Da Frigg, Freya a Herta. Studio sulla Regina Lucente dei Vani e degli Asi e sulla antica Madre Germanica
tutti i destini,
sebbene lei stessa non lo dica”.
P. Scardigli, Il Canzoniere Eddico, Garzanti, Milano p. 71

Oltre la nebbia che avvolge la figura
della misteriosa dea Frigg, si nasconde uno dei volti della Dama
Bianca, nonché una Grande Madre preindoeuropea germanica, dall'aspetto ab origine triplice, portatrice di luce, veggente e possedente la sacra arte femminile della filatura. Nella mitologia patriarcale a disposizione su Frigg, dea suprema e madre di tutti gli dei (1 p. 24), è presentata come la causa della morte del suo stesso figlio, niente meno che il mitico
dio norreno della luce Baldr (2, pp. 711 - 712); moglie del re degli dei, come tipicamente accade per molte dee, Frigg è in realtà di gran lunga antecedente alla narrazione eddica, dove della dea appare solo una superficie, niente meno che quella di moglie e consigliera di Odino, al quale quale peraltro non è sottomessa ma con lui condivide il trono. Del resto, come altre, con l'avvento del cristianesimo anche Frigg sarebbe stata sostituita da Maria, la Madonna, dove il più celebre sincretismo è quello di Iside col bambino, con la quale peraltro condivide una affinità celeste.
In Islanda, Frigg veniva associata al pianeta Venere, che era chiamato “Stella di Frigg”, Friggjarstjarna (1 p. 57), il ché fa sì che la si annoveri tra quel corredo di dee, come Iside Sopedet e Stella Maris (sulla quale potete leggere la relativa ricerca intitolata Iside Stella Maris e Astarte, La Madonna della Stella e le Origini delle dee celesti dei miracoli) che appartengono alla schiera celeste di epifania e miracolo. D'altra parte, Frigg è affine a figure folcloriche germaniche che possiedono l'attributo della luce, vive ancora oggi nella nostra Befana italica, come Frau
Holle e Madre Hulda(3) – così conosciuta per lo più in territorio
nordico e germanico – e la Berchta o Berta(3), nota con questo nome nelle Alpi e in area linguistica bavarese. Nel complesso, queste dee filatrici delle stagioni, sono assimilabili alle Matres/Matronae delle Gallie(3) che nei luoghi dove i celti e i romani le hanno venerate, hanno finito per abitare pievi e città, nascoste oltre il velo delle Madonnine della Neve, del Latte e della campagna, nondimeno le possibili eredi del culto della Matrona di origine anglosassone, che si presuppone venisse commemorato nelle “Notti d’Inverno”, Vetrnaetr (1 p. 69), che in “Dictionary of Northern Mythology” del medievista Rudolf Simek –
punto di riferimento per lo studio del mondo nordico antico – è ricordata in quanto festività germanica legata al sangue, al sacrificio, alla stirpe (4), Sippe (1 p. 69). L'autore accosta la ricorrenza ad altre tradizioni della Scandinavia
medievale quale il Dísablót; da Disir, che al singolare, Dís,
in antico norreno significa dea, sorella o donna di nobile rango (1), e blot,
che significa sangue, con tutta probabilità legato al sangue delle madri, al
lignaggio, invero alle antenate. Le Dísir, affini a Norne e Valchirie in quanto tutrici del destino, non sono distanti dalle ancelle di Frigg e appaiono, silenziose, nell'appellativo della dea Freyja Vanadís... Gianna Chiesa Isnardi allude altresì al fatto che fosse proprio in quelle lunghe notti (che lei individua in ottobre, ma che ad oggi il dibattito ritiene possibile che cadessero nei Dodici Giorni di Natale) che i sacrifici per queste dee avvenivano (5), in concomitanza, si suppone, con l'apparizione della Stella di Epifania che conclude il ciclo delle magiche notti...
D’altra parte la grande antenata delle notti d’inverno è
riconducibile alla Befana italica, anche detta Fata Piumetta(3), e
condivide molto del suo corredo con Frigg e personaggi fiabeschi come quello di Cenerentola dove peraltro, fa la sua misteriosa comparsa... A tal proposito, si cita una piccola curiosità: la fidata ancella di Frigg, Fulla, reca la cassa della dea e “custodisce le sue calzature” (17 p. 84): nella filastrocca che tutti conosciamo sulla Befana, in effetti – alla quale, in un’altra ricerca, consultabile qui ho accostato anche Cenerentola per via del topos della scarpetta – le sue “scarpe tutte rotte” e la tipica calza potrebbero quindi avere una antica dietrologia nel mito nordico...
