Gli anglosassoni iniziavano l’anno l’ottava calende di gennaio – il 25 dicembre – quando i cristiani celebrano la nascita del Signore (1). Quella stessa notte, tra il 24 e il 25 dicembre, ritenuta tanto sacra, essi usavano chiamarla con la parola pagana “Modranecht” (1), cioè “Notte delle Madri”, a causa – così sospetta Beda il Venerabile (VIII secolo) – delle cerimonie che (gli anglosassoni) compivano in quella notte...
Nella versione latina consultata e comparata con quella sopra citata, Beda scrive nello specifico: “Modranicht, id est, matrum noctem, appellabant, ob causam, ut suspicamur, ceremoniarum quas in ea pervigiles agebant”, tradotto “Modranicht, cioè la Notte delle Madri, così chiamata, noi sospettiamo, per le cerimonie che i vigilanti vi celebravano” (2). Mi ha colpita ragionare sulla traduzione letteraria di “pervigiles agebant”, ritenendo che i vigilanti fossero non solo coloro che festeggiavano la vigilia, bensì coloro che vigilavano nel senso proprio di “stare “stare svegli”, da cui, forse, le espressioni legate anche al Capodanno, il cosiddetto “veglione”; erano dunque coloro che vegliavano – diversamente da quelli che dormivano – a conoscere, praticare, e onorare riti segreti di quella gelida vecchia, gelida notte...
In “Dictionary of Northern Mythology” del medievista Rudolf Simek (3) – punto di riferimento per lo studio del mondo nordico antico – compare invece in quanto festività germanica legata al sacrificio, inerente al culto delle madri/matrone. Qui, la ricorrenza viene accostata anche ad altre tradizioni della Scandinavia medievale quale il Dísablót, da Disir, che al singolare, Dís, in antico norreno significa dea, sorella o donna di nobile rango (4), e blot , che significa sangue, con tutta probabilità legato al sangue delle madri, al lignaggio, invero alle antenate.
Diverse saghe, alcuni poemi e molte kenningar accennano alle Dísir. Tali figure sembrerebbero essere principalmente legate alla fecondità (4). Gianna Chiesa Isnardi riferisce che in una fonte si allude al fatto che i riti in loro onore avevano luogo nelle notti d'inverno, “vetrnaetr” (5), e avevano lo scopo di proteggere la stirpe. Una ipotesi (personale e soggetta a errore) che è possibile fare è che tali notti fossero dopotutto assimilabili alla lunghe notti del tempo del Solstizio – anche se gli studi attribuiscono la ricorrenza norrena al mese di ottobre che, con novembre, è in effetti il tempo dei sacrifici. Si voglia o meno, nella Modranicht di Beda, scorgere le Dísir, niente meno la personificazione delle anime delle donne morte legate a vincoli familiari (4), la loro funzione è molto simile a quella della Matronae e, in generale, dei geni tutelari della casa e della stirpe che anche i romani hanno ereditato dalle culture preesistenti. Isnardi definisce la Sippe – ovvero il concetto di tutela e crescita della stirpe – di spiriti protettori nella quale le Dísir sono coinvolte, come una confraternita femminile di spiriti tutelari (5) in relazione soprattutto al sostantivo singolare dís, che significa “sorella”. Le Dísir sono infine dee preposte al destino degli uomini e, similmente alle Valchirie, hanno il potere di scegliere chi dovrà morire (4).
Al di là di queste attribuzioni, rimane il fatto che secondo questa tradizione femminile antica la notte santa del 24 Dicembre è la Notte delle Madri, sulla quale non sappiamo molto, ma molto è possibile intuire.
In Boemia viene ancora ricordata come la “Mutternacht” (6), forse retaggio di una usanza preindoeuropea, ossia prima che le originarie madri dell'Europa Antica venissero sovrapposte od addirittura sostituite dalle dee dei pantheon portati dai popoli indoeuropei e, successivamente, nascoste nel culto delle Madonne cristiane generalmente titolate al latte, alle fonti o alla neve, che altro non sono che il volto più prossimo a noi delle antiche madri e si configurano nella natività della notte santa. Originariamente vicina al tempo del Solstizio d'Inverno, che rappresentava il momento in cui incominciava il nuovo anno del ciclo dei cacciatori-raccoglitori, ovvero il momento in cui le giornate tornavano a farsi più lunghe, per gli anglosassoni e i norreni, la ricorrenza rimase particolarmente importante anche dopo l'avvento dell'agricoltura, divenendo nota come Modranacht, la Notte delle Madri (22).
Sulla didascalia di una ara dedicata alle Matronae – coloro che, con tutta probabilità, stanno agli albori di questa festa – databile intorno al I sec. d.C.; presso il Museo della Canonica di Novara, si trova conferma di ciò che, negli ultimi anni di studi, ho compreso e approfondito, trovando lì come in altri Musei e pievi che ospitano testimonianze del culto delle Matronae, un meraviglioso riflesso delle mie intuizioni: “l’iscrizione accomuna Diana (e, di conseguenza, Santa Lucia, dato che la fanciulla di luce nell'inverno, potrebbe essere una continuazione del culto di Artemide/Diana) alle Matronae, caratteristiche divinità silvestri alle quali è attribuita una origine celtica: questa compresenza, non esclude che sotto il nome di Diana si celasse altresì una divinità locale, anch’essa legata all’ambiente rurale e boschivo, che i romani inserirono nel loro pantheon ufficiale dopo averla assimilata a Diana(8)”, che nell'immaginario fiabesco dolomitico, fra l'altro, rivive come “stella” portatrice di luce.
Bibliografia
(1) Bede. The Reckoning of Time. Translated, with introduction, notes, and commentary by Faith Wallis, Liverpool University Press, 1999, p. 53. Cfr: Frazer, James G. Il ramo d’oro: Studio sulla magia e la religione. Edizioni Bollati Boringhieri, 2016, p. 431.
(2) Beda Venerabilis. De Temporum Ratione. Patrologia Latina, vol. 90, col. 293–578D, edited by J.-P. Migne, 1862. Documenta Catholica Omnia, p. 356, cap. XV “De mensibus Anglorum”.
(3) Simek, Rudolf. Dictionary of northern mythology, D.S. Brewer, 1996.
(4)Emanuele, Claudia. Le divinità femminili del pantheon nordico. Edizioni La Zisa, pp. 69–71.
(5) Chiesa Isnardi, Gianna. I miti nordici. Longanesi, 2011, p. 301. Cit. in voce 4.
(6) Francia, Luisa. Le tredici lune. A cura di Luciana Percovich, Casa Editrice Le Civette di Venexia, 2011. Le Civette – I saggi, capp. 1–3.
(7) Cattabiani, Alfredo. Calendario: Le Feste, i Miti, le Leggende e i Riti dell’Anno. Oscar Saggi Mondadori, pp. 102–109.
(8) Didascalia presso Musei della Canonica del Duomo di Novara. Cit. in Simone, Claudia Rosa. Il culto delle Matronae. 3 June 2024.
Approfondimenti
Simone, Claudia Rosa. Il Culto delle Matronae. 3 giugno 2024.
Simone, Claudia Rosa. Gli Antichi Mesi dell’Anno. 29 settembre 2025.
Diritti
Testo di Claudia Rosa Simone. Tutti i diritti riservati.
Crediti fotografia: Pinterest, di artista ignoto/a.

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