Un calendario, era il libro che conteneva notizie astronomiche, agrarie e religiose di ciascun mese e indicava il numero dei suoi giorni, la lunghezza del giorno e della notte, il segno dello zodiaco attraverso il quale passava il sole, le varie operazioni agrarie da compiersi nel mese, la deità sotto la cui protezione era posto il mese e le varie feste religiose che cadevano in esso. Etimologicamente, Calendàrio, latino “calendàrium” deriva da calènde, da “cal-àre”, gr. Kalèin, (ted. Halon, hellan) dal significato di “chiamare”, convocare, che trae dalla radice kal, “emettere suono”, che è nel sanscrito kal-as, “che suona cupamente o debolmente” o come sostituto di “suono sordo” o debole, gorgheggio degli uccelli – come se, essi, creature psicopompe, scandissero il tempo… – ronzio degli insetti, kal-i-tium “risuonare”, nel lett. Kal-ot “ciarlare”, e anche nel latino “cla-màre”, “gridare” (cfr. “Clamore”). Burnouf spiega altresì il legame con il sanscrito kàla, “tempo” – da kalayami, andare, percorrere e anche “misurare il tempo” – e anta, che significa termine, “limite”, quasi kalanta. La tradizione calendaristica affonda le sue radici nei latini – pare che i greci non scandissero il tempo avvalendosi delle calende – da ciò nacque il detto romano “Ad graecas calendas” ovvero “alle calende greche”, per significare qualcosa che non si sarebbe verificato mai, in nessuno tempo. Tratto da Pianigiani, Ottorino. Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana. Forgotten Books, 2018, p. 213.
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Testo di Claudia Rosaspina Simone. Tutti i diritti riservati.
Crediti illustrazione: Pinterest di artista ignoto/a

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