Ma la antica dea alla quale più recentemente le radici delle
madri dell’inverno sono state attribuite, s'intende anche la stessa Frigg, è la dea germanica della terra Nerthus
o Hertha (3, cfr: 6). Tacito, nella sua Germania ricorda come fosse la venerazione della madre-terra “Nertho” (7) (nelle saghe di epoca vichinga scomparsa nel culto del dio Njǫrðr (1 p. 13)) un comune denominatore fra le tribù germaniche, tra cui Longobardi e Angli: in onore del transito del suo carro, v'era l'obbligo di deporre le armi, il ché curiosamente ricorda le usanze legate alla dea sabina Vacuna e i Vacunalia, niente meno che le processioni per la Madonna della Neve e del Gelo che, tutt'oggi, avvengono alla fine dell'estate. D'altra parte il culto di Freyja prevedeva il sacrificio di tori (1 p. 17) e c'è quindi la presenza di una dea legata al nutrimento, al latte vaccino, al sembiante boomorfo che è filo conduttore tra Matronae, Freyja, Iside e quindi la famigerata Dea Bianca del nutrimento venerata dalla Grecia alla Britannia... Il sincretismo può essere approfondito leggendo la ricerca intitolata La Madre di Agosto, della Neve e del Gelo dalle Dolomiti all'Appennino e Lughnasadh, Agosto e Le Dee del biondo raccolto. Il collegamento tra Nertho/Frigg (e Freya) rimane altresì un dato di fatto per molti studiosi e studiose...
Regina degli Aesir è infatti Freyja, ora chiamata
Frigga, che significa “la Frigia” (8).
La Frigia è la regione montagnosa interna della Turchia
nordoccidentale, dove era venerata Cibele (8).
La Frigia è dunque sia l'epiteto attribuito a Cibele quando
viene importata a Nord – a ricordarne la provenienza – ed è il nome che si
sovrappone facilmente a “Freyja”.
La parola Frigia ha a sua volta origine, probabilmente, nel
termine sanscrito prija (8), che significa amore.
Tacito riferisce che la tribù degli Aestii – dei
della lontana As-gard, da As o Assua, in latino Asia, che ab origine era
l'Anatolia, nonché matria di Freya come degli altri dei germani, l'attuale Turchia od antica Troia, portati
lassù con le ondate di popoli indoeuropei circolati dalle parti del Mar Nero
che hanno sfiorato questa “terra di mezzo”– riveriva la dea Cibele come
Madre di tutte le divinità (8): è innegabile dunque il legame tra il
pantheon dell'Edda e la penisola anatolica ed è forse da questa “uscita”
che deriva il fatto che Frigg e Freya fossero, tutto sommato, state assimilate in
una stessa Dea.
Alcuni studiosi, identificarono nei Vani, di cui Freyja è regina, i popoli
autoctoni e pacifici preesistenti nell'area norrena e germanica nel Neolitico,
e negli Asi, di cui la dea sarà altrettanto Signora in quanto insegnerà loro la magia, un popolo indoeuropeo bellicoso (9), tuttavia, secondo Dumézil e
altri il pantheon germanico sarebbe da considerarsi un corpo unico che avrebbe
radici indoeuropee, ossia portato da coloro che sarebbero diventati i Germani(10)...
Al di là del dibattito filologico, su tale scissione dei
due pantheon, sembra esserci ancora oscurità anche se altre studiose convergono nell'idea che “il sovrapporsi degli Asi ai Vani – e, di conseguenza,
di Frigg a Freya (8) – sia forse l’indizio del sovrapporsi d’una cultura e d’una
religione nuova sull’antica, quella degli indoeuropei su quella della popolazione
di sostrato” (1 p. 16, cfr: 5).
Ab origine, Frigg e Freya potrebbero quindi aver incarnato una triplice
Dea dei Vani, insieme a Skadi (11), ricordando la trinità lunare che
secondo la celebre egittologa Margaret Murray sarebbe stata il perno delle origini e
dell'avvicendarsi dell'intera vecchia religione (12) oggi ripresa (e confusa)
con alcuni rami del neopaganesimo e con la Wicca.
