarmi” o “sistemarmi” – che parole orribili, come già Michela Murgia le
definì… – né sposarmi e men che meno investire nella casa dei sogni. E ora che
stringo tra le mani l’oro fluido che mi ha restituito il non cedere alla paura che quelle voci
insinuavano – alcune provenienti persino da me stessa! – quasi smetto di
stringere, lascio che scivoli sulle braccia, fino alle dita, che goccioli liquido giù giù, sulla terra sotto ai miei piedi, perché è tanto; e se a piene mani ho ricevuto, a piene mani voglio
e vorrò sempre dare. Senza paura che l’incanto finisca, senza esserne gelosa,
senza sentirmene l’assoluta proprietaria. Perché tutto quanto proviene dalla
fonte di gioia cui l’anima attinge, e davanti a quella fonte zampillante, la
mia felicità non è che uno zampillo che ad essa, alla fine, si ricongiungerà in
mille bollicine scintillanti.
Manca poco, ormai. Il nido – che per una
sincronicità del destino è diventato un po’ più grande e ambizioso di quanto
pensassimo, dato che ciò che non ci aspettavamo ci è piovuto addosso come una
pioggia di stelle – è quasi pronto. E mentre osservo le macerie, perché tutto
sta venendo fatto a seconda delle nostre scelte, non riesco a credere che fra
pochissimi mesi, forse meno, gli interni saranno pronti, con tutti i dettagli
che abbiamo curato così minuziosamente e per cui abbiamo combattuto per quasi
un anno. E anche se per il tuffo in piscina manca ancora molto, dato che la
stagione dei bagni si sta concludendo, già oso immaginare la meraviglia che
attende la prossima estate…! Meraviglia che – bene attenzione – non è stata
regalata da nessuno, e anzi abbiamo trovato noi il modo di aiutare qualcun
altro e di questo siamo stati ripagati nella forma della gioia.
Mentre papà
vive l’ennesimo acciacco, che questa volta ci ha spaventato più di quello
precedente, e mentre situazioni che non possono essere cambiate vanno comunque
gestite in punta di piedi, ogni giorno mi rendo un po’ più conto di quanto
la vita cambi radicalmente quando ti rendi conto che, ormai, l’adulto
sei tu, e non c’è luogo a cui tornare se non quello che si sta creando con i
propri sforzi.
Ne sono passate di acque, ne abbiamo subiti di giudizi, e alla
fine, facendo come piace a noi e annullando l'influenza di chiunque credesse di conoscerci e in realtà della nostra verità quotidiana non sapeva niente, siamo sbocciati e non nascondo di aver
riconosciuto fioriture inattese anche in alcune persone a cui voglio bene.
Forse quando si abbraccia l’anima, vengono poste sul proprio cammino persone “altrettanto
d’anima”, si cresce insieme, si osserva la bellezza fuori come riflesso di quella dentro, e tutto procede come si avrebbe immaginato, ma
come forse non si avrebbe mai creduto davvero possibile. Si tratta di quel tipo
di indipendenza che non è nata dalla forza, dall’attrito, ma dalla temperanza,
dalla calma di un cuore che osserva ciò che è e ciò che ha, e sceglie
consapevolmente di farne qualcosa di più buono ogni giorno, nel pieno amore per
tutte e tutti. Davvero tutte e tutti.
È stato il secondo anno profondamente
benedetto – nonostante le perdite e il vuoto che alcuni addii hanno lasciato –
che spero e credo ne preceda una lunga serie. L’autunno è arrivato – o almeno
vogliamo crederlo e aiutare con il contributo del nostro minuscolo potere a far
sì che avvenga – e non sto nella pelle pensando che, forse, a breve sorseggerò
il mio cento per cento arabica dalla finestra che dà sul nuovo, amato e
meritato, orizzonte naturale...
Lì, è ancora tutto da progettare. Per adesso ci prendiamo cura di un melo stanco ma desideroso di tornare in piena salute, dato che ha discretamente fruttificato, e il sambuco ci ha sorpreso soffocato dalle piante infestanti da cui lo abbiamo liberato. Del cipresso purtroppo non conosciamo la sorte, lo abbiamo incontrato già troppo malato, in tempo, forse, per un ultimo saluto.
Tutto il resto, è da conoscere, da imparare e... da scrivere.
Crediti fotografia: Pinterest di artista ignoto/a.
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