Forse solo in seguito alla presunta “scissione” Frigg e
Freya si sarebbero sviluppate come due entità separate, per poi tendere
comunque ad unirsi per le loro similitudini di corredo e simboliche: personalmente, ho sempre percepito la natura di Frigg come più celeste, rispetto a quella di una Freyja maggiormante ctonia, ma qui si entra nella sfera dell'intuito e della percezione...
Nonostante nella Saga dei Nibelunghi Freya diventi, come Frigg, moglie di
Odino, e i suoi racconti di magia e di selve si inaspriscano nel carcere della
vita confinata a moglie traditrice e madre dell'eroe Balder, conserva altresì la sua
natura di dea-uccello preistorica, infatti è vestita di piume d'airone e mantiene la “Brisingamen” di Freyja, la collana d'oro a cui Odino anela, che passerà tutto il
tempo a cercare tentando di superare la dea – invano – con l’ausilio della magia
(8, p.194).
Si dice che Frigg fece giurare al fuoco, all'acqua, al
ferro e a tutti i metalli, alle pietre e alla terra alle malattie e ai veleni
e a tutti i quadrupedi, uccelli e animali che strisciano di non fare del male
a Baldr in alcun caso, tuttavia lasciò impunita una sola piccola
piantina poiché le fece tenerezza tanto era giovane, il vischio (2 pp. 710 - 711) che,
come discusso nella ricerca intitolata La Dama Bianca, L'Antico Culto della Luce e Le Vere Origini del Natale e dell'Epifania,
era una pianta sacra, panacea divina “sanatutto”(2), tipica del periodo
dei fuochi di Yule, nonché legata alle Dodici Notti (13) e alla Dama Bianca così alle dee di cui si ha tessuto sopra.
Fu a causa di questo “errore” della Dea, che Baldr venne
ucciso dal fratello Loki, che scoprì la sua debolezza e la sfruttò a suo vantaggio
(2, pp. 710 - 711), anche se un altro testimonio rivela che “la Dea Frigg, che ordina il cordoglio generale per Balder,
rivela così facendo di essere responsabile della sua morte. In realtà, essa era
Nanna, la sposa di Balder, sedotta dal suo rivale Höðr; ma al pari dei
sacerdoti egizi di Iside gli scaldi norreni hanno modificato la storia nell’interesse
della rettitudine coniugale…” (14 p. 365).
Al di là degli attributi coniugali di una dea, c'è infatti molto altro: nella fattispecie, Frigg conosce ogni cosa, così come il destino di tutti gli uomini, anche se probabilmente era tanto umile da non saperlo (15). In effetti condivide ancora con il suo doppio Freya il dono della veggenza. Ciò si collega a uno degli appellativi di Freyja, il norreno “Heiðr”, anglicizzato Heith dal significato di “splendente” (16) che appare nella Voluspá, la “Profezia della Veggente” contenuta nel Codex
Regius del 1270, attribuito a Gullveig (Heiði), che lo studioso Karl Müllenhoff ritiene celare Freyja stessa, colei che è custode della magia. Nell'Edda è “Freya Vanadis” (17 p. 85), regina madre dei Vanir e in seguito degli Aesir, ai quali – e,
forse, da ciò deriva la sua assimilazione alla veggente – insegnerà l'arte della stregoneria (1 p. 16).
Presso tribù germaniche diverse, Freyja venne chiamata Mardöll,“splendore del mare” (1 p. 16, Cfr: 17), ma anche Horn (11) – lino , in relazione al suo attributo di filatrice – Gefjon, che significa “datrice” o “donatrice” e Sýr, quest'ultimo omofono del sostantivo che designa la scrofa (8) e, forse, verosimile per ragioni morfologiche alla Dea Syria (8), con tutta probabilità in relazione alla sua uscita asiatica, del resto assimilabile in quanto dea dell’amore e datrice di vita al femminile “sirenico” dell’antica Asia che ha generato anche Afrodite (Cfr:9 pp. 266 - 267), nient'altri che un volto di Syria la quale, con tutta probabilità, è frutto della metamorfosi della Grande Signora degli Animali mesopotamica.
Freyja, il cui nome è utilizzato come sinonimo di “signora”, va per la foresta trainando un carro con gatti
neri come la notte oscura, caccia con il falco e raccoglie
il miele, danza con fate ed elfi e alle donne che si rivolgono a lei. le
volve, insegna il Seydur – che detiene – ovvero il canto magico e profetico che dà accesso alla conoscenza del futuro (8 p. 193).
Ella, come Frigga, possiede infatti una “vista altra” – in questo simile
a Lucia, la portatrice di Luce di
cui si trovarono iscrizioni al sud Italia già tra la fine del IV sec. e l'inizio
del V secolo, ma di dibattute dietrologie nordiche,
identicamente a Lucina: sia Frigg/Freyja che Lucina sono infatti protettrici
delle partorienti, e quindi levatrici, le Dee che portano alla luce, “madri di madri” connesse altresì a un doppio oscuro, alla morte che chi è datrice di vita come Freyja conosce benissimo, come controparte della vita di cui è fecondatrice (Gefn, (8)).
Questa opulenza, ben tesse Freyja a Frigg: Frigg possiede infatti da tre (1 p. 25) a nove ancelle(8 pp. 194 - 195), simili nel loro ruolo alle
sacerdotesse di Brigit e Cerridwen (ibid.) . Tra queste, la più degna di nota si
chiama “Fulla” (1 p. 25, cfr: 18 p. 216), dalla parola norrena “fullr”, che significa pieno (ibid.),
infatti tiene la cornucopia in braccio, riceve le preghiere che poi inoltra a Frigga, dispensatrice di pienezza e doni.
La seconda è Gna, la veloce messaggera sul destriero Hofvarpnir,
la terza è Eira, l'esperta di erbe; Hlin, invocata nei pericoli; Syn,
che protegge e fa giustizia sulle accuse illecite; Sjofia, che fa
nascere l'amore
tra gli umani e Lofn, che cura le ferite. Poi c’è Var,
garante di voti e promesse, vendicatrice di traditori e Gefjon, che si
prende cura delle donne che vogliono stare sole(8, pp.194-195).
Frigg/Freya è quindi una dea della pienezza, dei doni
dell'abbondanza, e porta infatti una coroncina d'oro intorno al capo, altra affinità con Lucia, incoronata di candele e quindi di luce, come la
serpicina domestica che le è attribuita (poiché Lucia altri non è che un
volto della Dama Bianca) che visita le case nelle Dodici Notti indossando
una coroncina splendente(19).
In riferimento alla dea norrena, l'oro – che anima il mito sia di Frigga che di Freyja – veniva definito “nastro
di Fulla” (1 p. 25): è incredibile notare che in ogni fiaba o leggenda sulla Dama Bianca,
Frau Holle, è indicativa la sua capacità di trasformare la
paglia in oro, nonché di filare l'oro, attributo che, per essere precise, le accomuna a Brunilde – valchiria che, altrove, ho già definito “stella che arde” in cima a una dimora inaccessibile, simile al Fensalir di Frigg – la quale nella Volsunga Saga è colta in una delle sue arti più memorabili, quella di ricamare un tessuto d'oro (20).
Le ancelle di Frigg sono dunque affini, come già accennato, alle Dísir e alle Valchirie, e ancora
alle Nornir, anch'esse detentrici del destino degli uomini ai piedi di Yggdrasill,
l’albero cosmico della mitologia norrena le cui radici non devono mai seccare, compito che le Tre svolgono irrorandolo costantemente con acqua e argilla.
Come visto, Freya era anche una signora della magia, della
stregoneria ma anche della guerra, le Valchirie (coloro che scelgono i morti sul campo (21)) erano probabilmente le sue sacerdotesse (11) dato che a lei appartiene la metà dei morti in battaglia rispetto a Odino (1 p. 16), e
possedeva le chiavi del regno di sotto, essendo (Frigg/Freyja) una dea della Terra e dell'Acqua al contempo.
Anche Perchta (che abbiamo visto essere assimilabile a
Frigg/Freya con le quali condivide l'originaria appartenenza a Nertho già citata in Tacito) è madre del mondo altrove, a cui possiede accesso. La runa Perth (22),
che etimologicamente è legata a Perchta ha la forma di una porta, un portale di
cui sia Perchta che Frigg sono custodi.
Non solo, Freyja, in quanto possiede anche l'attributo della guerra è la Dea alla quale ogni donna che avesse
subito ingiusto tormento da parte di un uomo avrebbe potuto rivolgersi per
farsi giustizia: come la Perchta che, infatti, è la strega che fa giustizia di
ubriaconi e violenti e si cura delle donne sole e indipendenti (19).
Frigg è quindi una abile filatrice del destino, una fata
madrina alla quale sono riconducibili tutte le fiabe nordiche e germaniche dove
vi sia un fuso magico, la Dama Bianca che accresce l'oro e dona abbondanza a
deboli e indifesi, ma anche la caotica Perchta che spazza via con la sua famigerata
marcia di animali selvaggi e creature incantate tutto ciò che non rispetta
l'equilibrio naturale delle cose, portando giustizia.
Un altro appellativo, tra quelli citati, che riconduce Frigg a Frau Holle o Perchta,
è gefn, che significa colei che elargisce doni (11). Frigg/Freyja è con
tutta probabilità una delle madri delle Dodici Notti, la Dama Bianca, Madre
Hulda, la Perchta, Santa Lucia o la Befana che porta i doni – l'oro, la
luce, la vista! – ma anche la temibile strega che presiede al regno degli
spiriti e dei morti, e quindi una maga potente capace di riprendersi ciò che
dona, se necessario. Forse è stata la scissione fra le due dee, a contribuire alla formazione di una dicotomia fra guerra e amore, ombra e luce, la quale ab origine nella Vecchia Religione non c'era, poiché la Grande Madre cangiava, con tutta probabilità, a seconda di ciò che era necessario e non era mai uguale a se stessa...
In quanto dea dei lavori domestici, simboli di Frigg sono come si intuisce il fuso e la rocca(11); ricoprendo, anche, il sacro ruolo della antenata neolitica custode del focolare al cui
servizio nella mitica dimora, nelle leggende di Frau Holle, giungono le
fanciulle a sbattere il piumone causando il fenomeno atmosferico della neve e
ricevendo doni di oro e abbondanza in cambio di gentilezza e lealtà, e nera
pece (il carbone), in cambio di presunzione e pochezza d'animo e volontà.
Il suo giorno è il venerdì: antico nordico “friadagr”,
danese, svedese e norvegese fredag, anglosassone frigedaeg,
antico alto tedesco friatag e neotedesco freitag(11).
Frigg è in definitiva anche la Madre suprema di tutti gli dei, la dea dell'amore per antonomasia, la sua meravigliosa dimora
celeste, il Fensalir – e anche la Befana che detiene il fuoco celeste vive in un altrove
mitico, da cui discende per far capolino nei caminetti una volta all'anno – si chiama Fensalir (17 p. 84),
che significa “sala delle profondità marine” (1 p. 23) o ancora “saloni dell'oceano” (11), (Cfr: 18). In questa casa, ella è moglie che vive sola – il ché richiama le mitiche isole femminili di foschia e incanto come Avalon o Pohjola – al servizio della sua vocazione di Dea, rappresentando tutte le donne indipendenti.
Si rifletta, ancora, sulla possibilità che le due dee norrene coesistessero in un unico corpus mitico, dove non può essere un caso che una (Frigg) abitasse il fondale marino e possedesse l'attributo di stella, quindi un legame celeste con le dee semite e asiatiche associate alle sirene e alle stelle, e l'altra (Freyja) fosse chiamata dalle tribù germaniche con ben due nomi che alludono allo splendore marino e alla dea asiatica delle sirene per antonomasia, Syria... Le origini sireniche delle due dee, per me, sono inequivocabili.
Frigg/Freyja fa parte di quello strascico di Madri le quali, famigeratamente, hanno molti nomi e al contempo nessuno appartiene loro. Freyja, d'altra parte, significa sia sposa che amata (11), detta Vanadís, dea dei Vani (1 p. 16), dove Vana- è il nome del clan/stirpe dei Vanir e Dís, in antico norreno significa dea, sorella o donna di nobile rango (1 p. 69), con probabile riferimento ad “amica”
o “antenata” (11), ma anche Vanabrúðr, sposa dei Vani (1 p. 16).
Gli animali si Freyja sono prolifici
e sensuali come le capre, il ginchiale o le cagne (5 p. 285) e va in battaglia sotto forma di falco (1 p. 17); le sono sacri la scrofa, il gatto, la rondine e il cuculo (11). Frigga è vestita di piume d'airone o di falco e possiede l'ariete, l'airone e il ragno (ibid.).
Questi ultimi possono essere considerati animali ctoni, legati alla veggenza e
al “mondo di sotto” di cui Frigg possiede le chiavi.
Nel Medioevo a Freya venivano dedicati anche dei canti detti mansongr o minnegesang (11), in tedesco, ma presto vennero aboliti e come accadde ai molti volti della Dama Bianca vennero sostituiti da canti dedicati alla Vergine Maria.
Ogni Madonna, ogni Madre cristiana giunta a noi, a cui sono titolati santuari, fonti o leggende, nasconde il volto di una dea pagana e della sua storia antica, che si perde nella notte dei tempi...
Pur se di notevole importanza nel pantheon nordico e ricca
di arcani significati, in effetti, di Frigg come di altre dee germaniche le testimonianze e gli scritti
sono davvero pochi.
Si spera, con questo testo, di averle restituito un po’ della
sua identità, svelando alcuni collegamenti chiarificatori, forse prima inaccessibili...
Bibliografia e Sitografia
(1) Le Divinità Femminili del Pantheon Nordico, Claudia
Emanuele, Edizioni La Zisa - Palermo, 2015
(2) Frazer, James G., Il Ramo d'Oro, studio sulla magia e la religione, Bollati Boringhieri editore Torino 2016
(3) La Dama Bianca, l'Antico Culto della Luce e le Vere Origini del Natale e dell'Epifania - Ricerca di Claudia Simone
(4) Simek Rudolf, Dictionary of northern mythology, D.S. Brewer, 1996
(5) Isnardi Chiesa Gianna, I miti nordici, Longanesi, Milano 2011
(6) Goddess Holle, In search of a Germanic goddess, Garden Stone, Usingen, Germany 2002 - 2011
(7) Tacito, La Germania, a cura di Luca Canali, Ed. Studio Tesi, 1991, Cap. 40.1 p. 53
(8) Oscure Madri Splendenti, le radici del sacro e delle religioni, Luciana Percovich, Venexia Edizioni, 2007, p. 189
(9) Gimbutas, M., Le Dee Viventi, Medusa, Milano 2005 pp. 260 - 261
(10) G. Dumézil, Gli dèi dei Germani, Adelphi, Milano 2011, p.29
(11) The Inner Mysteries, Stregoneria Progressiva e
Connessione con il Divino, Janet Farrar & Gavin Bone, Casa Editrice
Brigantia, Prefazione a cura di Phyllis Curott, 2013, pp. 229-230
(12) Murray A. Margaret, Le Streghe dell'Europa Occidentale, Edizioni della Terra di Mezzo, Milano 2012
(13) Le Dodici Notti d'Inverno - Ricerca di Claudia Simone per Strega in Rosa, 2022; Le Antiche Madri delle Dodici Notti - Ricerca di Claudia Simone per Strega in Rosa, 2022
(14) Graves, Robert, La Dea Bianca, Gli Adelphi, Milano 1992
(15) Scardigli, P., Il Canzoniere Eddico, Garzanti, Milano, p. 71
(16) Bellows, Handry Adams, The Poetic Edda, Evinity Publishing Inc, 2009, strofe 21 - 22, p. 10
(17) Edda, Snorri Sturluson, a cura di Giorgio Dolfini, Biblioteca Adeplhi 61, Ed. 2017, Gylfaginning Cap. 35 p. 84 e Note alla Gylfaginning, Cap. 35, N1. p. 174
(18) Gianna Chiesa Isnardi ne I Miti Nordici (Cfr:5) – forse sulla scia di Anton Edzardi, che nel 1882 propose una teoria secondo la quale Fensalir evocasse una qualche pratica antica legata alle sorgenti, Cfr:wikipedia.org - Fensalir – definì la dimora di Frigg/Freya come sale del mare- Nonostante ciò, etimologicamente Fensalir significa con tutta probabilità “saloni di palude”, da fen- (radice germanica per “terreno paludoso”) e -salir (plurale di salr, “sala da banchetto”). L’origine mitica di questo toponimo rimane incerta, forse legata a un racconto oggi perduto; Cfr: https://bifrost.it, ma non è da escludere la affinità con il tema ricorrente del lago nel folklore della germanica Frau Holle.
(19) Francia, Luisa, Le Tredici Lune, Collana Le Civette di Venexia, Roma 2011, pp. 17 - 40
(20) La Saga dei Volsunghi, Vidofinir 14, Milton Keynes UK Ingram Content Group UK Ltd. 2017, Capitoli XXIII - XXIV della Saga, pp. 54 - 55
(21) Etimologia, Walküre en.wiktionary.org
(22) Carmignani, Umberto; Bellini, Giovanna, Runemale, Il grande libro delle Rune, origine, storia, interpretazione, Edizioni L'Età dell'Acquario, Torino 2009 pp. 211 - 214
Diritti
Testo di Claudia Simone. Tutti i diritti riservati.
Crediti illustrazione: Pinterest di artista ignoto/a
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